€uroGoal – Settlement aggreement bocciato: cosa rischia il Milan?

Yonghong Li – Han Li – Marco Fassone
€uroGoal - Settlement aggreement bocciato: cosa rischia il Milan?

€uroGoal – Settlement aggreement bocciato: cosa rischia il Milan? 22 maggio 2018: la UEFA boccia in camera di investigazione la richiesta di Settlement Agreement presentata dall’A.C. Milan. Il club rossonero rischia di incorrere infatti nelle sanzioni previste dalla suddetta per aver violato gli obblighi di pareggio di bilancio imposti dal Fair Play Finanziario. Adesso la palla passa alla camera giudicante, che corrisponde ad una sorte di ‘Appello’.

Settlement aggreement: solo una bocciatura in passato dalla Uefa

“Da quando c’è il Fair Play Finanziario c’è sempre stata la concessione del settlement agreement. In passato – riporta sportmediaset.itsi è verificato un solo caso con una società russa, non di primissimo livello, che è stata rimandata alla Camera Giudicante” ha dichiarato Marco Fassone, amministratore delegato del Milan, dopo la nefasta notizia.

La UEFA comunque non è stata così “gentile” col Milan: a partire dal 2014 su 28 squadre che hanno richiesto il Settlement Agreement, soltanto 1 ha ricevuto una bocciatura come quella del Milan, mentre alle altre 27 è stata approvata.

Il Milan è anche la prima società italiana a cui la richiesta viene respinta, dato che a Roma ed Inter nel 2015 venne accettata. Per quanto riguarda i club esclusi dalle Coppe per i motivi sopra elencati si tratta invece di 16 società escluse (tra le quali menzioniamo la più importante, cioè il Galatasaray).

Settlement aggreement: le motivazione del rifiuto della UEFA

Un estratto del comunicato UEFA in merito ci illustra nel dettaglio i motivi della mancata accettazione della richiesta rossonera: “In particolare, la camera di investigazione è del parere che, tra gli altri fattori, permangano incertezze sul rifinanziamento del debito e sugli effetti passivi da pagare entro ottobre 2018. 

La camera arbitrale – riporta calcioefinanza.it prenderà una decisione in merito a tempo debito. A giugno, la camera di investigazione comunicherà eventuali altre decisioni in merito al monitoraggio dei club per i quali sono in corso indagini o settlement agreement”.

Le motivazioni che hanno indotto la UEFA a respingere il Settlement Agreement (accordo transattivo per la ristrutturazione dei debiti contratti da stipulare con l’organo UEFA) sono state le stesse che la hanno indotta a bocciare a dicembre la richiesta di Voluntary Agreement (accordo volontario richiesto dal club per ottenere comunque la licenza UEFA).

Intanto tra i due rifiuti, il rifinanziamento del debito contratto con il fondo Elliott non è mai avvenuto, seppur siano state passate al vaglio già diverse proposte. In poche parole la UEFA non confida nel fatto che Li riesca a restituire i soldi prestatigli da Elliott entro il termine richiesto con tanto di interessi.

Settlement aggreement bocciato: le sanzioni possibili per il Milan

Adesso, però, proviamo a capire realmente a cosa va incontro la società di Lì Yonghong. Urge fare, in primis, una doverosa premessa: la sanzione che prevede il blocco del mercato può essere erogata soltanto dalla FIFA, quindi il Milan non corre questo rischio.

Cosa può accadere dunque a chi non rispetta l’FPF? L’organo competente in materia, cioè l’Organo di Controllo Finanziario dei Club (CFCB), dovrà scegliere quale misura disciplinare applicare al club reo. Esse variano a seconda dei casi: si può passare da una multa, nei casi più lievi, sino alla revoca di un titolo, nei casi più gravi.

Il Milan occupa una posizione di mezzo nella classifica della sanzioni UEFA e quindi può rischiare:
1) che gli venga vietato di iscrivere nuovi acquisti alle competizioni UEFA;
2) che venga limitato il numero di giocatori che si possono iscrivere alle competizioni UEFA;
3) che venga escluso dalle competizioni UEFA a cui ci si è qualificati nell’anno precedente.

Milan – Uefa: le regole del Fair play finanziario

Adesso facciamo una breve digressione per chiarire al meglio il funzionamento del FPF: I club possono superare la soglia imposta dalla UEFA entro un determinato limite, purché l’indebitamento stesso venga coperto totalmente dal proprietario del club stesso ovvero da una partita legata. Il limite previsto per la stagione 2017 – 2018 ammonta a 30 milioni di euro. Tale cifra è stata abbassata soltanto nel 2015, dato che prima – dal 2013 – era pari a 45 milioni.

Da una fonte autorevole, come uefa.com, cerchiamo tuttavia di approfondire ancor di più come funziona questo istituto. Di regola tutte le squadre che si qualificano per le competizioni europee sono obbligate a dimostrare di non avere debiti ancora da pagare nei confronti di “altri club, giocatori e autorità sociali/fiscali per tutta la stagione“.

Inoltre dall’anno 2013 le squadre devono rispettare le regole del break-even, in base alle quali le spese devono essere bilanciate dai ricavi. Alla luce di ciò il CFCB analizza ogni anno tre bilanci annuali. E ancora dal 2015, la UEFA ha provato ad andare incontro alle squadre che necessitano di grandi investimenti per rialzarsi dalla situazione sportiva in cui vessano: così sono stati introdotti degli accordi atti a far sposare regole UEFA e necessità imprenditoriali. Fine digressione.

Milan gestione ‘cinese’: il mercato della stagione 2017/18

Il Milan nel mercato estivo ha ampiamente sforato i suddetti limiti. Leonardo Bonucci è stato acquistato al costo di 42 milioni, Andre Silva 38, Andrea Conti 24, Hakan Chalanoglu 22, Ricardo Rodriguez 18, Mateo Musacchio 18 e Lucas Biglia 17, Antonio Donnarumma 1.5. Sono stati inoltre acquistati mediante le formule del prestito con annesso riscatto Franck Kessie, per una spesa attuale di 8 milioni, e Nikola Kalinic, per una spesa attuale di 5 milioni. Le uscite della società per il solo mercato ammontano quindi a 194.5 milioni di euro.

Il Milan ha poi ceduto Mattia De Sciglio a 12 milioni, Juraj Kucka a 5, Sosa a 3.40, Rodrigo Ely a 3, Vangioni a 1.70, Pessina a 1, Vido a 1, Diego Lopez a 1, Crociata a 450.000 euro. Sono stati inoltre dati in prestito con eventuale successivo riscatto Bacca, Lapadula, Niang e Bertolacci. Soltanto dai primi tre, però, la società ha ricevuto degli incassi iniziali: rispettivamente 2.5 milioni, 2 milioni e 2 milioni. Le entrate ottenute dalle cessioni invece ammontano ad un totale di 35.5 milioni.

Bilancio Milan in perdita: un rosso da riparare

Quindi, se ai costi e ricavi di mercato, aggiungiamo gli introiti derivanti dall’Europa League e tutte le altre voci che una società come il Milan deve iscrivere a bilancio – secondo quanto riporta calcioefinanza.it – avremmo un conto in rosso di circa 80 milioni. Il pareggio sarebbe quindi auspicabile nel 2020.

Ricordiamo peraltro che in caso di eventuale cessione a titolo definitivo dei giocatori andati in prestito si avrebbero un totale di entrate pari a 44 milioni (18 da Bacca, 11 da Lapadula, 15 da Niang). Ma queste sono ipotesi, peraltro difficilmente realizzabili, dato che il Villareal non dovrebbe riscattare Bacca, e che Genoa e Torino non sono certi delle conferme di Lapadula e Niang, visto il loro ultimo non brillante rendimento.

Per il resto il Milan può considerarsi in regola. La società non ha al momento debiti con le banche, tutti gli stipendi risultano pagati, così come gli aumenti di capitale eseguiti e le fideiussioni per il mercato versate. 

Milan – Elliott: cosa succederà tra Fassone e il fondo?

«Il problema del Milan di Mr Li è che per quelli dell’Uefa, “il Milan di Mr Li”, banalmente, non esiste più. Per quelli dell’Uefa, già da oggi, esiste informalmente solo “il Milan di Elliott”» scrive il giornalista Fabrizio Biasin su esquire.com.

E tutti i torti Biasin non ha, anzi. Per togliere il club dalle ‘grinfie’ di Berlusconi, mister Li ha dovuto pagare ben 700 milioni di euro, di cui 300 gli sono stati prestati da Elliot, un fondo speculativo che concede prestiti con alti tassi di interesse. 

La nuova proprietà cinese ha tempo fino ad ottobre (come abbiamo detto sopra) per estinguere il debito creato, altrimenti il fondo americano rileverà la proprietà della società, estromettendo il nuovo proprietario. Sostanzialmente la UEFA diffiderebbe della capacità economica di Li, non ritenendolo capace di risolvere la propria situazione debitoria in tempo.

Ma un organo così importante dinanzi a una rigida documentazione, decorata persino di lettere di garanzia del fondo stesso, non può decidere sulla base di mere supposizioni. È anche vero che una garanzia sottoscritta da un creditore che, all’uopo di un mancato pagamento, acquisirebbe quanto preso con il proprio prestito sembra una sorta di presa in giro. Talvolta i due lati della medaglia non sono sempre belli, ma purtroppo si devono guardare. 

Milan – Elliott: garanzia di continuità aziendale

Dal canto suo – secondo quanto riporta Bloomberg – Elliott Management Corp. sarebbe pronta a fornire ulteriori fondi per sostenere il Milan in una situazione così delicata, dimostrando di avere tutta la solidità richiesta dall’organo europeo giudicante. Dare ulteriore capitale per risolvere gli screzi con la UEFA non sarebbe un problema per il suddetto. E questa volontà non è destinata a restare tale, anzi tutt’altro: parola di Marco Fassone, che ha recentemente dichiarato l’imminente arrivo di 40 milioni di capitale.

È anche vero che Li Yonghong aveva piani diversi: secondo quanto aggiunge Pianeta Milan, il patron cinese dei rossoneri avrebbe voluto far quotare in borsa il Diavolo. Il valore della squadra, in una prospettiva a lungo termine, si sarebbe potuto moltiplicare fino a raggiungere i 2.9 miliardi, ma così non è stato.

Comunque Paul Singer, proprietario del fondo Elliott, ha promesso – in base a quanto riportato dal Corriere della Sera – che, in caso di mancato rifinanziamento del debito e conseguente passaggio di proprietà si impegnerà a garantire la continuità aziendale.

Fassone in conflitto di interessi tra Elliot e Yonghong Li?

Non ci scordiamo, tuttavia, di chi ha fatto da intermediario tra Elliott e Li Yonghong. “Questo duplice ruolo di Fassone come general manager del Milan e di uomo che, per conto della proprietà, prima ha trovato Elliott e ora si sta occupando anche del rifinanziamento del debito, è in conflitto d’interessi(art. 2391 C.C. ndr).

Se tu fai gli interessi della società, devi mettere in mora la proprietà. L’amministratore delegato di una società, anche se nominato su indicazione della società, non dovrebbe essere un rappresentante della proprietà in società” spiega l’avvocato Giuseppe La Scala (vicepresidente dei piccoli azionisti del Milan) ai microfoni di Milan News.

In più spunta un altro interessante dettagli: Massimiliano Mirabelli, il direttore sportivo, può essere cacciato, Marco Fassone, l’amministratore delegato, no. Secondo quanto riporta TuttoSport, infatti, Elliott avrebbe così tanta fiducia in lui che avrebbe inserito nel suo contratto una clausola di che lo renderebbe non licenziabile.

Ad ogni modo, ormai più che il dado, il danno è fatto. L’immagine del Milan risulta essere danneggiata, così come l’affidabilità di Li. L’onestà di Fassone è soltanto un misero goal della bandiera, dinanzi all’imbarcata che si rischia di prendere.

Il futuro del Milan stagione 2018/2019

Non è da escludere che il fondo, in caso mancato pagamento di Li, venda la squadra a terze parti. Senza scordare la teoria che vede il nuovo proprietario cinese come un “traghettatore” verso il proprietario definitivo

Che Li sia solo una sorta di uomo di passaggio, messo li per far rifondare al duo Fassone e Mirabelli una rosa distrutta (dato che il costo sostenuto la scorsa estate è stato necessario per la ricostruzione di una squadra in rovina)?

Ma a questo punto sorge un’altra domanda: chi sarebbe il nuovo e ultimo proprietario? Mistero (della fede, rossonera). Intanto al momento l’esigenza principale resta soltanto una: trovare i soldi per rifinanziare in tempo il debito, persino con l’ingresso di nuovi soci, affinché si possa acquistare credibilità dinanzi alla UEFA per far sì che essa torni sui suoi passi, concedendo il Settlement Agreement al Milan.

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Due cose ha in comune con Buffon: la data di nascita e la passione per il calcio. Da sempre tifoso del Milan, è un amante del calcio anni '60: a volte intervista Di Stefano e Pelé, poi si sveglia.