Con addosso allo stesso tempo il fardello di dover dare una svolta all’opaca stagione della Juventus e quello di essere il terzo acquisto più oneroso di sempre della sessione di calciomercato invernale, per Dusan Vlahovic la pressione certamente non mancava.

Il serbo però ha risposto nel modo in cui da agosto a questa parte gli riesce meglio; gli sono bastati infatti soltanto 13′ per siglare il suo primo gol con la maglia della Vecchia Signora.

Oltre al gol però, come sono andati i suoi primi 90′ con la Juventus? E soprattutto, che tipo di considerazioni possiamo trarne? Basteranno il suo innesto (e quello di Zakaria) per la corsa alla zona Champions?

I 90′ minuti di Dusan Vlahovic

Va innanzitutto fatto un plauso alla partita di sacrificio di Koray Gunter, che con la sua marcatura a uomo ha reso la vita davvero complicata a Vlahovic; il serbo infatti nei primi dieci minuti di partita è uscito sconfitto da tre dei due uno contro uno ingaggiati con il centrale dell’Hellas. Nell’unico vinto, nato dagli sviluppi di una ottima conduzione palla al piede di Rabiot, Vlahovic è riuscito a crearsi lo spazio per il tiro a campo aperto, respinto però dal reattivo Montipò. Pochi minuti prima del gol, questa volta imbeccato da Danilo, riesce usando il corpo a liberarsi di Gunter in un primo momento; il turco riesce però a fermarlo sul più bello, con un intervento miracoloso. Già nei primi dieci minuti, è evidente come l’ex Fiorentina non disdegni nè il giocare spalle alla porta con addosso il difensore, e nemmeno nel puntare a campo aperto.

Al 13′ arriva quindi la prima gioia in maglia bianconera, che nasce da un mix di questi due differenti stili di gioco: su rimessa dal fondo di Szczesny, bravo ad indirizzare in modo preciso su Vlahovic, che prima di testa serve Dybala per poi attaccare la profondità; il tutto si conclude con un chirurgico pallonetto, con cui riesce senza problemi a superare un Montipò uscito in modo disperato per evitare il gol.

Al 27′ va in scena la combinazione offensiva migliore di tutta la partita: un Morata in grande spolvero taglia dalla sx verso il centro, stringendosi a ridosso di Vlahovic; il numero sette, servito da Chiellini in verticale, appoggia a Morata per partire ancora verso la profondità e oltre. Lo spagnolo dopo aver sfidato la difesa scaligera in conduzione, vede il compagno libero al limite dell’area e lo serve., con Vlahovic che tuttavia viene chiuso ancora una volta in modo provvidenziale dal duo Gunter-Ceccherini.

Nel corso del secondo tempo invece, mano a mano la fiamma del serbo si riduce con lo scorrere dei minuti, il che è assolutamente comprensibile vista la mole di lavoro svolta per sè ma anche per la squadra; non è un caso infatti che quella di ieri sera sia stata una delle prove più convincenti della stagione di Alvaro Morata, e anche Paulo Dybala ha zittito tutti coloro che dubitavano della sua convivenza con Vlahovic.

Quali piani in serbo per le prossime quindici giornate?

Prima di parlare della prestazione individuale, va sottolineato, come già anticipato prima, quanto l’arrivo di Dusan sembra aver esaltato tutto il tridente offensivo: il campione da poter prendere in esame è sicuramente esiguo, ma i tre attaccanti bianconeri infatti non si sono mai calpestati i piedi, suddividendosi molto bene i compiti più che i ruoli, che andavano ad occupare in funzione dello spartito che ciascuno di loro è stato incaricato di eseguire. Dybala ad agire come regista offensivo, Morata adibito ad occupare gli spazi tra centrocampo e difesa avversario, e Vlahovic incaricato di attaccare la porta, sia in profondità che gestendo i lanci con cui è stato trovato dai compagni: si sono decisamente visti spartiti tattici peggiori in questa prima parte di stagione bianconera.

Ovviamente, non mancano le aree di miglioramento: già in questi primi novanta minuti, è emerso come sì Vlahovic non abbia difficoltà a duellare spalle alla porta con i difensori avversari usando il fisico; questa sua esuberanza non è ancora accompagnata però da una pulizia tecnica dello stesso livello, che troppo spesso non gli ha permesso di uscire vincitore da queste situazioni di gioco.

Anche a campo aperto il serbo tuttavia può ancora migliorare, soprattutto nel decision-making; spesso infatti, nonostante sia letale se con a disposizione ampie porzioni di rettangolo verde da attaccare, talvolta gli manca la lucidità nella scelta che contraddistingue ad esempio il suo coetaneo e collega di reparto Erling Haaland; il danese da sempre l’impressione di essere in totale controllo del suo strapotere atletico e tecnico, con il quale arriva sempre alla scelta più intelligente da fare per arrivare al gol.

Quanto appena scritto non vuole però ridimensionare in nessun modo l’impatto che Vlahovic sembra aver avuto sul mondo Juventus: il serbo sembra aver infatti portato grande entusiasmo sia tra i tifosi che soprattutto tra i giocatori, che dopo una prima metà d’annata non entusiasmante, è ora chiamata a cambiare pagina. El Camion però sembra essere l’uomo giusto per dare una sferzata alla stagione della Juventus.

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