Dejan Kulusevski, il predestinato dal futuro assicurato

Viviamo in un’epoca dove basta qualche mese ad alto livello per essere considerato un investimento da decine e decine milioni, senza curarsi di tutte le variabili del caso che possono essere un periodo fortunato o un fuoco di paglia del ragazzo in questione. La bravura sta soprattutto nel distinguere un talento naturale da uno spiacevole inconveniente tattico, tecnico e ovviamente economico. Come normale che sia anche anche i migliori sbagliano, non si tratta di una scienza esatta quella di indovinare l’acquisto di un giovane di prospettiva, ma la legge dei grandi numeri spesso sorride solo ai più bravi. In questa categoria rientra perfettamente la realtà Atalanta e non credo ci sia bisogno di presentazioni.

Se qualche anno fa il suo nome era riservato solo agli esperti di calcio giovanile, ora è sul taccuino di molti grandi club d’Italia e d’Europa e noi siamo qui per spiegarvi perché è giusto definirlo potenziale top player dopo meno di mezzo anno da titolare tra i professionisti.

Crescita costante fino al posto assicurato

Un inizio tra colpi di genio e scelte acerbe come giusto che sia . L’impatto iniziale di Kulusevski ha avuto alti (due assist alla seconda giornata) e bassi (qualche prestazione insufficiente) ma senza perdersi d’animo e dando il massimo. Da una parte ce lo si poteva pure aspettare ma in un Paese come l’Italia c’è sempre il rischio di bocciare prematuramente i giovani, non curandosi del loro percorso prima di adattamento e poi di crescita. Roberto D’Aversa ha giocato un ruolo fondamentale a riguardo, schierandolo 57′ sin dall’esordio stagionale contro la Juventus e gestendolo con il giusto minutaggio per il resto delle gare per un totale di 1083 minuti su 1170 totali partendo sempre titolare.

Numeri importanti a 360 gradi

Un giocatore completo e a dirlo sono anche i numeri. Il ragazzo è nei piani alti di molte tra le più importanti statistiche della nostra Serie A. Infatti lo svedese è al secondo posto per numero di assist (5 contro i 7 di Luis Alberto), passaggi decisivi (14, uno in meno ancora una volta del fantasista della Lazio) e per km percorsi (11934 di media contro i 12641 di Marcelo Brozovic). I risultati si vedono anche sul campo: la sua voglia di fare in termini di corsa e qualità si vede lontano un miglio, sembra un veterano nonostante la sua giovane età.

Mentalità da top player

Tutti i grandi calciatori hanno una consapevolezza nei propri mezzi molto alta e il giovane del Parma non fa eccezione. Una delle sue frasi più riportate sembra descriverlo alla perfezione: “Sapevo che sarei diventato un calciatore forte, dovevo solo capire quanto“. Si sente (giustamente) un predestinato, sa di avere un mix di qualità e quantità molto raro da trovare e punta molto su sé stesso. Sui top club risponde così: “Non penso molto al futuro altrimenti perdo la concentrazione, mi alleno male e gioco male. Anche se un giorno arriverò lassù”. Eloquenti, per finire, le parole sulla next-gen di questo sport: “Siamo la generazione che cambierà il calcio. Rispettosi, ma paura di niente: ormai la porta è aperta. Se Mbappé fa quelle cose, pensiamo, allora possiamo provarci anche noi“.

Spesso si consiglia di non esaltarci troppo ma in questo caso è impossibile non farlo. Un autentico gigante capace di vedere il calcio come pochi suoi coetanei al mondo. Vive di inserimenti nello spazio e sportellate ai difensori, gol e assist sono solo la ciliegina sulla torta. La testa sembra averla attaccala al collo e i piedi incollati per terra, insomma, ha tutti gli ingredienti per fare la differenza ovunque.

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008