La FIGC si sta mobilitando per la creazione di un fondo “salva calcio” in grado di aiutare economicamente le società. Approfondiamo anche il capitolo stipendi e campionati

La FICG segue nuove strade per tutelare le squadre di Serie A che stanno affrontando, come tutti, un periodo di fortissima difficoltà. Il diktat del presidente Gravina si può riassumere in tre punti essenziali: fondi, stipendi e ripresa.

Le scelte della Figc per salvare il calcio

L’ipotesi che sembra prendere piede è quella di un fondo “salva calcio” che riassume i principi che già avevamo enunciato precedentemente.

Proviamo a spiegarci meglio, le società sono titolari di un diritto di autore, l’evento sportivo è un prodotto sul quale si scommette, quindi si chiede l’1% della quota annua che servirà per finanziare il fondo.

La federazione sarà la promotrice e la finanziatrice di questo progetto che però prima deve essere approvato dal Governo. Una manovra intelligente ed astuta che richiama il sistema francese, dove viene già utilizzato questo strumento.

Pure la ricchissima NBA sta seguendo le orme della federcalcio, chiedendo lo stesso fondo. Un paracadute che potrebbe aiutare molte società, dalla A alla D, tutte potrebbero usufruire del fondo.

Bisognerebbe capire da dove verrà sottratta questa piccola percentuale.

Il settore del betting nel 2019 ha totalizzato 10,4 miliardi di euro solo dalle scommesse calcistiche, questo testimonierebbe l’enorme potenziale di reddito che ridotto all’1% garantirebbe 104 milioni di euro per il fondo della FIGC.

Inoltre lo Stato nel 2019 ha guadagnato circa 250 milioni grazie al gettito fiscale garantito dalle scommesse.

Tutto gira intorno al betting in particolare l’idea è quella di tutelare il diritto di autore legato alle scommesse.

Il “piano Marshall” della Fifa

Anche la Fifa si muove e vorrebbe istituire un ulteriore fondo “salva calcio” sfruttando il suo florido bilancio.

Secondo il “The New York Times” la federazione calcistica si è mossa dopo la lettera mandata dall’ECA di Agnelli ad oltre 200 club.

La federcalcio mondiale, ha in cassa quasi 3 miliardi di dollari che vorrebbe devolvere alle varie federazioni. Una sorta di “piano Marshall” per salvare il calcio.

Stipendi e ripresa

Tutto ciò andrà coadiuvato dal taglio degli stipendi, per ora si va verso una soluzione singolare, ognuno decide come e per quanto tagliare le retribuzioni.

Altro capitolo riguarda la ripresa dei campionati; oggi Gravina ha affermato come ci sia un’ipotesi di rincominciare il campionato il 20 maggio e giocare o a porte chiuse o in campo neutro.

Parlare al condizionale è d’obbligo, anche perché di giorno in giorno ci sono nuove proposte o eventualità. Parliamo quindi di ipotesi come quella di rincominciare a maggio, giugno, luglio o semplicemente mai.

La priorità ai campionati è l’unica cosa certa in questo momento.

I pareri sono ovviamente discordanti, ma come è normale che sia ognuno vuole tutelare la propria posizione come: Benevento, Monza, Vicenza e Reggina che hanno praticamente già vinto i loro campionati.

La Juventus non è d’accordo con la soluzione di assegnare il titolo a tavolino, anche perché non ha la distanza sulla seconda della classe ampia come quella delle squadre citate precedentemente.

Ovviamente questo discorso si può fare solo se non si gioca più. Il fondo verrà probabilmente attuato nella fase in cui verrà approvato il decreto economico (metà aprile).

Alcuni presidenti di Serie C vorrebbero annullare il campionato anche se secondo Ghirelli, numero uno della Lega Pro, è assolutamente contrario a questa ipotesi.

La Premier innovativa

La Premier League sta pensando ad un format abbastanza innovativo che garantirebbe di far concludere la stagione.

L’idea sarebbe di un campionato che ripartirebbe a porte chiuse a giugno. Tutti i club si trasferirebbero in una zona da definire del paese, probabilmente le Midlands e andrebbero in quarantena in albergo. Con loro, staff, allenatori e dirigenti.

Saint George’s Park, la Coverciano inglese, potrebbe essere una destinazione logica, essendo dotato di 13 campi, centro medico ed albergo. I buoni proposti ci sono tutti, ora bisogna passare ai fatti e alle decisioni necessarie per salvaguardare il calcio, i calciatori e le società.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.