Fulvio colini, allenatore del Pescara C5, ai nostri microfoni: “La squadra ha una buona base, possiamo fare bene. Ottimo lavoro negli anni passati, e quel 2011 rimane indimenticabile”.

Care amiche e cari amici del mondo del futsal, bentornati ad un nuovo appuntamento con le nostre interviste esclusive ai protagonisti della prossima Serie A, e questa settimana siamo andati in casa del Pescara, per parlare con uno dei maestri del nostro calcio a 5: Fulvio Colini.
L’allenatore si racconta, all’alba della quarta stagione sulla panchina dei pescaresi, parlando sia del passato che del futuro, giudicando anche il cambiamento del futsal e trovando spunti per migliorare ancora.

Partiamo con una domanda sul passato, e più precisamente sullo scudetto vinto 3 stagioni fa con il Pescara. Un dettaglio che spicca, è che questo è l’unico campionato, dove la sua squadra si è piazzata prima nella regular season e poi ha vinto i playoff. Eravate convinti da tutta la stagione di essere i più forti?

Noi abbiamo preparato la squadra, in tutti e tre gli anni, per competere per i titoli. Ogni anno siamo partiti tra le prime tre o quattro squadre, con la potenzialità di vincere il campionato e le coppe, e ogni anno abbiamo lavorato duro perchè questo potesse accadere. Quell’anno perdemmo Coppa Italia e Winter Cup, con un pizzico di sfortuna, e poi vincemmo lo scudetto, con un pizzico di fortuna. Quello che conta è che in tre competizioni disponibili arrivammo a tre finali, quindi eravamo sul pezzo ed fu questa la cosa importante. Poi la vittoria fu fantastica, perchè portammo a Pescara uno scudetto che la società non aveva mai vinto”. 

 

2015/2016 – 2016/2017, la sua squadra vince due volte la Coppa Italia, senza però arrivare allo scudetto. Nella stagione 15/16 battete l’Asti, vendicandovi della finale dell’anno prima, e nella stagione scorsa, invece, avete la meglio ai rigori contro la Luparense, che però si rifarà in finale scudetto. Ecco, ad una squadra che vince la Coppa Italia per due anni di fila, cos’è mancato per raggiungere anche lo scudetto? 

L’anno scorso perdemmo uno scudetto per un episodio che nemmeno dipese dal campo, e tutti si sono potuti rendere conto di quello che è successo, basti pensare alle 10 squalifiche. Quindi onestamente, sono un po’ restio a parlarne, anche perchè fu un brutto spot per questo sport. Però credo che in questi anni abbiamo fatto bene sul piano del gioco, ed un rendimento più alto di questo era difficile da tirare fuori.
Credo che battere l’Asti in quella finale sia stata una soddisfazione, perchè loro erano una grande squadra che poi ha vinto lo scudetto. Siamo stati anche fortunati a vincere ai rigori, ma questo è anche il bello del calcio che alterna situazioni ed episodi. L’importante, ripeto, è essere sempre li sul pezzo”. 

Ma veniamo a quest’anno, sicuramente rimanete una delle squadre favorite per il titolo, però il mercato ci ha anche detto che due giocatori, e che giocatori, come Ghiotti e Duarte hanno cambiato casacca, oltre ad altri pezzi della rosa. Acquisti ce ne sono stati, anche importanti, ma pensa che la rosa si sia indebolita o che ci sia una buona base su cui lavorare?

Direi che c’è sicuramente una buona base, poi dobbiamo constatare che quest’anno ci sono due squadre, Napoli e Acqua & Sapone, che hanno dei roster pazzeschi e che sono le strafavorite per la vittoria finale. Noi dovremo fare i conti con loro, ma anche con la Luparense e con il Kaos, che hanno ambizioni di quel genere. Noi però abbiamo sostituito i giocatori che sono partiti, con altri della stessa qualità e bravura. L’unico rimpianto è stato che il più forte giocatore d’Italia, Marco Canal, abbia subito 4 anni di squalifica per un inutile ed insignificante faccenda di doping, quando abbiamo visto tutti cosa è successo a Sara Errani e i suoi tortellini”. 

Il Pescara ritorna in Uefa Futsal Cup dopo un anno di assenza e dopo la bella esperienza in Final Four. C’è chi dice che è impossibile per un’italiana vincerla, ma lei sa bene che non è così. È davvero così difficile colmare il gap con le altre potenze europee? Se sì, cosa si può fare per accorciarlo?

Secondo me il Pescara è al livello delle grandi d’Europa, come società, e su questo non ci piove, non dico che sia superiore, ma quasi. Però poi sul campo, soprattutto i club spagnoli hanno una tradizione di giocatori importanti da far venire la pelle d’oca e dei capitali economici impressionanti. Basti pensare al Barcelllona e all’Inter Movistar che sono legati al Barcellona e al Real Madrid del calcio a 11. Colmare questo gap non è semplice, ma la strada è costruire realtà come Pescara, almeno 3 o 4 in Italia, e far capire ai giocatori che venendo nel nostro campionato possono ambire a sogni europei. Poi sia chiaro, non è facile togliere lo scettro a queste squadre, però ricordiamoci due anni fa, facemmo la semifinale contro l’Inter Movistar in casa loro e perdemmo 4-2, quindi si sta lavorando nel verso giusto”. 

Cosa ne pensa della gestione Montemurro? meglio o peggio della precedente? 

“La gestione Montemurro è due categorie superiore a quella precedente. Questo non vuol dire che sia esente da critiche costruttive e dagli errori, ma è una gestione volta al futuro che sta costruendo un’immagine importante per il calcio a 5, meno statica e più moderna.

Passando a quello che riguarda lei come allenatore, una domanda che sorge abbastanza spontanea è sul suo rapporto con Caputo che è uno dei suoi fedelissimi, che si porta in ogni squadra e con il quale insieme avete vinto tanti titoli. Che rapporto ha con lui e perché è così importante per lei? 

Caputo è un giocatore molto competitivo, molto grintoso, con un grandissimo senso di appartenenza alla squadra e allo spogliatoio. È un po’ come andare da Antonio Conte e chiedergli: ‘Avresti vinto lo scudetto senza Bonucci, Barzagli e Chiellini?’. Io credo di no, e lui era un tassello essenziale nelle mie squadre, perchè è un grandissimo difensore, a volte un po’ duro, ma anche gli altri sono duri con lui nei contrasti e nei blocchi, ed è spesso vittima di provocazioni. In oltre è anche un grande motivatore, oltre ad essere un uomo chiave per lo spogliatoio. Non ha i piedi buonissimi, come non li hanno nemmeno Barzagli e Chiellini. In ogni caso ogni squadra ha bisogno del suo veterano, che porti esperienza e decisione“.

Nel 2011 vince la storica coppa Uefa con il Montesilvano. Male in patria, dove non vince nulla, dominatore in Europa dove quasi senza problemi ribaltate tutti i pronostici. Sempre nel 2011 vince il premio come migliore allenatore al mondo, con il Futsal Awards. 
Possiamo dire che questa è la squadra più forte che ha mai allenato, e che questo è l’anno più bello della sua carriera da allenatore? quale giovane è cresciuto di più?

Bhe non possiamo proprio dire che fosse la più forte, perchè se non avessimo vinto la Champions, quella stagione si sarebbe considerata un fallimento, visto che come ha detto lei, non vincemmo nulla in Italia. Però eravamo sicuramente i più forti in Europa, e lo dimostrammo senza prendere nemmeno un gol su azione in tutta la competizione, cosa che non si vedrà mai più, credo.  C’è chi dice che in quella Champions non ci fossero le grandi, ma le grandi c’erano. Ricordiamoci la vittoria in Russia, a Mosca per 2-1 e contro il Benfica, campione in carica. Vincemmo quella coppa perchè trovammo un filo straordinario tra gli anziani e i giovanissimi, come Cuzzolino, Borruto, Mammarella… Riuscimmo a dare veramente spettacolo. Per quanto riguarda i giovani, abbiamo avuto la fortuna che il salto di qualità non lo fece uno solo o due, ma tutti. Basti pensare al fatto che molti di quei giocatori sono ancora nel circuito, che Mammarella è tra i primi tre portieri al mondo e che molti hanno vinto tanto anche a livello mondiale.“.

Per concludere questa intervista, lei è soprannominato lo Special One, e anche se non gradisce troppo questo appellativo, nel calcio a 5 italiano lei è un punto di riferimento per tutti gli allenatori alle prime armi e gli appassionati. Chi è Fulvio Colini e, quando smetterà di allenare, come vorrebbe essere ricordato? 

Oddio, a me non piace essere ricordato, nel senso che parto sempre ogni stagione senza titoli, pronto per conquistarmeli sul campo. Sicuramente mi piacerebbe allenare ancora a lungo e poi il sogno nel cassetto sarebbe di aprire una scuola di Futsal e poter lavorare con i ragazzi, poichè a me piace molto curare la parte tecnico-tattica dei giocatori, anche di quelli più navigati”. 

Si ringrazia Fulvio Colini per la disponibilità.

 

 

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Nato nel 96' nella città "Superba per uomini e per mura" il destino mi ha concesso di innamorarmi del calcio, e quindi del Genoa. Grande appassionato di sport in generale, studio Giurisprudenza all'università di Genova e provo a raccontare il calcio, una parola alla volta, un'emozione dopo l'altra.