Dejan Savićević, il Genio di Titograd

dejan savicevic milan
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Il 15 settembre non è un giorno qualunque per il Montenegro. In particolare, quello del 1966 non lo è stato per Vladimir Savicevic, capostazione, e la moglie Voika.

Quel giorno nella cittadina di Titograd, così chiamata in onore del generale Tito e oggi conosciuta come Podgorica, nacque Dejan, per tutti Dejo, per noi il Genio.

Goran, fratello maggiore, sognava di ripercorrere i passi del padre, diventare capostazione e viaggiare lontano dal Montenegro. Il piccolo Dejan invece aveva ambizioni diverse.

Per trovarlo bastava andare dietro la stazione, dove c’era il più classico dei campi da calcio di terra arricchito con qualche pietra qua e là. Era il più piccolo, ma anche il più forte.

Gli inizi nel mondo del calcio

I primi passi li muove nell’Ofk, squadra locale. A 15 anni arriva la chiamata del Buducnost. Un anno dopo debutta nella Serie A montenegrina, poi nel 1984 l’esplosione.

E’ fantasia pura. I piedi sembrano fatati, i dribbling dei passi di danza. Nella sua carriera non ha segnato tanti gol, ma quando lo faceva erano delle opere d’arte.

Con quei piedi è diventato un maestro degli assist: suggerimenti, passaggi, lanci, tutti disegnati alla perfezione per i compagni che dovevano solo appoggiare in porta.

La Stella Rossa chiama

Nel 1988 la Stella Rossa mette gli occhi su di lui e lo porta a Belgrado. Qui c’è la svolta definitiva. La stella della Stella diventa il leader e fulcro della squadra (soprattutto dopo la cessione di Stojkovic).

Con la compagine serba arriverà a vincere tre campionati consecutivi, una coppa di lega ma soprattutto la Coppa dei Campioni nel 1991, battendo ai rigori il Marsiglia nella finale giocata al San Nicola di Bari, condita poi con la Coppa Intercontinentale.

In Italia si inizia a parlare del talento di Savicevic in una notte del 1988 a Spalato. Gli azzurri giocano un amichevole contro la Jugoslavia, e Dejan brilla come non mai.

Poco dopo lo scopre il Milan, in Coppa dei Campioni. A San Siro finisce in pareggio, il ritorno a Belgrado è coperto da una fitta nebbia e la partita viene sospesa poco dopo un sensazionale gol proprio di Savicevic.

Il giorno dopo si rigioca e la sfida finisce ai rigori, dove a festeggiare è il Milan, che quell’anno arrivò a vincere l’ambito trofeo nella finale di Barcellona vinta 4-0 contro la Steaua.

Savicevic approda al Milan

Dopo quella doppia sfida Berlusconi si innamorò del talento montenegrino e, con un mercato in fermento, riuscì a strapparlo alla concorrenza di mezza Europa. Nel 1992 Savicevic approda al Milan per quasi 10 miliardi di lire.

L’impatto con il calcio italiano è disastroso. Il primo anno gioca pochissimo. Capello non si schioda dal suo 4-4-2 e Savicevic è relegato sulla fascia, dove riesce comunque a mostrare lampi della sua infinita fantasia.

Come detto, i suoi dribbling erano passi di danza, niente doppi passi, giravolte e finte moderne, solo puro movimento di corpo e di piedi, senza mai perdere il controllo del pallone.

Passa dal destro al sinistro e viceversa indistintamente, con quei movimenti che oggi chiamiamo croqueta, che ha reso celebre Iniesta. Piuttosto che il classico palla da una parte e scatto dall’altra.

Quello di Savicevic è un genio fuori da ogni schema, ma in rossonero arranca e dopo il primo anno vuole essere ceduto.

Da Berlusconi arriva un secco rifiuto. Le critiche piovono sul giocatore ma il presidente è inamovibile: “L’ho preso io, è un campione e lo dimostrerà […] È una mia scommessa, come quella di Sacchi e quella di Capello. Hanno vinto tutto, vincerà anche Dejan“.

Savicevic esplode e si prende il Milan

La situazione cambierà, e cambia. Gullit va alla Sampdoria, mentre Rijkaard torna all’Ajax. Per Dejan si aprono le porte del campo.

L’inizio è super, ma dura poco e le critiche tornano più forti di prima. Con Capello il rapporto è inesistente ed è sempre la mano di Berlusconi a placare gli animi.

La svolta arriva nel 1994 con l’infortunio di Marco Simone. Per necessità Dejan si adatta seconda punta, e lo fa magnificamente.

Il finale di stagione è ad altissimo livello, il Milan vince il terzo scudetto consecutivo a strappa il biglietto per la finale di Coppa dei Campioni.

La sfida, però, è quasi impossibile. Ad attendere i rossoneri ad Atene c’è il grande Barcellona allenato da Johan Cruijff. Un ostacolo a tutti definito insormontabile.

Capello, dal canto suo, si liscia il mascellone e sa di avere più di qualche asso nella manica: “Questa squadra nei momenti importanti non tradisce“.

Il 18 maggio 1994 è la notte del Genio. Savicevic gioca una partita formidabile, probabilmente la migliore della sua carriera.

Serve l’assist a Massaro per il vantaggio rossonero. Innesca l’azione che porta alla doppietta dell’attaccante. Il terzo gol porta la sua firma e ancora oggi è definito il gol più bello di una finale di Coppa dei Campioni – Champions League.

Dopo aver rubato palla a Nadal, disegna in aria un pallonetto degno dei migliori pittori della storia, un eleganza in movimento che poteva uscire solo dal suo piede.

Infine, mette lo zampino anche sul quarto gol, portando il Milan a vincere eroicamente 4-0 contro il grande Barcellona e la quinta Coppa dei Campioni nella storia dei rossoneri.

Savicevic si è preso il Milan. Riporta i rossoneri in finale di Champions (poi persa 1-0 contro l’Ajax) ma è costretto a saltarla per infortunio. L’anno dopo vince un altro campionato, il quarto in cinque anni, nonostante la forte rivalità con il compagno Baggio.

Il declino e la fine della carriera

Poi l’inesorabile declino. Capello se ne va, Tabarez e Sacchi-bis non lo capiscono e l’addio è ormai inevitabile. Torna alla Stella Rossa per poi chiudere con il Rapid Vienna.

Dopo una breve parentesi come allenatore della Jugoslavia, poi diventata Serbia-Montenegro, durata poco più di un anno, oggi Savicevic è il presidente della federazione calcistica montenegrina.

Di Dejan Savicevic resterà il Genio, a volte incompreso e messo da parte, forse troppo avanguardista per un calcio ancora legato a certi dettami di gioco, ma capace di adattarsi fino a imporsi.

Le coreografie di danza che allestiva con i suoi dribbling ancora oggi sono la base del nostro calcio e la storia di un gioco che non invecchierà mai.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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