Chi di voi non si ricorda della sfida che a inizio stagione Bobo Vieri lanciò all’amico Marco Borriello? Per chi avesse un vuoto di memoria, l’ex bomber aveva promesso all’amico napoletano di pagargli una vacanza, qual’ora fosse arrivato a quota 15 gol stagionali.

Ecco, quella quota è stata raggiunta e l’assegno di Vieri è arrivato puntualissimo. Borriello però non ha voluto spenderlo per crogiolarsi al sole tra le splendide spiagge di Formentera, ma ha preferito compiere una più che nobile azione. Il centravanti del Cagliari ha infatti deciso di comprare tre defibrillatori, uno dei quali è stato consegnato alla ASD Carioca, squadra in cui Borriello ha mosso i suoi primi passi da calciatore.

Noi di Novantesimo.com abbiamo intervistato in esclusiva il presidente Vincenzo Russo, per scoprire tutti i retroscena della questione.

Quali sono state le sue sensazioni quando ha saputo che Borriello ha pensato prima di tutto alle sue radici, quindi alla società che l’ha scoperto e cresciuto?

”Per noi è sempre un onore ritrovare i nostri idoli, tutti coloro che sono cresciuti nel nostro vivaio. È bello che si ricordino di noi e dei nostri ragazzi ma soprattutto delle loro origini, per noi è un grosso vanto a livello nazionale.”

Quanto è importante al giorno d’oggi avere un defibrillatore in campo?

Il regalo di Marco è stato fondamentale, avere un defibrillatore per una scuola calcio è una necessità e un dovere. Al giorno d’oggi abbiamo la fortuna di avere tutti questi macchinari che possono salvare la vita di un bambino e per fortuna ci sono persone come Marco che fanno questi regali. Non è una spesa che tutte le scuole calcio possono affrontare, sui nostri territori sopravviviamo per mantenere a galla le piccole realtà. È stato un grandissimo regalo, ci ha fatto molto piacere.”

C’è qualche aneddoto su Borriello che può raccontarci?

Purtroppo non ho avuto il piacere di viverlo in prima persona, mio suocero vi saprebbe sicuramente dire di più. Stando a quello che mi racconta, le partite con Marco in campo non si perdevano. All’improvviso tirava fuori la giocata che risolveva la partita. Mi raccontava anche dei viaggi in macchina per andarlo a prendere fin sotto casa – ride n.d.r. – perché si dimenticava della partita. Erano altri tempi, adesso tutti sognano di avere un Marco Borriello in casa, ma purtroppo non è così. I ragazzi devono fare sport, ma il dono viene da Dio.”

Che consiglio si sentirebbe di dare ai giovani e alle famiglie che vivono piccole realtà?

”Il consiglio che do alle famiglie è quello di far fare sport ai propri figli, che sia calcio o altro. Anche per fargli fare nuove amicizie e per farli socializzare, poi come ho detto prima ci sarà qualche ragazzino magari più pronto che spiccherà il volo. In ogni caso mi sento sempre di dire: è meglio fare sport. Ai genitori dico sempre di non stare sempre col fiato sul collo dei figli, loro hanno bisogno di fare le proprie esperienze anche sbagliando. Un’ora e mezza di allenamento non deve trasformarsi in un’ora e mezza di consigli e di pressioni. I ragazzi si devono divertire prima di tutto.

Si ringrazia il presidente Vincenzo Russo per la disponibilità concessa ai nostri microfoni. Auguriamo a lui e a tutta l’ASD Carioca un futuro roseo e pieno di soddisfazioni, con l’auspicio che continuino a far divertire i ragazzi e magari anche a sfornare qualche altro talento per il nostro calcio.

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