Dybala-Juventus ai titoli di coda: un addio che farebbe bene a tutti

Dybala

Correva l’anno 2015, il fischietto dell’arbitro Çakır era pronto ad emanare il triplice fischio per dichiarare la fine delle ostilità all’Olympiastadion. Esattamente dove qualche estate prima Buffon, Barzagli e Pirlo festeggiavano la loro più grande vittoria in carriera, adesso c’è solo spazio per lacrime amare. Le stesse che i tifosi bianconeri sono abituati dopo una finale europea. I più ottimisti, dopo qualche giorno, cominciavano già a sperare nella prossima stagione e uno dei motivi per cui valeva la pena crederci era un giovane attaccante proveniente dal Palermo. Si tratta di Paulo Dybala.

Le annate bianconere

Da lì in poi sono stati quattro anni sulle montagne russe: dalla doppietta al Barcellona ai problemi sentimentali che minavano le prestazioni, dalla rete a Wembley ai mal di pancia in panchina fino ai goal a raffica al primo anno con la “10” alle liti con Allegri e la sua visione di “tuttocampista” associata all’argentino, mai realmente accettata dallo stesso Dybala.

Tra sentimento e dura realtà

Coccolato e difeso da gran parte del popolo juventino per via della sua classe immensa, talento infinito e dal viso e dai piedi da angelo del pallone, ora cominciano a sorgere i primi dubbi su quali siano i suoi reali margini di crescita in quel di Torino.
Il difficile test della “10” è stata la dimostrazione di una scarsa attitudine mentale e di un livello di professionalità, personalità e costanza talvolta ben al di sotto delle aspettative. Questa dannata parola ha inevitabilmente accelerato, bruciando le tappe, quello che doveva essere un percorso di crescita graduale e costante.
I paragoni sono stati pesantissimi. D’altronde la “juventinità di Del Piero” e la “classe di Messi” sono qualità per pochissimi eletti, se non addirittura un’esclusiva dei due citati.
Arriviamo al punto: nessuno si è mai azzardato a criticare le qualità tecniche di Dybala, sarebbe da pazzi. Ma a calcio non si gioca solo con i piedi, soprattutto ad alti livelli.
C’è bisogno di mentalità, costanza e freddezza non solo sotto porta ma nell’analisi di certe situazioni.
Accettare una panchina dal primo minuto senza musi lunghi davanti alle telecamere, rimanere seduto in panchina dopo una sostituzione senza polemiche e altri atteggiamenti sono sinonimo di maturità e sebbene qualche errore passato si può anche perdonare, come per esempio l’espulsione contro il Real Madrid, diventa poi obbligatorio dimostrare di essere cresciuto nel momento in cui si arriva a 26/27 anni.

A Manchester per il riscatto

Se questo non avviene l’idea di cambiare aria potrebbe agevolare questo processo in quanto la Juventus, in questo momento, non può permettersi di accontentare e seguire nel dettaglio ogni piccolo problema individuale. La Juve ha l’imperativo categorico di vincere nell’immediatezza e per farlo c’è bisogno di giocatori con la mentalità giusta.
Per Dybala, come detto, un cambio radicale potrebbe essere la possibilità della consacrazione definitiva lontano dal Paese che lo ha accolto da bambino e lo saluta con tutte le carte in regola per prendersi la scena.

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