€uroGoal – E se ci fosse altro dietro l’addio di Cristiano Ronaldo al Real Madrid?

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo

«Questi anni al Real Madrid, e nella città di Madrid, sono stati forse i più felici della mia vita. Provo solo un’enorme gratitudine per questo club e per questa città. Posso solo ringraziare tutti per l’amore e l’affetto che ho ricevuto. Tuttavia, credo che sia giunto il momento di aprire una nuova fase nella mia vita ed è per questo che ho chiesto al club di accettare il mio trasferimento», inizia così la lettera che Cristiano Ronaldo ha scritto ai tifosi del Real Madrid in occasione del suo addio.

La sua cessione, del resto, è stata una ‘cronaca di una morte annunciata‘: a darne notizia era stato lo stesso portoghese, dopo la terza finale di Champions League conquistata. E in estate, tra una partita del mondiale e un bagno al mare, è saltato fuori anche il nome della sua promessa sposa: la Juventus.

Il matrimonio con la Vecchia Signora sembra essere dettato esclusivamente dall’amore per una nuova sfida, dall’adrenalina di indossare una maglia diversa da quella con cui Ronaldo ha vinto praticamente ogni trofeo possibile (Europa League a parte). E quale piazza migliore della Torino bianconera? La stessa che da anni cerca disperatamente di ottenere la tanto ambita Champions League. E pensare che due anni prima era proprio lo stesso Ronaldo ad alzare la coppa dalla grandi orecchie in aria, mentre Allegri e squadra sfilavano per la seconda volta in tre anni con le medaglie d’argento al collo.

Problemi con il fisco

Eppure siamo sicuri che Cristiano abbia lasciato il Real Madrid solo ed esclusivamente per questo? In un articolo pubblicato sul sito del giornale spagnolo “El Mundo“, firmato da Esteban Urreiztieta e Orfeo Suarez, sembra esserci dell’altro. Già durante l’estate erano saltate fuori diverse ipotesi collegate al trasferimento del portoghese all’ombra della Mole.

Molteplici testate giornalistiche parlarono di un suo trasferimento dettato da problemi con il fisco spagnolo. In Spagna, infatti, era accusato di evasione fiscale. Alla luce di ciò, l’Italia si rivelò essere il Paese che faceva al caso suo. Infatti, in seguito ad un legge approvata nel 2017, durante il Governo Gentiloni, i soggetti che non siano stati residenti in Italia “per almeno nove delle dieci annualità precedenti l’inizio di validità dell’opzione” possono godere di determinati vantaggi dal punto di vista del diritto tributario. Questi, peraltro, possono essere estesi persino ai familiari.

Chiusa questa breve digressione, torniamo all’articolo di “El Mundo“. A detta del giornale spagnolo, tutto sarebbe iniziato l’11 luglio 2017 quando Cristiano Ronaldo chiamò a raccolta tutti i suoi uomini di fiducia. Il pluri pallone d’oro voleva sapere chi fosse il responsabile dei suoi problemi con il fisco spagnolo.

Una situazione insostenibile: parola di Zidane

La questione però non è finita lì, anzi diventa praticamente insostenibile, al punto che Zinedine Zidane, allora allenatore del Real, arriva ad affermare: “Risolvete la questione di Cristiano in qualunque modo, perché – riporta El Mundonon parla d’altro nello spogliatoio, è insopportabile”. E alla fine il responsabile saltò fuori. Carlos Osorio. Ecco chi era il colpevole: non si trattava di un nome qualsiasi, ma di uno degli uomini più vicini a Jorge Mendes. Era lui a gestire tutta la contabilità degli assistiti di Mendes.

“Non ho titoli di studio. Tutto ciò che ho fatto nella mia vita è stato giocare a calcio, ma non sono stupido e non mi fido di nessuno. Per questo quando assumo un commercialista – riporta El Mundolo pago il 30% in più di ciò che chiede, perché non voglio problemi”. Le parole del portoghese erano chiare e limpide. Non che Ronaldo abbia problemi di natura economica che gli rendano eccessivamente gravoso pagare profumatamente uno dei propri legali, ma è certamente lecito una sua arrabbiatura dinanzi ad una cattiva gestione della sua contabilità.

CR7, il giocatore più forte del mondo, l’eterno rivale di Messi, aveva così iniziato a divenire prigioniero di casa sua: nella sua abitazione sfogava tutto negli allenamenti aggiuntivi. Ordinava soltanto cibo a domicilio da un ristorante vicino. Pagava 25.000 euro al mese il proprio autista affinché gli garantisse un servizio tanto efficiente quanto riservato. Zidane aveva ragione. La situazione era proprio insostenibile.

L’Agencia Tributaria: chi aveva il coltello dalla parte del manico?

Dall’altro lato della barricata vi era l’Agencia Tributaria. Il dubbio era uno: il caso Ronaldo doveva essere sottoposto alla normativa penale o a quella amministrativa? Certo, nel secondo caso, si sarebbero evitate le minacce di eventuali accuse per delitti e il conseguente carcere. Ma ciò avrebbe comportato un’altra implicazione: Ronaldo non sarebbe stato più con le spalle al muro.

La via per far sfociare tutto sul fronte penale comunque era semplice: bastava insistere sul fatto che le somme contestate, nella maggior parte dei casi, ammontavano a più di 120.000 euro.“Voglio sapere cos’è successo! Non ci capisco niente, le tasse le pagano gli sponsor, perché – riporta El Mundo – accusano me?” Adesso le domande di Ronaldo erano cambiate.

Il vero problema di Ronaldo non era lo stipendio netto percepito dal Real, ma le entrate derivanti dal suo diritto di immagine, che ammontavano a 150 milioni di euro. Cristiano, però, era convinto di fare tutto in maniera lecito. Per lui non c’era nessun problema con la  sua società OffShore, la Tollin Associates.

E allora perché in Inghilterra non era sorto nessun problema e in Spagna sì? Semplice. Il fisco britannico consente di deviare il 50% dei flussi di denaro derivanti dal diritto d’immagine verso società la cui sede è ubicata in un Paese terzo. Il fisco spagnolo no. Ed ecco spiegata in maniera effettiva la responsabilità di Osorio.

Florentino Perez: il mancato deus ex machina

Chi poteva salvare Ronaldo dal mare nero in cui stava lentamente affogando? La risposta portava ad un uomo: Florentino Perez, il patron del Real Madrid. Ma Perez voleva salvare il suo fiore all’occhiello?

Cristiano sperava quindi in un importante aumento di contratto, che gli consentisse di far fronte ai pagamenti che avrebbe dovuto fare al Ministero delle Finanze spagnolo, la Hacienda. Inoltre – secondo quanto aggiunge El Mundo – l’avv. Osorio aveva scoperto una clausola che vincolava il Real a farsi carico degli oneri fiscali di Ronaldo.

Eppure si sa, non si devono mai fare i conti senza l’oste. La clausola esisteva, vero, ma riguardava esclusivamente lo stipendio netto del portoghese e non le altre entrate (come quelle derivanti dai diritti di immagine), che, inoltre, erano la causa prima dei suoi problemi. Perez, comunque, non voleva porsi al di sopra delle istituzioni. 

Il Milan ed il PSG piombano su Ronaldo

Vedendosi tradito, Ronaldo inizia ad accusare i primi mal di pancia. Nell’estate del 2017 gli arrivarono diverse offerte: una è quelle del nuovo Milan di Li Yonghong; il presidente cinese dei rossoneri era pronto ad offrirgli un quinquennale da 30 milioni annui. Uno stipendio che gli avrebbe fatto comodo, ma la sua indole da campione lo convinse a restare al Real. E poi c’era quel suo cruccio.

Ronaldo – aggiunge El Mundonon si sentiva ancora il giocatore più importante della storia del Real Madrid. Davanti a lui c’era un nome che al solo pronunciarlo il Bernabeu avrebbe tremato: Alfredo Di Stefano, l’eroe delle prime 5 Champions League dei Blancos. Passò un anno e i malumori aumentarono: Messi era arrivato, dopo l’ultimo rinnovo, a guadagnare il doppio di lui e Neymar era stato ingaggiato dal Paris Saint Germain a cifre faraoniche.

Alla fine la revisione dell’ingaggio arrivo: 25 milioni netti che, mediante vari bonus, potevano raggiungere un tetto massimo di 30. Ma nonostante ciò, Ronaldo, in cuor suo, aveva già deciso: nell’estate del 2018 lui sarebbe andato via. 

Qualche mese prima si fece avanti un altro pretendente: il Paris Saint Germain. I francesi erano pronti a pagare i 100 milioni richiesti da Perez, ma ad una condizione: Ronaldo sarebbe arrivato a Parigi l’ultimo giorno di mercato, così il Real non avrebbe potuto sostituirlo con Neymar o Mbappe. Ma al portoghese questa idea non piacque, per lui sarebbe stata troppo rischiosa. E se fosse saltato tutto? Dove sarebbe andato il 31 agosto?

La mossa da campione di Andrea Agnelli

Ed ecco che si fece sempre più concreta la pista Italia. In un anno, tutto era cambiato. Il Milan era passato in mano ad Elliott, il Napoli aveva preso il suo maestro, Carlo Ancelotti, e l’Inter era tornata in Champions. Solo una cosa era rimasta costante: la potenza della Juventus che, però, cadeva sempre ad un passo dal traguardo: la vittoria della finale di Champions.

Chi avrebbe scelto Ronaldo? “La Juve ha raggiunto due finale negli ultimi anni. Con me – riporta El Mundo – può vincere la Champions” disse al suo agente, Jorge Mendes, chiedendogli praticamente di sondare il terreno per un suo eventuale passaggio in bianconero.

Andrea Agnelli, presidente della Juve, uomo la cui intelligenza a livello di strategie di mercato e gestione della società è certamente lodevole, scelse di fare all-in su Ronaldo. E già con la mera notizia dell’interessamento della Juventus per CR7, il titolo della Juventus si impennò in borsa.

Inoltre, l’arrivo del pluri pallone d’oro in Serie A avrebbe certamente smosso le acque e spinto gli altri top club a prendere dei top players per non creare troppo squilibrio in campionato. L’Italia, inoltre, come abbiamo spiegato sopra, avrebbe garantito a Ronaldo un modello fiscale nettamente migliore per la situazione in cui vessava. Risolto il problema squadra, restava da risolvere quello con il fisco spagnolo.

Un patto necessario

Si doveva evitare a tutti i costi di andare a giudizio: l’accusa avrebbe chiesto per lui, oltre ad un maxi risarcimento milionario, anche 16 anni di carcere. Trovare un accordo era l’unica possibilità di uscirne puliti.

A fornire la soluzione finale fu – secondo quanto aggiunge El Mundo – l’avvocato di stato Edmundo Bal: Ronaldo avrebbe dovuto ammettere ben quattro delitti fiscali e avrebbe dovuto pagare, di conseguenze, 18.8 milioni all’Agencia Tributaria. E così fu l’11 luglio 2018. Esattamente un giorno dopo aver ufficializzato il suo passaggio alla Juventus.

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Due cose ha in comune con Buffon: la data di nascita e la passione per il calcio. Da sempre tifoso del Milan, è un amante del calcio anni '60: a volte intervista Di Stefano e Pelé, poi si sveglia.