Partiamo da un concetto fondamentale: il Cagliari di Tommaso Giulini con la scelta di affidare la propria prima squadra ad Eusebio Di Francesco ha voluto mandare dei chiari messaggi agli altri club della Serie A. In primis ha voluto confermare la volontà di non passare più come la semplice squadra da metà classifica e, soprattutto, ha voluto spingere i propri tifosi a dover sognare traguardi più ambiti similmente allo scorso anno quando, dovendo festeggiare il centenario del club, si è presentato in terra Sarda con giocatori del calibro di Nainggolan, Nandez oltre ai vari Joao Pedro e l’ex Barella.

Eusebio di Francesco, dal canto proprio, dopo la parentesi Sampdoria ha scelto Cagliari per poter rilanciarsi dopo l’esonero con la Roma. Stiamo parlando di un allenatore ormai consolidato nel panorama calcistico italiano e con una mentalità volta a gestire o meglio a comandare la partita ma sempre con la solita pecca, la fase difensiva.

Partiamo dagli albori quando il tecnico di Sambuceto veniva nominato come Zeman 2.0 per la sua voglia di attaccare senza destar particolare attenzione alla fase difensiva. A Roma, soprattutto durante la prima stagione, seppe ben coniugare il centrocampo e la linea difensiva tanto da creare tanto senza pericoli per la propria porta e con un 4-3-3 come marchio di fabbrica. A Cagliari, invece, dopo diversi esperimenti durante il breve ritiro “estivo”, si è presentato con un 4-2-3-1 per poter valorizzare maggiormente la fase d’attacco. Tutto ciò, però, ha visto un Cagliari rivitalizzare in queste prime giornate il Cholito Simeone ma subire al tempo stesso 12 goal in 5 partite. Da cosa dipende tutto ciò?

Come già accennato da un lato c’è la filosofia del tecnico di attaccare, dall’altra mancanze di puro stampo tecnico: partendo dalla linea difensiva Godin è l’unico capace di dare solidità ed esperienza dall’alto dei suoi 34 anni. Al suo fianco, infatti, ci sono scommesse come il terzino Zappa o il centrale Walukiewicz che data la loro giovane età devono consolidarsi ancora nel calcio italiano per poter soggerere una squadra tutta corsa ed attacco.

Ad alimentare l’instabilità tattica è l’assenza di un centrocampista di rottura capace di supportare la fase difensiva. Anche nell’ultimo anno giallorosso Di Francesco dovette rimediare alle partenze di due pilastri come Nainggolan e Strootman con un Pastore ormai al declino della sua carriera professionista e Nzonzi che non ha saputo lasciare il segno nel cuore del tifo capitolino. Tra i rossoblu, invece, si è dovuto appellare alla volontà di Rog (nasce come trequartista) e Marin anche lui alla prima stagione italiana e con ottime doti offensive.

Cosa deve cambiare il Cagliari?

Per poter sognare Di Francesco dovrà lavorare tanto sulla crescita dei giovani in squadra e mai come questa volta tornare ad un modulo capace di poter coprire tutti gli spazi del campo. A centrocampo serve, le proprio, ruolo Nandez capace di recuperare palloni e di penetrare nelle aree avversarie e un perno davanti la difesa per poter impostare la manovra e per aggiungersi al quartetto di difesa in fase di non possesso. Tutto ciò se abbinato ad acquisti validi durante la sessione invernale può davvero spingere il Cagliari in alto.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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