Daniele Orsato, arbitro che domani dirigerà il derby tra Inter e Milan, è da tempo uno dei migliori arbitri nel nostro campionato, tanto da essere una presenza fissa nei tornei continentali. . Il fischietto di Schio è tornato sul match tra Borussia Dortmund e Monaco, che lui stesso ha diretto, raccontando al Giornale i momenti vissuti quando si è saputo dell’esplosione al pullman dei tedeschi: “Mai vissuta un’esperienza così particolare. Eravamo negli spogliatoi, martedì sera, sul punto di entrare in campo, carichi a dovere, pronti a esprimere tutta la nostra forza e tutto è finito in un attimo quando ci hanno detto dell’attentato all’autobus del Borussia Dortmund e la squadra non è mai arrivata, il senso del gioco è svanito, è cominciata una storia che non dimenticherò mai…”.

“Un pubblico straordinario. E’ stata la prima volta, emozionante, davanti a quel meraviglioso muro giallo. Una lezione di sportività. L’arbitro? Come se non ci fossi, non mi guardava nessuno, ero un fantasma. L’arbitro dovrebbe essere sempre così…”.

Successivamente il pensiero va anche alla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, ovvero la notte tragica in cui è morto Ciro Esposito: “Quando diressi Napoli-Fiorentina, finale di Coppa Italia… la notte più brutta della mia vita. Nello stadio si sentiva quel che stava succedendo, c’era presagio di tragedia… Mi venne un terribile mal di testa che mi portai fino a casa… No, non dimenticherò mai quella notte”.

Infine, l’arbitro ha concluso: “Mi piace fare l’arbitro, nella vita mi è servito a prendere sempre una decisione, senza mai trastullarmi nell’incertezza. Poi, ad assumermi delle responsabilità: io, quarantenne, arbitro esperto, devo pensare ai giovani, agli ‘arbitrini’ che devono crescere guardando noi che siamo in Serie A. Non posso permettermi comportamenti negativi che ricadano su di loro. Se mi faccio mandare a quel paese da Higuain, tanti piccoli Higuain possono farlo con tanti piccoli arbitri… Ma non sono un virtuoso: ho la fortuna di essere molto riservato. Non parlo quasi mai, cerco di fare la mia parte in silenzio. Mi piace che sia un esempio anche questo…”.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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