L’11 luglio resterà una data scolpita nel cuore degli italiani. Dopo il trionfo del 1982 che aveva portato gli Azzurri sul tetto del mondo, ieri si è bissato con il prestigioso Europeo che rappresenta il sesto titolo della storia. Un trofeo, che mancava da ben 53 anni, che negli ultimi anni era diventato quasi un’ossessione, sfumato in particolare dopo la scottante delusione del 2012 con il 4-0 rifilatoci dalla Spagna.

Quella di ieri è stata una vittoria del gruppo. Un gruppo che soltanto tre anni fa aveva raggiunto il picco più basso, con la mancata qualificazione ai Mondiali ed oggi si trova a festeggiare un trofeo. Una vittoria di ventitré ragazzi che ci hanno creduto sin dal primo giorno, capitanati dal C.T. Mancini e dal suo staff che hanno saputo inculcare una mentalità vincente nei ragazzi.

Amici prima che compagni di Nazionale

Tanti buoni rapporti all’interno dello spogliatoio, dove – a differenza degli anni passati – non sono sorte discussioni. Il clima era sereno, come testimoniato anche dalle parole a fine gara di Leonardo Bonucci che ha parlato di un’aria diversa nello spogliatoio, in cui nessuno si stancava di stare insieme.

Soltanto per citarne alcune, basti pensare al rapporto di profonda amicizia che lega Bonucci e Chiellini, a quello tra Immobile, Insigne e Verratti che hanno fatto le fortune del Pescara di Zeman oppure a quello dell’ex coppia granata ImmobileBelotti.

Non è più la vecchia Italia

Un gruppo che ha fatto la differenza, in grado di saper reagire subito a tutte le avversità. Compresa l’ultima, quella del gol subito a freddo dopo appena 2′. Un’altra squadra avrebbe subito il contraccolpo psicologico, ma questi ragazzi hanno proseguito con la propria idea di gioco, variata rispetto al credo che ha contraddistinto gli Azzurri in passato quando il tasso qualitativo era anche maggiore, con un rendimento che è andato sempre più in crescendo sino a schiacciare i Leoni inglesi.

Andare a Wembley, nella tana del nemico, dinanzi oltre 60mila spettatori di fede inglese, e giocare a calcio non era semplice. L’Italia ha sempre fatto la partita, prendendo in mano il pallino del gioco, con l’Inghilterra chiusa a riccio per difendere il risultato. Una chiara dimostrazione di carattere e personalità. Nonostante tra i migliori ci siano Donnarumma (premiato come MVP di Euro 2020), Bonucci e Chiellini, l’atteggiamento è stato tutt’altro che difensivo. Una sorta di accantonamento del catenaccio e contropiede che nel corso dei decenni passati era diventato il marchio di fabbrica del Belpaese.

Futuro roseo: questa Nazionale può crescere ancora

Tanti meriti di questo trionfo vanno alla prima persona che ci ha creduto: il CT Mancini, al quale nello scorso mese di maggio era stato prolungato il contratto sino al 2026. Va riconosciuto al Presidente Gravina un chiaro esempio di lungimiranza da parte della Federazione che ci ha visto lungo. Il prolungamento del contratto è stato un segnale forte verso il CT Mancini ed il suo staff che si è trovato spalleggiato sia dai vertici federali sia dalla concreta possibilità di aprire un ciclo vincente con questa Nazionale che vanta tanti giocatori di prospettiva (solo per citarne alcuni, l’infortunato Zaniolo, Kean, uno dei sacrificati, e Raspadori) che cresceranno ancora. E, con l’umiltà che ci ha contraddistinto in questo torneo, si potrà tornare più forti di prima anche nei Mondiali il prossimo anno per provare a scrivere un qualcosa di storico. Ora, però, è il tempo di festeggiare.

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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