Al minuto 70 di Inter – Napoli, ieri sera, Lorenzo Insigne, capitano dei partenopei, è stato espulso dall’arbitro Massa per avergli detto un’espressione ingiuriosa, cioè “Va a cagare“. L’azzurro è subito rimasto basito dinanzi al cartellino rosso mostratogli dall’arbitro, al punto di arrivare a dire – come si apprende dalla telecronaca di Fabio Caressa – “non te l’ho detto“. La risposta del direttore di gara è stata però perentoria: “Mi pigli per scemo?” ha affermato, senza mostrare la minima intenzione di tornare sui propri passi.

Le parole di Gattuso

Nel post partita, Gennaro Gattuso, allenatore del Napoli, noto peraltro per non essersi mai esposto direttamente in merito alla questione arbitri, ha dichiarato ai microfoni di Sky: “Io solo in Italia vedo che gli arbitri buttano fuori per questo (riferito al “Va a cagare” ndr). In inglese se dici “Fuck Off”, gli arbitri non ti fanno niente. Solo in Italia succede questo, ma il capitano del Napoli non può essere buttato fuori perchè ti manda cagare dopo un rigore dubbio, perchè uno vuol dire che è permaloso, perchè chi ha giocato a calcio e fa sto lavoro deve capire che ci stiamo giocando tanto e una parola può scappare“.

Poi ha aggiunto: “Si cambiano le partite, non è corretto. Allora io quando giocavo dovevo fare una partita sì e una no. Uno deve avere l’intelligenza e il tatto di capire“.

Cosa prevede il regolamento?

Da qui si è scatenato un putiferio. Insigne doveva essere espulso o no? Massa è stato troppo fiscale? Sono poi tornati in auge tantissimi precedenti, visivamente più gravi, dopo il direttore di gara (non Massa nello specifico, sia chiaro) non ha tirato fuori il cartellino rosso. Basti pensare al testa a testa di Bonucci con Rizzoli, vistosi durante una partita disputatasi tra Juventus e Genoa.

Occorre dunque cercare di ricostruire la questione, sia per fare ordine, sia per non scadere in chiacchiere da bar. Partiamo dal regolamento ufficiale. A tenor di norma, si tratta di infrazione passibile di espulsione laddove un calciatore usi “un linguaggio o fa dei gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi“. Per lo stesso regolamento per linguaggio o gesti offensivi, ingiuriosi e minacciosi si intende “ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo […] o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di un linguaggio o gestualità osceni o volgari, come pure di espressioni blasfeme deve essere considerato rientrare in detta previsione normativa“.

“Va a cagare”: ingiuria o linguaggio comune?

Adesso tocca chiarire se la locuzione “Va a cagare” possa rientrare tra queste forme di linguaggio ingiurioso oppure no. La risposta potrebbe apparire scontata, ma non lo è affatto. Per la enciclopedia Treccani, la locuzione rappresenta un modo di dire “andare via (spec. in usi imperativi), levarsi di torno, togliersi dai piedi, togliersi di mezzo“.

Per la Cassazione penale, sez. V, sentenza n. 15350/2010 dire a qualcuno “va a cagare“- nonostante sia una frase che spesso sentiamo – ha un valore ingiurioso. Il caso in questione riguardava una lite tra due soci durante una discussione di lavoro: la parte lesa aveva chiesto al soggetto attivo alcuni chiarimenti sulla propria situazione lavorativa e come risposta si era trovato – per l’appunto – un “va a cagare“.

La parola all’esperto

Graziano Cesari, ex arbitro, ha dichiarato “Se un arbitro dovesse applicare il regolamento alla lettera, probabilmente rimarrebbero l’arbitro e i due assistenti. Non facciamo dell’ipocrisia“. Cesari però ha poi precisato che nella situazione specifica l’espulsione – a suo avviso – è giusta.

Probabilmente la sua premessa e la sua conseguente conclusione hanno una logica di fondo che scrimina o meno l’uso della locuzione “Va a cagare” in base alle circostanze in cui viene pronunciata nei confronti dell’arbitro.

Le circostanze influiscono?

Quindi il contesto ha un suo peso specifico. Infatti, coerentemente a quanto detto da Cesari, spesso dei giocatori utilizzano espressioni ingiuriose in campo. Tuttavia, talvolta, queste possono essere coperte dal pubblico (e vorremmo tanto poter dire che questo è il caso, ma la pandemia attuale ci impedisce di configurare l’ipotesi in questione). Possono poi essere tollerate, soprattutto se non riferite direttamente all’arbitro (ad esempio sono dette a un compagno, ad un avversario, sottovoce, in un momento di rabbia a se stessi, ecc).

In questo caso ciò che risulta condannare inevitabilmente il capitano del Napoli è il metodo diretto con cui si è rivolto a Massa, espressione dell’autorità in campo e dunque figura supra partes. E’ anche vero che il campo di calcio non è un’aula di tribunale e quindi l’arbitro avrebbe potuto semplicemente ammonire il calciatore, sia alla luce della delicata situazione (rigore dubbio a causa di un presunto fuorigioco dei nerazzurri), sia perché di fronte aveva il capitano del Napoli, portavoce in queste circostanza dell’intera squadra.

E’ anche vero che così facendo, avrebbe potuto dare il via ad una forma di “delegittimazione” che gli avrebbe far potuto sfuggire la partita di mano. Insomma, le implicazioni sono molteplici.

Va a cagare come “Fuck Off”?

Cosa rispondere allora a mister Gattuso? E’ probabile che l’utilizzo di “Fuck Off” in Premier League venga maggiormente tollerata alla luce della capacità della parola “Fuck” di poter essere impiegata in diversi modi nel linguaggio inglese. E’ altrettanto probabile che si usi semplicemente un metro diverso, che tenga maggiormente conto del fattore emotivo (e che personalmente mi sento di condividere, perdonatemi la libertà).

In definitiva l’espulsione – alla luce di quanto detto fino ad ora – dovrebbe suscitare meno clamore del previsto, così come le parole di Gattuso, messe sotto accusa da qualcuno. L’allenatore del Napoli ha solo fornito un’ottica comparatistica del fenomeno, colorandola dando del “permaloso” all’arbitro, nulla più. Altri giocatori ed allenatori hanno fatto molto di peggio, arrivando persino a parlare di “bidoni dell’immondizia a posto del cuore“.

Tuttavia, un’ultima considerazione è doverosa: laddove si scelga di approvare la scelta di Massa, si crea un precedente importante: tutti gli altri “Va a cagare” rivolti al direttore di gara in maniera diretta, da oggi in poi, dovranno essere sanzionati da un rosso; altrimenti si rischia di far passare davvero l’arbitro per permaloso o comunque per maggiormente rigoroso rispetto gli altri colleghi di fischietto.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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