Dinamo Zagabria-Atalanta, la favola si inceppa sul più bello: cosa non ha funzionato nell’esordio in Champions della Dea

Peggio di così non poteva proprio iniziare: l’Atalanta di Giampiero Gasperini, all’esordio assoluto in Champions League, è dovuta soccombere sul campo della Dinamo Zagabria, che nel corso dei novanta minuti ha insaccato la palla alle spalle di Gollini per ben quattro volte. Di fronte ad una sconfitta così roboante, puntare il dito verso i singoli, allenatore o giocatori che siano, sarebbe davvero fuorviante e troppo semplicistico. Può invece risultare ben più utile evidenziare quei fattori hanno inciso una prestazione corale davvero non sufficiente per poter nuotare in un mare burrascoso come quello della Champions League.

Già nei primi minuti di gioco, il pressing a tutto campo dei padroni di casa ha messo in seria difficoltà la compagine orobica, costretta contro la sua natura a difendersi all’interno dell’area; la difesa comandata da Masiello non è sembrata affatto preparata nel difendersi in questo modo, finendo per subire il primo gol già dopo dieci minuti di gioco. Nei minuti successivi della prima frazione, seppur con molta difficoltà, l’Atalanta ha provato anche ad alzare il proprio baricentro; una volta nelle metà campo avversaria tuttavia, soprattutto Ilic e Gomez hanno sbagliato una serie di scarichi sulle fasce presidiate da Gosens e Hateboer che hanno tarpato sul nascere almeno due occasioni potenzialmente pericolose; lo stesso discorso vale anche per De Roon e Freuler, mai in grado di imbeccare il Papu e lo slovacco nei pochi corridoi liberi concessi dai croati.

Dani Olmo, un profeta catalano in terra croata

Il classe 98′ made in Cantera, in Croazia considerato l’erede spirituale di Luka Modric, ha mandato letteralmente in tilt la retroguardia dell’Atalanta. Per il ragazzo arrivato alla Dinamo nel 2015 all’interno dell’affare Halilovic infatti a parlare sono i numeri: nel corso del match ha realizzato quattordici dribbling, uscendone vincente per ben dieci volte. Le sue spiccate capacità nell’uno contro uno e nel muoversi tra le linee hanno messo in seria difficoltà De Roon a centrocampo e Toloi in difesa; il centrale brasiliano, che negli anni ha garantito grande affidabilità a Gasperini, mai è sembrato in difficoltà ultimamente come nei duelli con il fantasista catalano.

Il black-out di Zapata

Come detto in precedenza, accusare i singoli sarebbe privo di senso in una serata come quella di mercoledì, ma non può non essere sottolineato quanto all’Atalanta sia mancato il Duvan Zapata delle giornate migliori. Il colombiano, giocatore eccelso nel fare reparto da solo, è stato completamente ingabbiato dai centrali avversari, contro i quali ha perso la maggior parte dei duelli aerei. A peggiore la sua prestazione contribuiscono inoltre le statistiche legate ai tiri e ai dribbling: il centravanti della Dea infatti non ha mai tentato l’uno contro uno e ha fallito le due buone occasioni che ha avuto sui piedi, anche se a partita ormai compromessa.

L’inesperienza in Europa non basta come attenuante

Invocare la presunta maggiore esperienza di una squadra come quella croata, da ormai tre stagioni assente dal più importante palcoscenico europeo equivarrebbe a far finta di non voler vedere i limiti emersi. Gli stessi limiti tuttavia dovranno necessariamente essere superati, perché ora la strada si fa in salita, e nel prossimo match con lo Shaktar Donetsk, in programma il 1 ottobre, per gli uomini di Giampiero Gasperini sarà vietato sbagliare.

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