La squadra di Ranieri occupa la decima posizione in campionato con 30 punti, ben 13 punti in più rispetto alla quartultima e a meno 12 dalla zona Champions. Perfettamente la metà della classifica per una squadra che si avvia a una stagione tranquilla, senza rischi né velleità di alcun tipo. Una squadra molto equilibrata, ancor prima che nella disposizione tattica già nei numeri: esattamente 33 gol fatti e subiti. 

Certezza del modulo ed elementi di spicco

In campo Ranieri utilizza un 4-4-2 ormai collaudato, che in partita, sia in fase di possesso che non, risulta essere un 4-5-1: gli esterni, spesso Damsgaard e Jankto, si stringono molto sul centrocampo creando densità e stringendo i reparti. Tuttavia, il tecnico romano ha saputo anche sfruttare al meglio l’organico, plasmando il modulo a seconda dell’avversario e del tipo di partita. Contro il Benevento, ad esempio, il 4-4-2 è diventato quasi un 4-1-4-1 con Adrien Silva vertice basso e Keita supportato da Thorsby e Torregrossa. Contro la Juve lo stesso norvegese si è invece abbassato molto con il solo Keita lasciato come riferimento più offensivo. 

Proprio Thorsby è diventato uno dei giocatori più importanti ed è ormai insostituibile nelle scacchiere di Ranieri, grazie alla sua duttilità e fisicità. Sarebbe riduttivo, tuttavia, considerarlo l’unico elemento interessante di una rosa che può vantare nomi di tutto rispetto in ogni reparto. 

Audero è in lizza per essere il terzo portiere della Nazionale agli Europei, nonostante una passata stagione tra alti e bassi; in difesa su tutti Yoshida, elemento di spessore per qualità ed esperienza, e Augello, capace di garantire spinta e ripartenze dando ampiezza alla squadra.

A centrocampo Jankto sta trovando di nuovo continuità con numeri e giocate importanti; Adrien Silva, fortemente richiesto dall’allenatore che già lo aveva avuto a Monaco e cercato a Leicester prima dell’esonero; infine Damsgaard, giocatore di grande qualità che è già richiesto da molte big del campionato e non solo. 

La grande compattezza della squadra di Ranieri sfocia in un attacco dove a farla da padrone è ancora Fabio Quagliarella, capitano e simbolo della squadra, ma anche Keita che, dopo alcuni diverbi con lo stesso mister, ha ora trovato una stabilità di rendimento che lo rende insostituibile per la capacità di strappare e ripartire in velocità.

Vittoria con la Fiorentina, poi Lazio

Proprio un gol di Quagliarella ha regalato pochi giorni fa una vittoria di misura contro la Fiorentina. C’è da dire che la squadra di Prandelli, attualmente in grande crisi con ancora la concreta possibilità di lottare fino all’ultimo per la salvezza, ha indubbiamente avuto migliori palle gol e anche una buona dose di sfortuna. La Samp ha saputo come sempre restare compatta, con reparti molto corti e un primo tempo a grande densità a centrocampo: sia il gol di Keita che quello di Vlahovic arrivano da sviluppi di calci piazzati. 

Nel secondo tempo il possesso è stato maggiormente viola, giocando perlopiù nella metà campo avversaria e, nonostante alcune grandi occasioni di Bonaventura, Biraghi e Milenkovic proprio sul finale, decisive sono state le ripartenze doriane: non solo il gol di Quagliarella, lasciato troppo solo al limite dell’area, ma anche la palla del possibile 3-1 sprecata da Leris.

La solita partita concreta quindi, in vista della prossima giornata in cui i ragazzi di Ranieri scenderanno in campo contro la Lazio all’Olimpico. Una sfida con una chiara connotazione romantica per il mister romano, che conosce certamente bene l’ambiente, ma che cela molte insidie.
La Lazio ha la necessità urgente di vincere per restare in zona Champions e sfruttare i molti scontri diretti delle competitors, ma anche alcune assenze importanti (Radu, Luiz Felipe, Hoedt e Lazzari) e il rischio che la testa sia già alla partita di martedì a Monaco: non esattamente le condizioni migliori per affrontare una squadra molto brava a restare in partita e a concedere generalmente poco. Il timore più grande per i biancocelesti è quello di ripetere la partita dell’andata, in cui, tra impegno Champions e moltissime defezioni (sugli esterni giocarono Djavan Anderson e Parolo), il risultato fu un secco 3-0 per la Samp: peggiore partita dell’anno per i ragazzi di Inzaghi (neanche un tiro in porta), migliore per Augello con un gol e un assist.

Quella di Ranieri è, in conclusione, una formula basata sulla concretezza ma ancora oggi molto efficiente. In pochi avrebbero scommesso sulla salvezza l’anno scorso quando fu ufficializzato il campione d’Inghilterra con il Leicester: dopo il fallimento del progetto Di Francesco allora i Doria erano dati quasi per certi in Serie B (3 punti in 7 partite) e Ranieri era chiamato a invertire la rotta proprio contro la sua Roma.

Dopo una salvezza raggiunta in tranquillità, il progetto è stato confermato per un ulteriore anno dal presidente Ferrero a dimostrazione della grande fiducia riposta nel gruppo: la sfida sarà ora quella di fare il passo successivo al netto delle cessioni che, molto probabilmente, quest’estate priveranno il blocco titolare di alcuni elementi.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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