Egitto, Cuper: “Salah è la nostra stella, ma conta il collettivo. L’Inter può tornare in Champions”

Sulla panchina dell’Egitto dal 2015, Hector Cuper, ex tecnico tra le tante dell’Inter ad inizio anni 2000, attualmente sta guidando la nazionale africana sulle ali del successo, vista la qualificazione ai prossimi Mondiali di Russia che mancava da decenni.

Di conseguenza, il tecnico argentino sta raccogliendo consensi a destra e a manca nello stato egiziano, con qualcuno che ha appeso numerosi cartelloni dandogli l’appellativo di “leggenda” per ringraziarlo per gli ottimi risultati accumulati.

A tal proposito, il Commissario Tecnico ha rilasciato la seguente intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, tracciando diversi temi, partendo proprio dai continui elogi che riceve:

Mister, una bella responsabilità.
“Non so se valgo tanto, la parola “leggenda” è pesante. Di certo sono felice che i tifosi abbiano questa riconoscenza nei miei confronti. Aver raggiunto un Mondiale a distanza di tanto tempo è un qualcosa di eccezionale”.

D’altronde ha compiuto un’impresa.
“Attenzione, parliamo al plurale. Non da solo, ma insieme. Il credo è “l’unione fa la forza”. Il merito è di ogni componente della Nazionale e del pubblico che ci ha sempre sostenuto. Abbiamo realizzato il sogno di un Paese intero e ogni giorno si nota la felicità, in ogni piccolo gesto. Sembra che la gente viva meglio anche grazie al calcio”.

Gli anni passano, ma lei è il solito “Hombre Vertical”.
“Non sono più un ragazzino (ride, ndr), ma tutta questa gioia mi fa star bene e mi dà un’energia incredibile per andare avanti. Proprio questo è il bello del nostro lavoro”.

Uruguay, Russia e Arabia Saudita: il gruppo A non appare impossibile.
“Celeste superiore, ma le partite non sono mai scontate. Ce la giocheremo per il secondo posto. Se qualcuno pensasse il contrario sarei pronto ad ascoltare i suoi argomenti nel mio ufficio”.

Il reale obiettivo?
“Passare il turno, poi potrebbe succedere di tutto. L’Egitto può e deve conquistare il rispetto di ogni avversario”.

I ragazzi la seguono come un secondo padre. 

“Non credo di poter insegnare loro miliardi di cose. Non mi considero tanto importante, ma di certo posso essere d’aiuto con la mia esperienza. Sono contentissimo del loro lavoro”.

Eppure si parla sempre di Salah.
“Perché è la nostra stella, normale sia così. Ma i top player non sarebbero tali senza un grande collettivo alle spalle”.
Italia out dal Mondiale. E Italia vuol dire, anche, Inter.
“Squadra che porterò sempre nel cuore. Voglio bene a tutti tifosi, mi hanno trattato in modo straordinario. Avverto il loro affetto ovunque, anche oggi a distanza di anni. La nostra Inter forse non era spettacolare dal punto di vista del gioco, ma lo stadio era sempre pieno: raramente ho visto un ambiente così caldo. Anzi, mai: San Siro esaurito è impressionante, unico al mondo”.

Spesso si ricordano le finali che ha perso: purtroppo anche a Milano i k.o. non sono mancati.
“Si riferisce al 5 maggio e alla semifinale Champions con il Milan? Nessun titolo, vero, ma vado orgoglioso di quanto fatto. Abbiamo cambiato la mentalità dopo stagioni complicate. Poi con Mancini e Mourinho l’Inter vinse tutto, probabilmente grazie anche alla nostra base. Certo, mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa, ma sono comunque soddisfatto”.

A distanza di 16 anni, quale motivazione per il 5 maggio?
“Partita incredibile, dura da spiegare. Ancora oggi non riesco a darmi una risposta”.

Qualche problema con Ronaldo, raramente in coppia con Vieri: ci pensa ogni tanto?
“Ripeto: non conta il singolo, ma il gruppo. I fuoriclasse possono farti vincere con la giocata, ma cosa farebbero senza gli altri dieci? Pensate alla nostra Inter: Toldo in porta, Cordoba, Materazzi e Zanetti in difesa, Di Biagio a centrocampo, quando c’era bisogno Kallon e Ventola in attacco. Solo per citarne alcuni. Conta la squadra, lo ripeterò fino alla morte”.

Con Moratti tutto ok?
“Fui esonerato dopo il 2-2 di Brescia (18 ottobre 2003, ndr), ma nessun rancore. Il presidente è una grande persona, tra di noi il rapporto è sempre stato ottimo. Ha dimostrato grande affetto sostenendomi in ogni momento”.

Il miglior risultato ottenuto a Milano?
“Aver ridato fiducia dopo anni complicati. La gente tornò a crederci: “Possiamo vincere ancora”. Con noi iniziò un certo tipo di crescita”.

Il suo pensiero quando scoppiò Calciopoli?
“Ci rimasi molto male. Diamo tutto sul campo, poi all’esterno accadono certe cose… Vien da pensare: “Si sputa sangue per cosa?”. Per fortuna la giustizia fece il proprio corso e i problemi furono risolti”.

L’Inter attuale è molto diversa dalla sua, sotto tutti i punti di vista.
“Sono cambiate tantissime cose, oggi è un altro club. Ma possono arrivare in Champions, inoltre c’è Spalletti: una garanzia, l’uomo giusto per l’Inter. E vorrei dare un consiglio”.

Magari alla famiglia Zhang, ultimamente presa un po’ di mira.
“A nessuno in particolare, parlo in generale: lasciamo lavorare Luciano in tranquillità. A volte manca la pazienza e si pretende tutto e subito, complicando il lavoro. È l’allenatore ideale per questo progetto, bisogna continuare con lui. Con la speranza di vedere l’Inter in alto, dove merita. Il prima possibile”.
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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Napoletano di nascita ma fedele e viscerale interista dall'infanzia. La profonda passione per il calcio è una costante della mia vita. Amo la scrittura e le lingue straniere, in particolar modo lo spagnolo e il francese.