Ci siamo, con un ritardo di un anno dovuto ovviamente all’emergenza pandemica, hanno inizio i Campionati Europei di calcio. Sarà un’edizione storica, e non solo per il COVID, bensì perché sarà a sedi miste, non ci sarà alcuna squadra ospitante. Vedremo un torneo itinerante, che avrà come cardini Roma e Londra, visto che la gara inaugurale sarà Turchia-Italia e si disputerà all’Olimpico, mentre semifinali e finale si giocheranno a Wembley.

Per la seconda volta di fila agli Europei vedremo ben 24 squadre ai gironi, dunque passeranno alla fase finale le prime due e le quattro migliori terze. Ci sono tutte le premesse per mostrare a milioni e milioni di tifosi uno spettacolo assoluto, una trepidante attesa per un evento internazionale che non può che dare un minimo di sollievo mentre il mondo continua a combattere l’emergenza coronavirus ancora in atto.

Il protocollo anti-Covid e la situazione vaccini

Riteniamo doveroso partire dalla questione più spinosa, ovvero la lotta alla pandemia, che non può che coinvolgere tutte le nazionali protagoniste della competizione. A tal fine, l’UEFA ha preparato un protocollo ad hoc per permettere il più possibile il naturale svolgimento della competizione. In primis, la linea guida suggerisce vivamente l’ausilio dei vaccini, “ove e qualora fosse possibile”, si legge nel comunicato. Va evidenziato come il vaccino ai calciatori risulti una possibilità e non un obbligo, soprattutto dal momento in cui molti governi nazionali non lo hanno permesso, non ritenendolo prioritario. Emblematico il caso della Spagna, dove il Ministro della Salute iberico si era opposto alla vaccinazione di massa, salvo poi fare retromarcia nelle ultime ore viste le positività di Busquets e Llorente.

La nostra Italia si è vaccinata interamente nel mese di maggio, dunque non dovrebbero emergere difficoltà a riguardo.
Per il resto, si confida nell’utilità del metodo “bolla”, ovvero gli spostamenti consentiti dai gruppi squadra saranno sono solo quelli tra allenamento e stadio per le gare ufficiali. Inoltre, i tamponi saranno effettuati a raffica, al massimo entro quattro giorni dall’ultimo effettuato. Gli eventuali contagiati saranno calcolati come classici infortunati, dunque non potranno essere sostituiti dall’elenco. Per disputare una partita “bastano” 13 negativi (di cui almeno un portiere); in caso contrario, si aspettano 48 ore, oltre le quali si procede con la sconfitta a tavolino.

Le favorite: tra forza e fame

I favori del pronostico volgono lo sguardo in modo deciso verso la Francia, reduce dal Mondiale di Russia 2018 vinto. Sulla carta Les Bleus hanno la miglior rosa, oltre forse al miglior giocatore che è Kylian Mbappé, dunque è lecito aspettarsi un cammino lungo e il più vincente possibile. Tuttavia, i transalpini dovranno faticare fin da subito, poiché il girone sarà con i campioni d’Europa uscenti del Portogallo e la sempre insidiosa Germania. Possono passare tutte e tre, ma sicuramente ci sarà da divertirsi nel Girone F.

Guardando in casa “nostra”, l’Italia parte leggermente dietro alle favorite, ma Roberto Mancini non vorrà di certo stare a guardare. La crescita azzurra sotto il tecnico jesino è lampante. C’è qualità, c’è gioco, ma soprattutto c’è tanta voglia di riconquistare una nazione intera dopo i disastri dell’ultimo decennio.

Meritano spazio e voce certamente anche Belgio e Inghilterra, seppur per ragioni diverse. I Diavoli Rossi sono una realtà consolidata, trainati su tutti da un Kevin De Bruyne in ripresa dall’infortunio e un Romelu Lukaku reduce dal premio di MVP della Serie A. I giovani talenti inglesi reclamano potere, bramano il primo successo agli Europei della loro storia, che sarebbe il primo trionfo dopo il Mondiale vinto del ’66. “It’s coming home”, o nemmeno stavolta?

Come possibili outsider chiamiamo in causa innanzitutto la Polonia di Robert Lewandowski, inserita nel girone E con una Spagna in netto calo rispetto ai fasti del decennio scorso; inoltre, desta curiosità l’Ucraina del CT Andriy Shevchenko, grazie ad un ottimo gruppo, compatto e con una chiara identità di gioco.

Il mercato nell’Europeo: una vetrina ma anche una distrazione

Terminata la stagione con i club, nonostante l’inizio degli Europei, la testa vola inevitabilmente anche, se non soprattutto, al mercato. Sono tanti i calciatori impegnati nella competizione ad avere le valige pronte per partire, o altri che non hanno affatto le idee chiare sul proprio futuro. Manca solo la firma per Gigio Donnarumma al PSG, il quale tra una partita e l’altra con l’Italia dovrà trovare il tempo di effettuare le visite con i parigini. A fargli compagnia a Parigi ci sarà l’olandese Georgino Wijnaldum, affare che però già ha visto l’ufficialità del caso.

Tra le file Orange c’è da chiarire anche il futuro di Memphis Depay, anche lui altro svincolato di lusso come gli altri due colleghi, appetito su tutti dal Barcellona di Ronald Koeman. A chiudere il cerchio dei parametri zero c’è Hakan Calhanoglu, il quale proprio oggi ha affermato che la Turchia è la sua unica priorità al momento. Il Milan aspetta, ma non troppo.

In Inghilterra ci si interroga invece sui piani di Harry Kane, visto che solo poche settimane fa ha annunciato di voler lasciare il Tottenham. Altro inglese in partenza è Jadon Sancho, ormai a un passo dal Manchester United. Merita una parola anche Cristiano Ronaldo, cui futuro alla Juventus sembra tuttuo fuorché saldo. Anche qui la situazione sarà da tenere d’occhio al termine dell’Europeo.


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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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