C’eravamo tanto amati, ma a fasi alterne. Potrebbe essere riassunta così l’esperienza durata sei stagioni di Edin Dzeko alla Roma. Il miglior marcatore straniero della storia del club, dietro solo a Pruzzo e Totti nella classifica generale, ma pur sempre quel giocatore spesso svogliato e con un piede e mezzo lontano dalla Capitale praticamente ogni sessione di mercato da anni a questa parte. Lo stesso che faceva da regista offensivo e da bomber implacabile, senza però dimenticare le partite da non pervenuto. La fascia di capitano al braccio nelle notti importanti, la stessa che era stata sfilata in seguito ad un acceso diverbio con Fonseca. Insomma, alti e bassi che hanno reso agrodolce la storia e la cessione del bosniaco a Roma.

L’arrivo e il primo anno di Dzeko alla Roma

Era l’11 agosto 2015 quando Edin Dzeko lasciò il Manchester City per la Roma. Un acquisto dalla portata incredibile per l’epoca, con soli 21 milioni complessivi di costo del cartellino arrivava in Italia un giocatore da 157 gol e tre campionati tra Wolfsburg e Manchester City, più precisamente una Bundesliga e due Premier League.

Pronti, via e Dzeko dimostra subito tutto il suo valore, in particolare con il gol alla Juventus dove sovrasta Chiellini e infila Buffon. Apoteosi del popolo giallorosso che è sempre più convinto di avere tra le mani un attaccante devastante dalla doppia cifra assicurata già a gennaio se non prima.

Fa strano vedere molti protagonisti di questa Roma con la maglia giallorossa…

Alla fine quella doppia cifra Dzeko la raggiunse al pelo deludendo le attese. A discapito delle cose fatte vedere dal bosniaco nella primissima parte di stagione, l’ex City smette di segnare e mette a referto solo 8 reti in campionato in 31 partite e due in Champions League scendendo in campo sette volte. Ad ampliare quest’annata horror ci sono i tantissimi errori in fase realizzativa: dal tiro alle stelle contro l’Atalanta a portiere battuto al clamoroso disastro calcistico consumato contro il Palermo.

La rinascita del Cigno di Sarajevo

In una piazza come Roma, tra le più calde d’Europa, collezionare questa serie di errori vuol dire scavarsi la fossa con le proprie mani. La fiducia è ai minimi storici nonostante una sola stagione all’attivo e Dzeko è chiamato al riscatto obbligatorio la stagione successiva. Detto, fatto: 39 gol e 15 assist in 51 partite stagionali, 29 in Serie A che consegnano lo scettro di capocannoniere del campionato al bosniaco.

La Roma termina il campionato al secondo posto a quattro punti dalla Juventus campione e davanti al Napoli, peccando in Europa con l’eliminazione prematura dalla Champions e l’uscita agli ottavi di Europa League contro il Lione dei vari Diakhaby, Tolisso, Fekir, Lacazette. Per Dzeko rimane una stagione ultra positiva, un punto di partenza per cancellare la pessima annata precedente e rilanciarsi in futuro.

Tra il sogno Champions e le voci sulla cessione

L’addio di Luciano Spalletti vede l’arrivo di Eusebio Di Francesco in casa Roma. Dzeko continua a trovare la porta con costanza segnando comunque meno in campionato calando da 29 a 16 gol in Serie A, uno score comunque di tutto rispetto, ma facendo un clamoroso exploit in Champions League. Il gol decisivo a Baku col Qarabag, la doppietta da sogno allo Stamford Bridge con il Chelsea, la rete che vale la qualificazione agli ottavi contro lo Shakhtar, il gol che mantiene viva la Roma nel 4-1 del Camp Nou e quello che innesca la miracolosa rimonta del 3-0 datato 10 aprile 2018 quando Dzeko e compagni eliminarono la truppa di Messi. La corsa in Champions finisce contro il Liverpool con il bosniaco che timbra sia andata che ritorno nel 7-6 complessivo in favore dei futuri campioni.

Raccontato così sembra tutto rosa e fiori, ma nel bel mezzo di questa magnifica cavalcata giallorossa avviene un vero e proprio terremoto in casa Roma. Le continue cessioni fanno presagire una rivoluzione con Edin Dzeko prossimo a lasciare la Capitale, in particolar modo nella finestra di gennaio quando il Chelsea di Antonio Conte si fionda sul giallorosso sfruttando il presunto “mal di pancia” del bosniaco. La pietra tombale sull’argomento sembrava averla messa la prestazione di Dzeko nello scontro diretto contro l’Inter datato 21 gennaio 2018, prima naturalmente della fase finale europea da sogno, che aveva visto un Edin spento e svogliato a discapito di una Roma coraggiosa e arrembante che aveva comunque portato solo un punto a casa. Tre giorni dopo va in scena il recupero contro la Sampdoria, Di Francesco lo schiera titolare a sorpresa e al 91′ Dzeko sigla l’1-1 definitivo e a fine gara Monchi chiude ogni discorso: «Non ci interessano le offerte per Dzeko». Il destino vuole che nel mese di febbraio Edin torna a giocare con le pantofole, compresa l’andata contro lo Shakhtar in Champions, tanto da finire in panchina nel big match con il Milan: sconfitta e ultima parte di gara con Dzeko in campo senza ulteriori squilli. Altro flop dell’attaccante con le milanesi, altri interrogativi sulla sua permanenza. Passa letteralmente una giornata di campionato e Dzeko mette la parola “fine” ad ogni polemica con una doppietta d’autore a Napoli. Da lì in poi gol qualificazione allo Shakhtar e tutto ciò che abbiamo raccontato in precedenza, una seconda parte di stagione da incorniciare con altre otto reti in campionato e la fase finale europea da sogno.

Altro calo, altre polemiche

Era quasi inevitabile dopo un’annata da semifinalista in Champions League e da polemiche riposte sotto il tappeto come la polvere che nella stagione successiva sarebbe tutto venuto a galla. La Roma passa dal 3-0 al Barcellona alla disfatta di Firenze per 7-1, dalla semifinale di Champions al sesto posto in campionato. Anche per Dzeko c’è stato un crollo verticale con soli nove gol in campionato e alcuni errori che riportano tutto al 2015-2016, tra cui quello nella gara contro il Porto valevole per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

Lo specchio della stagione della Roma e di Dzeko

Un continuo sali e scendi che sembra consegnare a Dzeko il titolo di giocatore in declino dopo la strepitosa annata passata. La tifoseria rumoreggia, la dirigenza traballa con Claudio Ranieri che subentra a Eusebio Di Francesco alla 27esima giornata, le solite voci su Dzeko e le prestazioni di Edin che lasciano presagire un definitivo addio a fine stagione.

Biennio tribolato

Alla fine della fiera, ad agosto 2019, Dzeko rinnova fino al 2022 con pareri contrastanti ma con la speranza che tutto possa risolversi. Dal punto di vista realizzato, il 2019/2020 di Dzeko si chiude a 19 reti stagionali con tanto di raggiungimento del primo posto nella classifica dei migliori marcatori stranieri della storia della Roma, finendo la sua esperienza al terzo posto generale alle spalle di Roberto Pruzzo e Francesco Totti superando Amedeo Amedei il 23 dicembre 2020. Tornando al 2019, a gennaio viene ceduto Alessandro Florenzi e la fascia di Capitano finisce sul braccio del bosniaco. Un’investitura importante per un pezzo di storia giallorosso.

Ma se vi aspettate più di un anno senza problemi, avete sbagliato posto. Ad un anno dell’investitura della fascia, un pesante diverbio con il tecnico Fonseca porta Dzeko non solo alla perdita del grado di capitano, che finisce a Lorenzo Pellegrini, ma anche temporaneamente ai margini della rosa salvo poi essere reintegrato. Rimangono comunque crepe difficili da sistemare. Dzeko si toglie ancora qualche sassolino dalla scarpa risultando decisivo in Europa League: gol all’andata e al ritorno dei sedicesimi col Braga, rete che chiude i conti nella pratica Ajax dei quarti di finale e altre due gol, uno per gara, nel doppio confronto contro il Manchester United in semifinale seppur inutile visto il sonoro 6-2 rifilato dai Red Devils all’andata. La fatica spesa in Europa si trasforma in una marea di punti persi in campionato con il settimo posto finale che consegna alla Roma la prima partecipazione italiana alla Conference League, un traguardo senza dubbio storico ma che non porta di certo il sorriso nella Capitale.

Tra Juve e Inter

In tutto ciò, nell’ultimo biennio, si sono susseguite ulteriori voci di mercato soprattutto in ottica Juventus. Edin Dzeko sembrava infatti ad un passo dai bianconeri nell’estate del 2020 sebbene poi sia stato preferito Luis Suarez, quest’ultimo affare comunque saltato per vicissitudini extra-calcistiche e con la Juventus che ha definitivamente optato per l’affare Morata. Si è trattato dunque dall’ennesima volta in cui Edin Dzeko era praticamente dato per partente salvo poi rimanere quasi da separato in casa, complicando la propria stagione e quella di tutto l’ambiente come testimoniato dallo scontro con Fonseca. Non a caso Dzeko chiude l’anno con il suo record negativo di reti in campionato: sole sette marcature e per quanto “giustificabili” dalle altrettante poche gare giocate (ventisette, altro record negativo) Dzeko non sembrava più minimamente coinvolto nel progetto con Borja Mayoral che aveva ormai preso il suo posto.

Ingaggio pesante, ultime annate a singhiozzo e una situazione ormai arrivata allo stremo. La relazione tossica tra Dzeko alla Roma è oggi più che mai obbligata ad un taglio definitivo e l’opportunità Inter sembra essere perfetta per l’attaccante bosniaco e per la società capitolina, oltre ad essere naturalmente una pedina importante in una Inter orfana di Romelu Lukaku. Il campo ci dirà se i nerazzurri hanno fatto una buona mossa a portarlo a San Siro, ma l’unica cosa certa è che la Roma non poteva più andare avanti.

Grazie Roma

Inutile girarci attorno, ciò che è stato Dzeko alla Roma rappresenta qualcosa di più unico che raro al netto di tutti i fattori negativi. Le semifinali europee, il record di gol, la fascia di capitano e le 305 presenze in giallorosso occupano di diritto un capitolo importantissimo della storia della Roma.

Dzeko e la Roma, forse entrambi troppo legati tra loro per dirsi addio da soli, si sono trovati separati di forza, in maniera brusca, come spesso capita nelle storie d’amore a cui non si riesce a dire di addio per l’ultima volta.

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