Il futuro del Calcio Catania è appeso ad un filo sottilissimo e i numeri resi noti oggi dopo la pubblicazione del bilancio d’esercizio confermano quanto da noi detto in passato.

Infatti come scritto nel precedente articolo, la società rossoazzurra ha aumentato la perdita di esercizio di 1,5 milioni in più rispetto al 2018, così da arrivare ad un passivo di 7,5 milioni di euro.

Andando a sviscerare e filtrare i tantissimi numeri e dati che abbiamo letto, sono nate le prime perplessità. La situazione è molto preoccupante e l’evidenza di quanto da noi supposto precedentemente sembra venir fuori.

I membri del CdA del Calcio Catania S.p.A. stanno provando a salvare il salvabile con maestrie e magie degne del famoso illusionista David Copperfield.

Facciamo chiarezza e cerchiamo di essere il più possibile comprensibili a tutti.

I documenti che compongono il bilancio di esercizio delle imprese quotate in borsa, come il Catania che è una società per azioni, sono:

  • Lo stato patrimoniale netto che è il prospetto del capitale; tale documento assolve alla funzione di riepilogare il valore degli elementi dell’attivo e del passivo del capitale di proprietà alla data di chiusura dell’esercizio
  • Il conto economico che è il prospetto del reddito di periodo; tale documento assolve alla funzione di evidenziare il processo di formazione del reddito e riepilogare i componenti positivi e negativi.
  • Il rendiconto finanziario
  • La nota integrativa che è ha la funzione di descrivere e informare i destinatari del bilancio non solo sull’origine e le caratteristiche dei valori quantitativi, ma evidenziando la modalità con cui la gestione si è svolta. Inoltre permette di completare i dati dei prospetti contabili (Stato patrimoniale e Conto economico), fornendo ulteriori informazioni quantitative e descrittive; e di esplicitare determinati comportamenti soprattutto in merito alle valutazioni effettuate, alle deroghe a determinate disposizioni di legge

Vedremo come quest’ultimo documento non sia presente e perché questa è una cosa abbastanza grave.

Leggendo il bilancio la prima cosa che salta fuori è una supervalutazione di Torre del Grifo. L’innovativo centro sportivo, in un solo anno, ha aumentato il proprio valore di ben 4.282.000 milioni di euro. Questa incredibile somma è stata stimata da un perito che ne ha garantito il valore.

Grazie a questa abile mossa, il Catania ha usufruito della riserva di rivalutazioni beni.

Così facendo il club di Via Magenta ha potuto chiudere il proprio bilancio con un patrimonio netto di 324.000 mila euro contro il -1.247.309 milioni dello scorso anno.

Il problema sorge quando secondo le norme dello IASB e della legge italiana, una società non può avere perdite un terzo superiori rispetto al proprio capitale sociale.

Il sodalizio etneo infatti ha un capitale sociale di 2.000.000 milioni di euro e perdite per 7.400.000 milioni di euro, superando la soglia consentita del 33,33%

Qualora mai dovesse avvenire questa situazione vi sono delle tutele “civilistiche”. La giurisprudenza e dottrina sono concordi nel ritenere che le perdite incidono sul capitale sociale solo dopo aver eroso tutte le riserve.

Laddove risulti che il capitale sociale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, gli amministratori devono:

  • redigere una situazione patrimoniale accompagnandola con una propria relazione e con le osservazioni del collegio sindacale;
  • depositare la predetta situazione patrimoniale, con le relazioni, presso la sede sociale negli otto giorni che precedono l’assemblea, affinché gli azionisti ne possano prendere visione.

Il CdA del Catania ha aggiornato il proprio stato patrimoniale il 30 settembre 2019 quando però aveva accumulato 1.600.000 milioni di euro di debiti quindi il totale del patrimonio è passato da 300.000 mila euro di utili e a 1.300.000 milioni di debiti.

Per questo motivo la mossa della rivalutazione del centro sportivo fa bingo, in quanto si va a parare il colpo con le riserve.

Liquidità

Si è parlato molto anche della scarsa liquidità societaria in quanto il Catania, ad oggi, ha 0,21 centesimi ma non è una situazione nuova in quanto dal 2018 al 2015 questo indice è variato da 0,60 a 0,68 centesimi.

I debiti

Il passivo totale di quest’anno ammonta a 53 milioni di euro contro i 47 dello scorso periodo di esercizio. Dato che desta preoccupazione poiché, dopo l’avvento di Lo Monaco i debiti erano diminuiti anno dopo anno e solo in questo bilancio sono nuovamente aumentati.

Questione nota integrativa

Intervenuti durante il CdA, Pietro Lo Monaco e Davide Franco hanno elaborato le loro strategie per risolvere questa delicata situazione. L’ex amministratore delegato avrebbe indicato come via maestra la cessione di alcuni giocatori così da poter ottenere plusvalenze ed abbassare il monte ingaggi.

Il presidente Franco ha dato, in qualità di rappresentate di Finaria, indicazione di versare al Catania 2 milioni di euro per coprire le perdite.

Ed è qua che casca l’asino perché di questa presunta immissione di capitale non c’è traccia e non è scritta da nessuna parte, (dovrebbe essere inserito nella nota integrativa) ed è chiaro che si crea un enigma.

Provando a trovare il bandolo della matassa possiamo dire con certezza che questi 2 milioni siano stati versati perché se così non fosse la società etnea avrebbe dovuto iniziare il processo di liquidazione avendo avuto un patrimonio netto negativo e perdite superiori ad un terzo rispetto al capitale sociale.

Non è chiaro come Finaria abbia trovato questa somma essendo anch’essa in liquidazione.

Peccato che di questi soldi non ci sia traccia.

Ecco cosa dice il revisore contabile

A destare preoccupazione sono le analisi di finali del revisore contabile, presente durante il CdA, che fanno nome alla società Trevor.

Secondo Trevor il Calcio Catania evidenzia una profonda crisi finanziaria che non consente di far fronte con regolarità agli impegni di spesa assunti.

L’attività è stata resa possibile grazie al rilevante sostegno finanziario dei soci e di tutte le società del gruppo di riferimento, che sono “finalizzate a supportare finanziariamente la società, eventualmente anche mediante l’ingresso di nuovi partners commerciali e/o finanziari”.

Inoltre secondo Trevor, la continuità aziendale del Calcio Catania risulta subordinata alla capacità del socio Finaria di continuare a sostenere il Calcio Catania. Come ribadito dagli stessi amministratori, la capacità risulta ad oggi incerta ed in parte dipendente da fattori esogeni alla volontà degli amministratori.

Secondo i revisori non c’erano, dunque, al 13 gennaio, i presupposti per verificare l’effettiva sussistenza del presupposto di continuità aziendale.

Una situazione che di certo non scopre il revisore contabile in quanto abbiamo sempre asserito che le altre società di Pulvirenti hanno fatto da “bancomat” al Catania come la povera Meridi.

Per questo motivo il futuro dei rossoazzurri è a stretto contatto con le vicende dei supermercati Fortè e dei commissari presenti ad oggi nella società che li controlla.

Futuro sempre più incerto ed enigmatico, i rossoazzurri giocano due partite: una dentro ed una fuori dal campo.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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