Finale del Mondiale 2018 Francia – Croazia: 5 motivi per scoprire chi vincerà

Quando arrivi a giocarti una finale della Coppa del Mondo non c’è bisogno di alcuna motivazione essendo di fatto l’ultimo atto prima del traguardo più grande a cui un calciatore possa ambire.

Tra Francia e Croazia sarà la ventunesima finale del massimo torneo calcistico mondiale e si disputerà allo Stadio Lužniki di Mosca, che nel corso degli anni ha visto Cristiano Ronaldo vincere la sua prima Champions League con il Manchester United contro il Chelsea e il Parma di Malesani battere il Marsiglia e alzare la sua seconda Coppa UEFA.

Ma non c’è spazio per il passato, domani bisognerà riscrivere la storia del calcio e i ragazzi di Deschamps e Dalic sono impazienti di farlo. Andiamo comunque a vedere nel dettaglio cinque motivi per cui entrambe le squadre lotteranno per alzare il trofeo.

CROAZIA

LA PRIMA VOLTA – Nulla da perdere ma con la possibilità di vincere tutto. Non sono poche le squadre capaci di fare jackpot al primo colpo. Uruguay, Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Spagna hanno in comune la vittoria di un Mondiale alla loro prima finalissima. Chissà se da domani si aggiungerà la Croazia, mai scesa in campo per una sfida simile, in questo elenco.

L’ULTIMA VOLTA – Se per la Nazionale può essere la prima volta, per molti calciatori questa può essere d’altro canto l’ultima chance. Sono infatti vari i giocatori vicini o addirittura oltre i 30 anni, che giocheranno con la consapevolezza di essere al capolinea della propria carriera internazionale. Subasic (33), Strinic (30), Perisic (29), Lovren (28), Rakitic (30), Modric (32), Mandzukic (32) e Vida (29) fanno parte dell’unidici titolare di Dalic e, come si può vedere, sono vicini a dire addio alla propria Nazionale per motivi di età. Una motivazione in più per dare il massimo.

LA RIVINCITA DI UN POPOLO – La seconda guerra mondiale aveva portato la Croazia a far parte della Jugoslavia e l’impatto calcistico di questa scelta politica fu immenso per i croati. Solamente 16 partite tra il 1940 e 1944 prima del 1990, nel mentre solo Jugoslavia. Il senso di appartenenza dei croati è molto alto e questi quasi 30 anni di Indipendenza (correva l’anno 1991) lo dimostrano. Un ottimo lavoro sotto tutti i punti di vista ha permesso la Croazia di lottare per il vertice di molti sport come pallanuoto, pallacanestro e naturalmente il calcio. Vincere domani potrebbe rappresentare l’apice per il popolo dell’est Europa.

SACRIFICIO E DEDIZIONE – La fame di vittoria che la Croazia fa quasi dubitare, in senso buono naturalmente, dell’effettiva stanchezza dei calciatori. Le due vittorie ai rigori agli ottavi contro la Danimarca e quarti con la Russia più quella ai supplementari contro l’Inghilterra testimoniano come, nonostante un’età media vicina ai 30 anni, gli uomini di Dalic non si fermano davanti a nulla e vedere Modric uscire stremato verso la fine dei 120 minuti è l’immagine simbolo della volontà di non mollare mai.

DISCIPLINA E UNITA’ – In tutto ciò non va dimenticata la scelta di Dalic di escludere Kalinic il 18 giugno, a quattro giorni dall’inizio, perché si era rifiutato di entrare contro la Nigeria. Se mai ce ne fosse bisogno, questa è la conferma di come alla base di ogni successo c’è sempre la disciplina dettata da un CT ferreo nelle decisioni e capace di spremere i propri uomini ottenendo il massimo. L’unità dimostrata dai 22 convocati è impressionante, soprattutto se si pensa che solo Brozovic-Perisic e Kovacic-Modric giocano nella stessa squadra di club.

FRANCIA

IL RISCATTO – Nel corso degli ultimi 12 anni, la Francia è riuscita nella triste impresa di perdere una finale contro i rivali di sempre e di uscire sconfitta anche in occasione della finale degli Europei in casa, nonostante i favori del pronostico. Sarà arrivata l’ora del riscatto per i transalpini?

BEATA GIOVENTU’ – A differenza della Croazia, molti dei titolari della Francia hanno l’età media più giovane dell’intero torneo. Basti pensare alla difesa: i terzini Pavard e Hernandez hanno entrambi 22 anni mentre Varane-Umtiti sono tutti e due del 1993. Ultimi ma non per poca importanza Pogba (25) e sopratutto Mbappé, non ancora 20enne.

RISERVE DI LUSSO – La forza dei titolari della Francia è risaputa ma in pochi tengono conto delle alternative di Deschamps in panchina. Gente del calibro di Kimpembe, Mendy, Sidibé, Fekir, N’Zonzi, Dembélé, Lemar e Thauvin giocherebbero titolari in molte Nazionali mentre in Francia sono obbligati a sedersi in panchina, a conferma dei tanti talenti che ha a disposizione l’ex tecnico della Juventus.

LA RIVINCITA DI DESCHAMPS – Arrivato ad allenare i Blues nel lontano 2012, il tecnico Bayonne ha ricevuto tante critiche in particolare per non avere mai vinto nulla. Eppure i risultati ottenuti sono stati di livello basti vedere come con una rosa molto giovane è riuscito ad arrivare fino ai quarti di finale, salvo poi venir eliminato contro la Germania per 1-0, tedeschi poi vincitori. Come detto in precedenza, c’è stata anche la finale casalinga contro il Portogallo anche se considerato un fallimento in quanto l’obiettivo era solo la vittoria. Vincere questo Mondiale potrebbe essere la giusta riconoscenza verso quello che stato uno dei migliori CT.

LA VITTORIA DELL’INTEGRAZIONE E DEL MULTICULTURALISMO – Francesi sì, ma da ogni parte del mondo. Quella della Francia è sempre stata una selezione di calciatori criticata per quanto riguarda le origini di molti dei giocatori che rappresentano la Francia. Per esattezza sono 14 ma tutti rispettano i propri Paesi che hanno dato i natali ai propri cari ma allo stesso tempo dimostrano un attaccamento unico al suolo francese.

Buona finale del Mondiale!

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