Dietrologia su Marco Giampaolo

Smisurata Preghiera – Fabrizio De André

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

Marco Giampaolo è da un po’ al centro dell’attenzione (in negativo purtroppo per lui). Dopo la felice esperienza di Empoli e quella di Genova, il tecnico di Bellinzona è approdato al Milan. Qui la sua esperienza si è rivelata più breve del previsto. Succeduto a Gattuso, il “Maestro” – come tanti solevano chiamarlo – ha collezionato solamente 3 vittorie e 4 sconfitte. Nonostante infatti il 2 a 1 contro il Genoa, la dirigenza rossonera optò ugualmente per l’esonero. Da lì in poi non si ebbero più sue notizie, fino a quando il Torino – l’estate successiva – scelse di ingaggiarlo come nuovo allenatore.

Il Maestro Giampaolo

Uno dei primi a conferire a Giampaolo l’appellativo di “Maestro” fu Arrigo Sacchi, allenatore del Milan degli olandesi, di certo, non uno qualunque. E come lui anche Cairo, in occasione della presentazione dell’ex ct di Samp ed Empoli.
Quest’oggi il suo Torino ha pareggiato zero a zero contro il Crotone, ultima in classifica ad un punto (adesso due). I granata hanno realizzato un solo tiro in porta, poi nulla più.

Un passo indietro rispetto al miglioramento, almeno in chiave realizzativa, a cui si stava assistendo. Nelle ultime 4 partite il Toro aveva realizzato ben 10 reti (basti pensare che nelle restanti 3 le reti realizzate erano state 4, di cui nemmeno una alla partita d’esordio). Purtroppo per Giampaolo, l’aumento delle reti subito non è stato direttamente proporzionale all’aumento dei punti in classifica.

L’esperienza di Giampaolo al Milan

E così i Granata sono quartultimi a soli 5 punti (seguono il Genoa 5, l’Udinese a 4 e il Crotone a 2). Con il Milan l’andamento era stato ancora peggiore: basti pensare che all’esordio in Serie A sulla panchina rossonera, il Diavolo cadde alla Dacia Arena, trafitto dalla rete di Becao e con nessun tiro in porta in 90′. Poi vennero i fuochi di paglia contro Brescia e Verona e successivamente le sconfitte contro Inter, Torino e Fiorentina (7 goal subiti, 2 realizzati).

Giampaolo è stato spesso lodato per il lavoro maniacale svolto sui singoli, un lavoro praticamente certosino, talvolta mirato al miglioramento – a suo giudizio – del giocatore, anche a costo del suo snaturamento. Basti pensare al suo volere un Paquetà meno brasiliano o al far giocare Calhanoglu mezz’ala e non trequartista (suo ruolo naturale). O ancora adattare Suso a seconda punta, ostinarsi con Rodriguez e Biglia, invece di schierare Theo e Bennacer.

Giampaolo in direzione ostinata e contraria

Cosa ne era (e cosa ne è) stato del Giampaolo che con il suo gioco non aveva fatto rimpiangere Sarri all’Empoli e aveva fatto sognare alla Samp il ritorno in Europa? Il modulo e l’idea di gioco sono rimasti sempre gli stessi: 4-3-1-2, valorizzazione del trequartista, grande idea di costruzione del gioco, la ricerca maniacale dell’intesa nel reparto arretrato. Idee, ad oggi, destinate a restare tali, se non meri fantasmi del passato.

Marco Giampaolo

Forse la vera differenza tra il suo Milan ed il suo Torino risponde al nome di Andrea Belotti, una punta totalmente differente dal Piatek dell’annata 2019 – 2020, alter ego negativo del polacco arrivato al Genoa che aveva stregato tutta la Serie A. C’è quindi da chiedersi se Giampaolo sia un maestro capace di saper sempre realizzare la propria idea di calcio.

Giampaolo e… l’ippica

Tanta teoria, ma poco pragmatismo (o tutto fumo e niente arrosto?). Viene naturale pensare ad una famosa uscita di Massimiliano Allegri, quand’ancora allenava la Juventus: ​”Nelle corse dei cavalli basta mettere il musetto davanti, non c’è bisogno di 100. Quello che perde di corto muso arriva secondo, quello che vince di corto muso è primo“.

Certamente non vi riesce in tempi stretti, e la prova è stata l’esperienza in rossonero. Il suo Milan era una squadra costruita e rodata per giocare con il 4-3-3. Bastava semplicemente non ostinarsi. E in tempi più lunghi? Difficile da dire. La Sampdoria ha avuto pazienza, l’ha saputo aspettare e alla fine i risultati sono arrivati. Quella squadra incarnava davvero il suo motto “testa alta e giocare a calcio“. Ma sarà mai capace di fare il bis in un altro club di Serie A? Solamente il tempo saprà darci una risposta, sempre ammesso che la dirigenza granata non stia già pensando ad un suo sostituto.

Giampaolo senza fortuna?

Eppure il discorso non può finire qui. Giampaolo sembrerebbe essere un uomo che per la sua idea di calcio andrebbe contro tutto e tutti, ma – a fronte di ciò – la Dea bendata, almeno apparentemente, non sembrerebbe essere dalla sua parte. La partita contro la Lazio, apparentemente chiusa sul 3 a 2 al 90′, poi persa per 3-4 nei minuti di recupero è stata veramente kafkiana.

Le sue parole nel post partita risultano essere illuminanti per la nostra disamina: “Sono concreto e riassumo velocemente il problema. Oggi 3-2 al 90′, venerdì scorso 1-3 all’80’. Se non riesci a portare a casa queste partite, sei debole. Hai paura di perdere e perdi. Hai difficoltà a gestire le motivazioni emotivamente parlando. Hai la melma nella testa.

La squadra ha fatto una gran partita. Noi siamo ultimi in classifica, oggi sarebbero stati tre punti di vitale importanza, ti giochi la vita o la morte e non puoi perdere. Posso capire il pareggio – riporta toronews.net – ma non la sconfitta. E’ follia pura, non ci sono giustificazioni“. Ed è quindi davvero questione di fortuna?

Forse l’apparenza inganna. Forse servirebbe più duttilità e spirito di adattamento, essere capaci di rendere il terreno fertile per poi coltivare le proprie idee, sapendo peraltro resistere alle avversità. Solo così arriveranno i frutti. Ma con l’ostinazione e la fretta non si va da nessuna parte. Il destino di Giampaolo è tutto nelle sue mani (e – forse – della fortuna).

Smisurata Preghiera – Fabrizio De André

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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