Fiorentina, il ritorno di Prandelli: un cambio necessario per salvare la stagione

Prandelli

In Serie A c’è il primo esonero della stagione: salta la panchina di Beppe Iachini, ormai ex tecnico della Fiorentina. Al suo posto c’è Cesare Prandelli, a Firenze già dal 2005 al 2010.

Nessuno in casa Fiorentina si sarebbe mai aspettato un inizio di campionato così stentato dopo il sorteggio del calendario. I punti raccolti fin qui dai viola sono 8 in 7 partite, bottino che è costato l’esonero a Beppe Iachini; ultimo dei quali lo scialbo pareggio per 0-0 a Parma, ottenuto senza rendersi mai pericolosi in fase offensiva. Toccherà a Cesare Prandelli riportare l’entusiasmo ad una piazza depressa partita con tante aspettative dopo il mercato estivo.

Un esonero ormai inevitabile

La Fiorentina in questo primo scorcio di campionato ha spesso faticato a proporre gioco e idee. I gigliati peccano proprio nella circolazione del pallone, che tutto è fuorché fluida. Non c’è il proposito di verticalizzare, anzi, non si è proprio abituati a tenere la palla. La colpa è sicuramente da imputare alla linea mediana, perché è il regista a dover dettare i tempi di gioco. In questo caso, parliamo di Sofyan Amrabat, ex motore del centrocampo a due del Verona di Ivan Juric. Ecco però la prima falla dell’ “inossidabile” 3-5-2 di Iachini: il marocchino non è un regista, non ha la qualità sufficiente per impostare.

Va detto comunque che c’è stata l’assenza in regia di Erick Pulgar, la cui presenza però ridurrebbe Amrabat al ruolo di incursore a tre, altra posizione che mal si sposa con le sue caratteristiche. L’unico centrocampista ad aver fatto bene finora è Gaetano Castrovilli, capocannoniere della squadra con 4 reti. Il talento classe ’97 ha mostrato lampi di autentica classe, eppure lui da solo non può bastare.

Se la ha faticato con il dogma tattico di Iachini, lo stesso si può dire dell’attacco, forse la maggior “vittima” del modulo. Nessuno tra Kouame, Ribery, Vlahovic e Cutrone ha beneficiato dell’attacco a due. Solo il primo è riuscito a segnare, ma dal suo gol è ormai passato più di un mese; gli altri tutti a digiuno, con l’ex Bayern spesso nervoso e impreciso, gli altri due sempre fuori dal gioco. L’ultimo arrivato Callejon ha avuto poco spazio, ma quando impiegato ha giocato da seconda punta, ruolo inedito per lui che è un’ala destra. Ricapitolando, abbiamo a disposizione: due esterni offensivi molto forti ed esperti, rispettivamente uno a sinistra e uno a destra; due centravanti, seppur ancora acerbi; infine, una sola seconda punta. Ecco, a conti fatti, crediamo che cambiare assetto tattico dovrebbe essere naturale. Gli unici a giovare del modulo attuale sono i quinti di centrocampo, visto lo spazio in zona offensiva che in un altro ruolo non avrebbero. Il modulo non è affatto l’unico difetto della squadra, ma è sicuramente una base su cui lavorare e migliorare, perché è stato causa del “non” gioco offerto.

Il rilancio di Prandelli

Il 20 giugno 2019 aveva lasciato il Genoa annunciando di “voler vedere il calcio in maniera un po’ più serenità”. Quasi un anno e mezzo dopo, Cesare Prandelli torna in sella di un club di Serie A, non riuscendo a resistere alla chiamata della “sua” Fiorentina. Molto intenso il quinquennio in viola tra 2005 e 2010, anni in cui il tecnico si è affermato grazie a due qualificazioni in Champions League. Successivamente però, la fortuna avuta a Firenze non è mai realmente ritornata. Con la Nazionale l’inizio è stato promettente, visto l’ottimo Europeo conclusosi in finale con la sconfitta contro la Spagna. Ai Mondiali però c’è stata la caduta ai gironi con conseguenti dimissioni del CT bresciano, da cui poi sembra non esserci mai stata ripresa.

Esonero al Galatasaray, dimissioni al Valencia, esonero all’Al-Nasr, rescissione consensuale al Genoa dopo una logorante salvezza. Possiamo dire che, al giorno d’oggi, richiamare Prandelli è più una scelta di cuore che di testa, visti gli scarsi risultati degli ultimi anni.

In effetti, sul mercato degli allenatori c’era anche di meglio. Restando in Toscana, sono senza squadra i vari Spalletti e Sarri, rimasti scottati dalle esperienze con Inter e Juventus. Avrebbero accettato di “scendere di livello” approdando alla Fiorentina? Non ci è dato saperlo, però più volte i due hanno affermato di essere sempre stati tifosi viola. Chissà, magari avrebbero potuto anteporre il cuore al portafogli e alle ambizioni. Posto che Allegri non lo consideriamo neanche, è libero anche un altro toscano, ovvero Mazzarri, reduce dall’esonero al Torino nella scorsa stagione. Certo, anche lui è un integralista, fermo sulle sue idee tattiche, dunque da questo punto di vista simile a Iachini. Tuttavia, la voglia di rilancio, unita all’esperienza accumulata in big come Napoli e Inter, avrebbe potuto giocare un ruolo fondamentale per la sua rinascita.
Insomma, bene cambiare Iachini, meno ostentare troppo entusiasmo per Prandelli, che ormai non porta i risultati dalla sua da ormai otto anni.

Come giocherà la Fiorentina con Prandelli

10 anni fa Cesare Prandelli lasciò la Fiorentina dopo avervi immesso la sua notevole impronta tattica con un cangiante e duttile 4-2-3-1. Fondamentali nelle sue idee di gioco erano su tutti due uomini: Riccardo Montolivo e Stevan Jovetic. Il primo gestiva e comandava il gioco con grande tecnica e personalità, difatti anni dopo sarebbe diventato il capitano viola. Il montenegrino era invece il trequartista ideale, perché a seconda delle fasi di gioco accompagnava la punta e diventava devastante in zona gol. A distanza di un decennio, la scena potrebbe ripetersi, perché il potenziale tecnico dell’attuale rosa permette all’allenatore di usare lo stesso schieramento tattico.

Si parte dunque con il 4-2-3-1, in netto contrasto col 3-5-2 di Iachini. In porta non abbiamo dubbi, perché Dragowski è il padrone dei pali viola. In difesa abbiamo Lirola e Biraghi sulle fasce, i quali dovranno rassegnarsi all’idea di spingere di meno e difendere di più, dato l’arretramento di posizione. I centrali saranno Milenkovic e Pezzella, sebbene quest’ultimo sarà spesso insidiato da Martinez Quarta e Caceres, su tutti dall’ex River Plate.
Passiamo alla nota dolente dell’ormai vecchia gestione: il centrocampo. Vediamo imprescindibili per gli equilibri della squadra Amrabat e Pulgar. I due combaciano perfettamente in una linea a due, offrendo corsa, grinta e tecnica.

Ago della bilancia sarà però il solito Castrovilli, che potrebbe abbassarsi da mezz’ala in caso di 4-3-3, ma solo in gare più complesse. Per lui Prandelli ricucirà il ruolo da trequartista nei tre dietro la punta, concedendogli totale libertà d’espressione in avanti. Sugli esterni agiranno, ovviamente aggiungiamo, gli eterni Callejon e Ribery. Occhio sempre a Bonaventura, utile a partita in corso per far rifiatare i due.
Infine, come punta crediamo nell’affermazione di Vlahovic, più centravanti di Kouame e più completo di Cutrone; non sarà un’esplosione veloce, ma il potenziale c’è, deve solo essere sprigionato.

La probabile formazione della Fiorentina con il modulo 4-2-3-1: Dragowski; Lirola, Milenkovic, German Pezzella (Martinez Quarta), Biraghi; Amrabat, Pulgar; Callejon, Castrovilli, Ribery (Bonaventura); Vlahovic (Kouame). All. Prandelli

Possiamo concludere con un grosso in bocca al lupo a Cesare Prandelli per il suo ritorno a Firenze, laddove nonostante sia amato, (re)incontrerà una piazza ancor più esigente e stufa di soffrire dopo il recente passato. Il potenziale tecnico, come già detto, c’è e può solo crescere. La sosta sarà un fattore a favore, visto l’ “assist” dell’ASL di Firenze che ha bloccato i nazionali della Fiorentina. Ora sta a Prandelli e alla squadra lavorare per ripartire col piede giusto.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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