Ventiquattro tiri a tre, 61% di possesso palla, novantacinque minuti di dominio totale e 3-0: buona la prima per l’Italia di Roberto Mancini. Per la prima volta nella storia la partita inaugurale dell’Europeo finisce con tre gol di scarto. L’Italia ieri è stata semplicemente perfetta.

Che fosse un gruppo coeso e unito era chiaro. Lo si notava dalle dichiarazioni, lo si vedeva anche in amichevole. Che fosse un gruppo pronto ad imporre il proprio gioco anche in una competizione del genere non era proprio scontato. È la Nazionale del coraggio sia nelle scelte che nel gioco. È la Nazionale della novità: non siamo abituati a vedere i nostri ragazzi entrare in campo e dominare, imporre il proprio gioco. Anche le Nazionali che hanno vinto lo hanno fatto con la qualità dei singoli e con la compattezza difensiva, il famoso catenaccio. Questo gruppo probabilmente non ha i singoli delle vecchie spedizioni, ma ha una qualità eccelsa, soprattutto combinata.

La difesa a tre e mezzo di Mancini in Nazionale

È evidente che l’Italia imposta con la difesa a tre. Florenzi, Bonucci e Chiellini, con Spinazzola molto più alto. Nel secondo tempo poi c’è stato un evidente cambio. Capito che la Turchia faceva molta difficoltà a superare il centrocampo, notato che la squadra di Gunes abbassava anche i due trequartisti al limite della propria area di rigore, Mancini ha deciso di alzare anche l’altro terzino. Entrato Di Lorenzo per l’infortunio di Florenzi, il terzino del Napoli ha fatto un lavoro molto più simile a quelli di Spinazzola rispetto a colui che ha sostituito. Si impostava a quel punto con i due centrali e col doppio play, Jorginho e Locatelli. Difesa a tre e mezzo dunque che si saprà adattare a qualunque tipo di avversario. Non dimenticando che in panchina ci sono ragazzi come Toloi, Acerbi e Bastoni, abituati a giocare a tre ed Emerson Palmieri che potrà dare un minimo di riposo a Spinazzola.

Un centrocampo completo per quantità e qualità

Jorginho, Barella e Locatelli hanno giocato la partita che Mancini gli ha chiesto. I tre hanno formato un pacchetto di centrocampo sostanzialmente completo. Barella ha corso per cinque. Ormai ci ha abituato ad essere il collante tra centrocampo e attacco, il primo che riesce ad andare in pressing sui difensori avversari che impostano e quello che recupera più velocemente la posizione. A tutto questo unisce una discreta tecnica che gli permette di riuscire a gestire anche la palla nello stretto. Manuel Locatelli, che andrà in panchina non appena Marco Verratti recupererà la forma fisica, era chiamato ad un esame importante. Decisamente superato. Pochi tocchi, giocate semplici (che non significa scontate), idee chiare e interventi decisi quando serve. Infine Jorginho. Che dire del centrocampista del Chelsea se non dominante. Incredibile la sua tecnica nello stresso. Con due tocchi mandava qualsiasi avversario fuori tempo. Dettava i ritmi e le giocate anche ai compagni: un allenatore aggiunto. Qualità, intelligenza tattica e una calma da vero vincitore della Champions League. Senza rischiare brutte figure e senza troppi dubbi si può dire che abbiamo uno dei centrocampi migliori della competizione.

Il tridente affamato della Nazionale italiana

Il tridente offensivo ha fatto un’ottima gara. Superata l’evidente emozione iniziale Domenico Berardi ha dimostrato perché Mancini gli ha ormai da tempo affidato la fascia destra della nostra Nazionale. È uno dei pochi che punta sempre l’uomo. Ad ogni azione. Non a caso da una giocata del genere è nato il primo gol azzurro. In fase di impostazione poi spesso il nostro modulo si è trasformato in un 3-4-2-1 col capitano del Sassuolo che si inseriva perfettamente tra le linee, fino a cambiare completamente fascia. Discorso simile quello da fare per Lorenzo Insigne. La sintonia con Spinazzola c’è ed è evidente.

Riescono a scambiarsi spesso di ruolo, scambiano velocemente il pallone e creano costantemente superiorità numerica. Detto che in fase offensiva Insigne ha fatto bene, andando anche a segno col gol del 3-0, va sottolineato come il capitano del Napoli spesso abbia coperto la fascia lasciata scoperta dal terzino della Roma. Sacrificio e qualità. Infine c’è stata una buona prestazione anche da parte di Ciro Immobile. Gol da attaccante vero per posizionamento e voglia di segnare, anche se gol facile da pochi metri col portiere messo fuori causa dal tiro precedente. Movimenti giusti, telecomandato dalla panchina da Mancini, l’attaccante della Lazio riusciva a dettare la profondità ma anche a legare il gioco quando serviva. Bella la giocata sul gol di Insigne: stop e assist, due tocchi di estrema qualità.

L’Italia in poche parole c’è. Ha dimostrato di poter giocare ad alto livello. L’avversario era tutt’altro che debole: solo tre gol subiti nel girone di qualificazione all’Europeo, recentemente un’ottima vittoria contro la Francia, super favorita per la vittoria dell’attuale torneo. Yazici, Calhanoglu e Burak Yilmaz sono calciatori esperti e con tanta qualità nei piedi. Ieri non sono riusciti a dimostrarlo, soprattutto per merito dei nostri ragazzi che hanno costretto i due trequartisti a fare sostanzialmente i mediani. Una volta Yilmaz è stato liberato a tu per tu con Donnarumma da un ottimo assist di Calhanoglu ma Giorgio Chiellini con un recupero strepitoso è riuscito a mantenere la porta inviolata. L’Italia dunque c’è, può dire la propria ed è giusto che adesso viaggi sulle ali dell’entusiasmo. È da superare però l’euforia del momento e continuare a lavorare senza abbassare attenzione ed intensità, c’è da stare coi piedi per terra per trasformare tutto ciò in qualcosa di magico.

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008