Figli di una città diventata ostile: cosa sta succedendo a Florenzi e Insigne?

Da idoli incontrastati a bersaglio facile: è questa la parabola discendente che è toccata ad Alessandro Florenzi e Lorenzo Insigne, entrambi uomini simbolo della squadra della propria città, i quali però hanno visto incrinare sempre più i rispettivi rapporti con i tifosi.

Andiamo però a scoprire più nel dettaglio i motivi che risiedono dietro questo capovolgimento di fronte che ha coinvolto, tramite percorsi convergenti, il tuttofare di Acilia e l’attaccante di Frattamaggiore.

GENESI DI “FLORENZI 30 DENARI” – I primi passi verso la rottura con i tifosi risalgono al 28 gennaio dell’anno scorso, giorno di Roma-Sampdoria: i giallorossi perdono per 1-0 e Florenzi si rende protagonista in negativo per un rigore sbagliato. Al termine della gara, il giocatore trattiene a sé alcuni compagni ed impedisce loro di dirigersi verso la Curva Sud per prendersi i fischi dai tifosi. Ecco che inizia a comporsi la tela che terrà banco in casa Roma tra primavera ed estate con il tira e molla per il rinnovo di contratto, vista la scadenza fissata per il giugno 2019. Il prolungamento poi arrivò, ma non prima di lunghi mesi di trattative e un cospicuo aumento, con tanto di tentennamenti a causa delle voci di mercato.

I LIMITI TECNICI, IL PIANTO E L’ESPULSIONE- Da qui arriviamo all’estate, con l’amichevole con il Latina, antecedente di alcune settimane al rinnovo: i tifosi contestano pesantemente il giocatore e lo appellano “Florenzi 30 denari”, proprio in virtù della già detta questione rinnovo. A mettere carne a cuocere ci ha pensato la stagione negativa che sta vivendo anche dentro al campo, con Florenzi che sta palesando non pochi limiti tecnico-tattici, specie per quanto riguarda la fase difensiva. Questi problemi portano al sollevamento di una questione: è giusto considerare Florenzi un terzino? Qual è il suo vero ruolo?

Inoltre, perdura il clima feroce con la tifoseria, che lo fischia in più occasioni al momento della lettura delle formazioni e all’uscita dal campo. A Oporto prosegue imperterrito il periodo nero: l’ex Crotone commette un ingenuo fallo da rigore che condanna i suoi all’eliminazione, per poi crollare in un interminabile pianto. Per chiudere in bellezza una settimana terribile, ieri sera contro l’Empoli lascia i suoi in dieci a 10′ dalla fine. Ormai con la testa non c’è più ed è evidente, forse l’assenza forzata gli farà bene.

L’ALTALENA DELLO SCUGNIZZO – A differenza del rapporto tra Florenzi e i tifosi romani, quello tra Insigne e quelli napoletani è sempre stato particolarmente divisorio: da un lato i fedeli sostenitori del numero 24, da un altro chi gli imputa diverse colpe. Ma quali sono queste colpe? Su tutte troviamo l’incostanza, rappresentata al massimo dal rendimento bipartito dell’attaccante, il quale spesso negli anni si è preso pause anche piuttosto lunghe nell’arco di una singola stagione, sia in termini strettamente realizzativi, sia per quanto concerne la qualità delle prestazioni offerte; ultimo dei suddetti black-out è quello a cavallo tra il 6 novembre (1-1 contro il PSG, ndr) e il 2 febbraio (3-0 contro la Sampdoria, ndr).

La discontinuità certifica che Insigne possa definirsi un ottimo giocatore, ma non colui che deve prendersi per mano la squadra nei momenti più bui. Mancanza di personalità in periodo di crisi che dunque pesa come un macigno nel giudizio di un attaccante che, nel bilancio complessivo, appare limitato mentalmente, ma anche tecnicamente, vista la “costanza nell’incostanza” divenuta una sgradevole abitudine.

ALLE ORIGINI DEGLI SCREZI CON I TIFOSI – I rapporti con la tifoseria iniziarono a scricchiolare l’8 aprile scorso, quando Napoli ottenne un’importante vittoria contro il Chievo. Durante la gara, dopo i ripetuti fischi dei tifosi, Insigne si scaglia nei loro confronti zittendoli con le mani. Dopo un anno, ecco di nuovo piovere critiche feroci, dopo Napoli-Juventus, stavolta indirizzate direttamente all’attaccante, reo di aver sbagliato un calcio di rigore decisivo a pochi minuti dalla fine. Insigne non le digerisce, e ieri sera, dopo aver siglato il gol decisivo per il pareggio contro il Sassuolo, afferma ai microfoni di SkySport: “Qui vengo sempre criticato, Sono l’unico che viene sempre preso di mira quando non segna o non fa prestazioni di livello. Cercherò di dare sempre il 100% finché sto qua”. C’è tanta attesa adesso per la reazione dei tifosi alla prossima in casa.

Non è mai facile essere l’uomo immagine della squadra della propria città, lo hanno dimostrato negli anni su tutti Francesco Totti e Daniele De Rossi, e le ragioni sono tante: dalla frequente assunzione delle colpe alla costante pressione da media e tifoseria, fino ad arrivare al maggior coinvolgimento emotivo.

Pertanto, Florenzi e Insigne, nello specifico, hanno un compito non poco importante: decidere cosa vogliono fare “da grandi”, loro che grandi già sono (entrambi classe 1991, ndr): continuare a lottare per la propria città, o rivoluzionare totalmente la propria concezione della maglia per la quale scenderebbero in campo ogni domenica?

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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