Diego Armando Maradona è morto. La notizia è rimbalzata direttamente dall’Argentina da El Clarin, il principale quotidiano.
Fatale per El Pibe de Oro, campione del Mondo con la Selección nei mondiali di Messico 1986, un arresto cardiorespiratorio nella casa dove si era stabilizzato dopo l’operazione di alcune settimane fa.

Una notizia che scuote tutti gli amanti del calcio in ogni latitudine, ma certamente farà particolarmente rumore nella sua Napoli, dove è stato venerato come una divinità dai tifosi azzurri, tanto che la sua statuina è da anni inserita nel presepe partenopeo.
L’arrivo del fenomeno argentino a Napoli nel 1984 fu segnato da una storica presentazione allo Stadio San Paolo: ottantamila persone accorsero pagando una cifra simbolica di mille lire per vederlo all’opera.
Verrà ricordato come l’eroe e un simbolo dei due primi e unici scudetti partenopei e del primo double Campionato-Coppa Italia (1986-1987), record fino ad allora appartenuto al Grande Torino e alla Juventus. Capocannoniere della Serie A 1987-1988, nella stagione successiva portò in Campania la Coppa Uefa.


L’esperienza azzurra si concluse nel peggiore dei modi il 17 maggio 1991 dopo la positività emersa alla cocaina dopo un controllo antidoping: un problema con cui il Pibe de Oro ha convissuto nel corso degli anni, apparendo ultimamente in condizioni deplorevoli che hanno rischiato di macchiare fortemente l’immagine di un campione. Nonostante tutto, resta l’immagine di un calciatore-simbolo che ha dato tanto per il Napoli e la Serie A, tanto che il sodalizio campano ha deciso di ritirare la maglia numero 10 già nel 2000
Un calciatore che verrà narrato e ricordato alle generazioni future, in grado di poter effettuare giocate imprevedibili e fuori dagli schemi, regalando gioie ed emozioni non solo ai tifosi, ma a tutti gli amanti del calcio.

I segni dei suoi strascichi fisici erano ben presenti sul suo corpo, frutto di eccessi e dipendenze da alcool e droga, che avevano fatto di lui un personaggio apparso sopra le righe sfruttando l’eco mediatico dei social.
Un campione apparso negli ultimi anni svanito, che pur restato nel mondo calcistico non era riuscito ad imporsi come allenatore come aveva fatto da giocatore, rimbalzando alle cronache più volte in comportamenti extra-calcistici. Non era il finale che si meritava, ma di cui si è pentito: come ammesso da lui stesso, ha concesso un vantaggio alla cocaina e non ne ha tratto vantaggio, rimpiangendo il fatto di non aver potuto dare il 100% ne lcalcio.

In un intervista del 2005 il Pibe de Oro immaginò il giorno della sua morte: “Grazie per aver giocato a calcio, grazie per aver giocato a calcio, perché è lo sport che mi ha dato più gioia, più libertà, è come toccare il cielo con le mani. Grazie alla palla. Sì, metterei una lapide che dice: grazie alla palla“. E allora Diego, siamo noi a dire grazie. Ma non alla palla, ma a te. Che grazie al tuo estro hai fatto innamorare tante persone al calcio. Oggi è un giorno brutto per questo sport.

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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