Fallimento Bury: tra crisi inglese e soluzione tedesca

Siamo abituati a vedere l’organizzazione calcistica inglese per i club tra le più eque e funzionali del mondo sia economicamente sia a livello di immagine. La English Football League, seconda lega professionistica del calcio inglese, organizza i tre campionati che fanno da ponte tra la Premier League (uscita dalla Football League per ragioni economiche nel 1992 e divenuta autonoma) e National League, il livello più alto del calcio dilettantistico inglese.

Dunque le divisioni gestite dalla English Football League sono la Championship, Football League One e Football League Two rispettivamente seconda, terza e quarta divisone in ordine di importanza circa la scala gerarchica del pallone britannico. L’addio della Premier League ha senza dubbio indebolito la forza e la posizione della Football League che si accontentò di prendersi a carico, come detto, le restanti divisioni professionistiche per un totale di 72 squadre. O meglio 71, vista la triste fine del Bury.

Terremoto EFL: i problemi di Bury e Bolton sono solo la punta dell’iceberg

L’ultima squadra inglese fallita era stata il Maidstone ed eravamo nel 1992. Ora siamo nel 2019 e se in questi 27 anni in Italia sono fallite molte società (ben 150 solo nelle ultime 15 stagioni) in Inghilterra non si era abituati a questi problemi finanziari. Il caso Bury ha infatti scosso il movimento inglese principalmente per la storia del club con i suoi 134 anni di storia e oltre 4850 gare disputate. Il prestigio e la longevità della società però fa parte della sfera emozionale, evidenziata dalle lacrime e dalle iniziative dei tifosi che si erano proposti per pulire lo stadio in occasione della partita contro il Doncaster, quest’ultima mai giocata causa triste epilogo del Bury stesso.

Riguardo il lato economico però si spera che tutto ciò non scateni un effetto domino e piuttosto sia da monito. Un’altra storica squadra come il Bolton, distante 20 minuti di strada proprio da Bury, ha rischiato fino a poche ore fa la stessa fine se non fosse per il decisivo aiuto da parte di Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, e del resto della società Football Ventures che ha acquistato la squadra britannica evitandone il fallimento. La sostanza non cambia e la situazione sta diventando insostenibile con i piccoli club obbligati a ricorrere a cordate d’acquisto di emergenza, spesso straniere o lontane dal nucleo cittadino, per salvarsi. Non è un caso che dalle casse comunali di Bury, giusto per restare in tema, sono stati sottratti per decreto 85 milioni di sterline all’anno vale a dire il 61% delle precedenti sovvenzioni, limitando di fatto lo sport a cui erano tanto affezionati i cittadini di questa città di 60.000 abitanti situata nella Greater Manchester.

Le parole del Presidente Jevans tra delusione e speranza

Si tratta indubbiamente di una sconfitta da parte del sistema inglese e lo stesso presidente esecutivo dell’EFL, Debbie Jevans, ha sottolineato alcuni punti chiave di questa faccenda. In primis i limiti salariali dei club che dovranno in maniera quasi maniacale essere perennemente considerati, esaminati e rispettati. La stessa Jevans ha spiegato in maniera semplice ma chiara: “Se le tue entrate sono pari a X e le tue uscite sono X-plus, chiaramente a lungo termine non sarà sostenibile. I limiti salariali sono qualcosa che voglio che i club considerino”.

Altro punto focale è la valutazione tramite vari test dei proprietari e dei direttori in modo da capire effettivamente quali sono le opportunità capaci di offrire ai rispettivi club, evitando di incappare in spiacevoli situazioni.

Disparità enorme e modello tedesco: i dati e la possibile soluzione

Secondo vari esperti di finanza calcistica la situazione in merito è realmente preoccupante. Se in Premier League 12 club su 20 (60%) hanno registrato profitti con un avanzo di 304 milioni, sono 54 società su 72 (75%) facenti parte dell’EFL che hanno registrato perdite, con un deficit complessivo di 388 milioni. E ancora: se solo nell’ultimo accordo di trasmissione triennale della Premier League vale oltre 5 miliardi di sterline, i diritti tv delle tre serie sotto il controllo dell’EFL hanno raggiunto 595 milioni in cinque anni.

Una possibile soluzione al problema potrebbe arrivare dalla Germania dove per avere un maggiore controllo delle finanze del club si ha un vero e proprio sistema di licenze. Ogni squadre di Bundesliga o Bundesliga 2 (Serie B tedesca) deve ricevere il consenso dai piani alti per usufruire della licenza obbligatoria per partecipare al campionato. Per ottenerla bisognerà, come spiega direttamente il sito ufficiale della Bundesliga, non solo avere un bilancio positivo ma una serie di requisiti quali competenze sportive, finanziarie, legali, amministrative, del personale, infrastrutturali e dei media-tecnici. Come detto, se non idonei, i club non potranno partecipare ai rispettivi campionati salvo ricorsi per un’ipotetica rivalutazione fino ad arrivare al Tribunale arbitrale. Nel caso di mancato mantenimento dei requisiti per tutta la stagione, le società potrebbero subire o una penalizzazione di punti o una sanzione pecuniaria.

Un modelle preciso e funzionale quello tedesco con la speranza possa essere attuato in tutta Europa, dall’Inghilterra fino all’Italia, visto che noi per primi sappiamo quanto sia duro vedere scomparire decine di squadre ogni anno, comprese alcune ex storiche società un tempo, per motivi di tipo economico, strutturale o presidenziale.

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