Derby di Milano, Materazzi: “Meglio che siano favoriti loro, nel derby contano gli stimoli”

materazzi

Si avvicina il derby di Milano, e a parlare questa volta è Marco Materazzi, uno che in carriera di partite del genere ne ha giocate molte. L’ex nerazzurro, ai microfoni di Repubblica, ha voluto intervenire sia sul Derby sia sulla questione Nazionale.

Derby –Meglio che siano favoriti loro. Nel derby valgono gli stimoli, non chi è più sereno. L’Inter deve giocarlo con fiducia, senza pensare al prima. Deve aggredire la partita. Non mi spiego il crollo: nel 5-0 contro il Chievo sembravano di un altro campionato, poi il buio.
San Siro mette paura? Ma per favore. Giocare a San Siro è un premio, se sei arrivato lì è perché l’hai meritato e devi sentirne l’orgoglio, mica il terrore. E beati loro che hanno sempre 60mila spettatori: noi pure quando vincevamo tutto nel mondo ne avevamo molti di meno.
Spalletti? Sono un suo estimatore da sempre. Ed è una persona intelligente, quindi fa autocritica, non a caso ha detto: ‘Anche io ho sbagliato’. Come quando si prende gol è colpa di tutti, quando non si vince non può essere colpa solo di Icardi, di Perisic o di Ranocchia.
Se ce la faranno ad arrivare quarti? Devono farcela e basta. Per quello che hanno fatto all’andata e per il valore della rosa. Che non è così inferiore a Lazio e Roma, dove non è che ci siano tutti questi ex vincitori di scudetti e coppe, mentre Juve e Napoli non le prendi. Però l’attacco atomico della Lazio non ce l’ha nessuno: Felipe Anderson è uno dei miei preferiti, Luis Alberto sembra vada pianissimo e invece non gliela togli mai, Immobile segna sempre.
Il Milan di Gattuso? Non prendono mai gol e hanno un allenatore che corre con loro, quindi sono già in 12. Ha enormi meriti, Rino. Quando inizia la partita del Milan dico ai miei figli: ‘Vedrete che pure oggi Rino farà i suoi 10 chilometri’. E mica lo fa per il pubblico, lui è veramente così. Sta dando un senso alla stagione e alla sua carriera, dimostrando di valere tanto. Nessuno al mondo, a parte Fassone e Mirabelli, gli avrebbe dato questa opportunità. Lui l’ha fortemente voluta e in pochi ci credevamo. Dopo 3-4 anni da allenatore in cui aveva preso bastonate a destra e a sinistra, poi. Solo un matto come lui poteva rimanere a Pisa dopo la promozione in B: piazza eccellente, ma la situazione societaria era quella che era. È retrocesso, ma è rimasto in piedi. Anch’io pensavo che ripartisse troppo dal basso prendendo la Primavera del Milan, invece ha avuto ragione. Sono il suo primo tifoso, so che ha passione, volontà e competenza. Non a caso è uno del nostro corso di Coverciano, quello dei campioni del mondo 2006: io, lui, Cannavaro, Grosso, Inzaghi, Zambrotta…
“.

Nazionale –Il momento del calcio italiano? Capitano dei cicli così, ma c’è anche un enorme problema culturale: altrove ricostruiscono in fretta, qui si fatica a lasciare il vecchio per il nuovo. Però la qualità degli interpreti è davvero calata. Quando ero piccolo io, i difensori in A erano Maldini, Nesta, Stam, Cannavaro, Thuram, Costacurta, Fernando Couto, Mihajlovic… E gli attaccanti che incrociavamo la domenica erano Batistuta, Shevchenko, Vieri, Crespo, Chiesa. Era come andare all’università. Adesso è una scuola media.
Di Biagio? Con tutto il rispetto per Conte e gli altri, io terrei tutta la vita Gigi. La Nazionale non è il suo ultimo desiderio, ma un punto d’arrivo. Ha fatto un percorso ottimo con i giovani. Ha compiuto il passaggio da giocatore ad allenatore: ora se ci parli ti rincoglionisce, parla solo di tattiche e schemi.
Ha chiamato Balotelli? Ha fatto bene, Mario se l’è meritato. Ora tocca a lui. La Figc? Mi fido di Malagò. Mi sembra uno super partes, che vuole il bene dello sport e del calcio italiano
“.

Allenatori europei –Chi mi piace in Europa? Il Barça che è concreto, più equilibrato e meno spettacolare di una volta. Il City, ma non so se riuscirà ad arrivare in fondo alla Champions. E il Real, che se gioca come sa può vincere per altri 3-4 anni: Zizou, in silenzio e resistendo a un ambiente terribile, è stato perfetto. Tanto di cappello. Ha creato un Real Madrid superbo, ha un’empatia incredibile con i giocatori. Nella finale di Cardiff contro la Juve ho tifato per lui. E quando vorrà, per una stretta di mano ci sono sempre. Conte? Finale di Fa Cup dello scorso anno, ho un figlio tifoso del Chelsea e prima della partita andiamo nel loro hotel. Antonio con noi è di una gentilezza fuori dal comune. Mio figlio mi fa: ‘Ma non avevate litigato di brutto, quella volta?’. Sì, ma ormai abbiamo 45 anni o più, non siamo bambini, né degli scemi. Quello che accadde in campo non è uscito da lì. Conte è intelligente: quando litiga con Mourinho mi diverto e sto dalla parte di José, ma Antonio merita rispetto“.

Il Futuro –Aspetto un progetto che probabilmente in Italia non arriverà mai, in cui uno può mettere in campo le proprie conoscenze e assumersi le proprie responsabilità, poi in caso di insuccesso saluti e torni a casa. Ma è sempre più difficile, ormai anche in Inghilterra certi club hanno 2-3 mesi di pazienza e basta. Io aspetto. Se esce fuori qualcosa bene, altrimenti sarò felice lo stesso“.

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Nato nel 96' nella città "Superba per uomini e per mura" il destino mi ha concesso di innamorarmi del calcio, e quindi del Genoa. Grande appassionato di sport in generale, studio Giurisprudenza all'università di Genova e provo a raccontare il calcio, una parola alla volta, un'emozione dopo l'altra.