Juve Stabia, la retrocessione in sé non sarebbe un dramma sportivo ma c’è altro

Ph: Juve Stabia
Ph: Juve Stabia

Le Vespe in campo per l’ultima gara decisiva per il futuro in serie B. La retrocessione potrebbe però essere già avvenuta fuori dal rettangolo di gioco. Come si affronta un fallimento?

L’ultima giornata di serie B è arrivata. Dopo 10 mesi e una pandemia. Stasera ultimo atto di questo lungo, complesso, assurdo campionato. Come è stato lungo, complesso, assurdo anche il viaggio della Juve Stabia. Ad una manciata di punti dai Play Off a febbraio, ora costretta a lottare fino al 90esimo per vincere a Cosenza e aggrapparsi ai Play Out per provare a mantenere la categoria. Unica vittoria del post lockdown col Chievo Verona in casa per le vespe. Poi solo sconfitte e qualche punticino. I gialloblu non sono riusciti a ritrovare una loro dimensione dopo lo stop e hanno sofferto, tanto, il ritorno in campo. Sono venuti meno gli uomini chiave, coloro che erano riusciti a brillare nei mesi precedenti, dopo aver conquistato, partita dopo partita, il ritmo.

Si pensi ad Addae, a Bifulco, al reparto difensivo che aveva raggiunto un proprio equilibrio. Svanito in un secondo. Effetto quarantena. E’ chiaro che i tifosi non l’abbiano presa bene. Dopo l’ultima sconfitta al Menti, contro la Cremonese, la curva ha affrontato la squadra. Vis a Vis. Sui social è caccia ai colpevoli. Dal presidente, all’allenatore: la piazza chiede che qualcuno si prenda la responsabilità. Anche in caso di vittoria. “Cambiamo tutto, andate via” è, parafrasando, l’opinione quasi generale. A mente fredda le valutazioni si ammorbidiscono. Sono filtrate dalla ragione e non guidate dalla passione, che non consente un ragionamento lucido.

E’ necessario evolversi. La sensazione che un ciclo sia finito, indipendentemente dall’epilogo, è evidente a tutti. Che molti occhi in cui si sono riconosciuti gli stabiesi abbiano perso quella luce anche. Che non si tratti di un dramma sportivo è difficile da digerire, ma da ammettere. La Juve Stabia ha raggiunto uno straordinario risultato l’anno scorso, contro ogni pronostico, grazie agli stessi uomini oggi messi alla gogna. La salvezza è sempre stato l’obiettivo. E non tutte le battaglie si vincono. Fa parte del Gioco. Quando si partecipa, si accettano le regole, dando il proprio sostegno incondizionato, che non può venire meno alla vigilia dell’ultimo atto.

Il presidente Langella ha sì all’inizio dell’anno parlato di serie A, ma poi l’intero ambiente ha riportato con i piedi per terra. A partire da Fabio Caserta, che in questi giorni ne ha sentite tante. Immeritatamente. Una storia come la sua non può essere ricordata solo, eventualmente, per il finale. Perché, come canta Niccolò Fabi, tra la partenza e il traguardo in mezzo c’è tutto il resto. E non deve, non può essere dimenticato. Quel mezzo sarà sempre parte della storia della Juve Stabia. Il vero dramma sportivo sarebbe demolire tutto ciò che è stato e non custodirne il buono. Al di là del responso del campo.

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