Fiorentina, Chiesa: “Essere la squadra più giovane del campionato non è assolutamente un alibi”

L’attaccante della Fiorentina Federico Chiesa ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport. Tra le varie tematiche trattate anche il legame con il padre Enrico,anche lui ed giocatore Viola:

Sono legatissimo a mio padre perché tiene tanto a me e al mio comportamento in campo. Sulla parte tecnica interviene l’allenatore. L’educazione dei miei genitori è stata fondamentale nella mia crescita. La stessa cosa i miei genitori stanno facendo con mio fratello, soprattutto mio padre. La mia somiglianza con lui? È pura genetica penso. Quella di buttarsi giù, di ingobbirsi un po’ era proprio la sua caratteristica e l’ho presa da lui. Come giocatori, siamo completamente diversi. La partita con la Juve? Quando son tornato a casa non ci credevo. Ho lottato molto per arrivare fin qui ed esordire allo Stadium è stata una soddisfazione immensa. Non mi aspettavo neanche di giocare. Quando il mister mi ha detto che Borja non ce la faceva e stava a me mi son tremate le gambe”.

Squadra giovane: “I giocatori esperti li abbiamo: Mirallas e Pezzella su tutti. Essere la squadra più giovane del campionato non è assolutamente un alibi. Quando non giochiamo bene, non è perché siamo giovani, ma perché non abbiamo dato abbastanza. Siamo giovani, forti, dinamici, abbiamo un gioco intenso e non dobbiamo far diventare l’età un alibi. E poi è bello essere in uno spogliatoio giovane perché ci capiamo subito, abbiamo gli stessi hobby, condividiamo le stesse cose, la pensiamo allo stesso modo”.

Nazionale: “Essere visto come un pilastro per me è un grande onore e una grande emozione. Però io non la vedo così ancora. Sono giovane, devo imparare tanto e sono a disposizione di Mister Mancini. Poi sarà lui a fare le sue scelte. Adesso mi vedo solo come un giocatore giovane che ha ancora tanta strada davanti e deve pensare partita dopo partita. Gli elogi da parte della stampa mi fanno piacere, però è importante non stare troppo a pensarci”.

Crollo del Ponte Morandi: “E’ stata una tragedia, una cosa che non doveva capitare, perché è assurdo, era un ponte che aveva già dei problemi. I miei zii e mia nonna ci vivono a Genova. Anche loro vedevano che questo ponte aveva dei problemi. Purtroppo questa tragedia non doveva accadere”.

Astori: “Ricordo Astori in ogni frangente della mia vita. Penso spesso a quello che mi ha detto, ma soprattutto a quello che mi ha trasmesso, Quando arrivai per la prima volta con la prima squadra a Moena, fu il primo a parlarmi assieme a Bernardeschi. Anche lui è stato una figura molto importante nella mia crescita. Ciò che è accaduto è stato qualcosa di assurdo ed è stato molto diverso da tutto l’entusiasmo che ho avuto e la positività che mi son portato dentro in questi primi due anni di carriera”.

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