Daniele De Rossi, un gladiatore romano nella terra del tango

“Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti”. Alessandro Baricco, scrittore 61enne, analizza così la fine di un amore tra due persone che hanno vissuto creando un solo corpo ed una sola anima, sfidando tutte le avversità anche quelle più difficile e cupe per sfociare in una separazione atroce e silenziosa che genera malcontento solo in quelle persone che guardavano questa storia d’amore con invidia poiché perfetta.

E’ questa un po’ la storia di Daniele De Rossi e la Roma, un amore nato sin da piccolo grazie al padre Alberto, attuale tecnico della primavera giallorossa, per poi confermarsi durante la propria crescita come uomo, giocatore e leader.

PERCHÉ’ DANIELE DE ROSSI E’ UN VANTO PER LA ROMA E PER I ROMANISTI?

Oltre alle sue doti calcistiche, ricche di tecnica e passione, il centrocampista di Ostia ha mostrato sin da subito il suo modo di giocare basato soprattutto sulla volontà di manifestare in campo il suo tifo. La propria appartenenza ai colori giallorossi lo hanno spinto sin dai primi anni ad essere identificato come il “Capitan Futuro”, alle spalle di Francesco Totti. Ma se quest’ultimo da sempre rappresenta la Roma, De Rossi è qualcosa di più. Daniele De Rossi è il Romanismo. E’ la perfetta incarnazione del tifoso in campo, colui che ragione solo per il bene della squadra e con l’obiettivo di rendere orgoglioso il proprio ambiente.

DE ROSSI, UN SOLDATO SPORTIVO

In 18 anni dovrà accontentarsi di due Coppa Italia ed una Supercoppa italiana, tanti secondi posti ed una finale di Champions sfumata contro il Liverpool del suo amico Salah. Paradossalmente, però, il vero carattere di Daniele si è sempre mostrato in queste occasione, da leader vero e capitano coraggioso pronto a far riemergere il proprio gruppo dalle diverse difficoltà.

Il suo modo di imporsi non si è mai avvicinato allo stile borghese, anzi il suo “populismo” lo ha portato ad essere criticato da quella fronda di tifosi che cercavano invece il calciatore con il physique du rôle per far evolvere la squadra e la sua mentalità.

Invece la sua “sana genuinità sportiva” lo ha portato a difendere principalmente la Roma e poi tutti i tifosi come nel caso della vicenda relativa alla tessera del tifoso, all’odio sportivo verso la Lazio e al ringraziamento finale verso “gli avversari stupendi e alle emozioni vissute in trasferta”.

Carriera giallorossa che si può riassumere con una sola frase: “ Ho un solo rimpianto: quello di poter donare alla Roma una sola carriera“.

IL LUNGO ADDIO ALLA ROMA

“Io già a settembre dissi ad alcuni dirigenti che, se pensavano fosse stata l’ultima stagione di De Rossi, avrebbero dovuto dirglielo subito. Perché lui era il capitano della Roma, andava rispettato”. Così Francesco Totti, durante la conferenza stampa dove rassegnava le dimissioni, analizzava il mancato rinnovo di De Rossi.

L’ultima stagione della Roma non è stata esaltante, a tratti si è mostrata travagliata soprattutto in merito alla confusione societaria, impegnata nelle diversi diatribe burocratiche in merito alla questione “Stadio” fino alla creazione della squadra che ha visto Monchi, ex direttore sportivo, plasmare una rosa nettamente al di sotto delle aspettative e non in linea con i parametri espressi dal modulo standard di Eusebio Di Francesco, tecnico esonerato nel mese di Marzo per dar vita al Ranieri 2.0.

In questo totale caos De Rossi ha sempre mostrato impegno e dedizione pur non conoscendo il proprio destino ma con il puro scopo di difendere la propria maglia e i propri colori dai diversi infortuni e da tutti coloro che operano per ” male” della Roma fino ad arrivare al suo mancato rinnovo, un fulmine a ciel sereno che ha segnato e segnerà definitivamente in negativo il rapporto tra i romanisti e l’azienda Roma.

LA BOMBONERA ED IL BOCA JUNIORS

Un volta finito nella lista dei parametri zero, l’ex Roma è divenuto oggetto del desiderio di diverse squadre tra cui la Sampdoria allenata proprio da Di Francesco, la Fiorentina dell’ex Ds della Roma Pradè, l’America, la Cina ed altro…

Ma, dopo tutte queste delusioni, De Rossi voleva mantenere viva la fiamma della passione lontana da Roma e dall’Italia; perciò dinanzi all’offerta di Nicolas Burdisso e del suo Boca Juniors non ha saputo resistere, decidendo così di cambiare totalmente la propria vita.

La Bombonera rappresenta il giusto posto per confermare la propria carriera dinanzi ad un ambiente caldo, anzi caldissimo in perfetto stile De Rossi. Di fronte non avrà più la Lazio ma il River Plate, autentico avversario e nemico degli Xeneizes e stimolo maggior per un giocatore che alla “giovane età” di 36 anni vuole ancora mostrare di che pasta è fatto.

Un ritorno alla Roma? Ancora è presto per vederlo ma il suo amore per la sua squadra non finirà mai: “Non escludo che nei prossimi anni mi vedranno intrufolato con panino e birra in qualche settore ospiti a tifare per i miei amici“.

Il suo esordio con il club argentino, molto probabilmente avverrà, nella metà di agosto. Il Boca, il calcio argentino lo attendono. Il gladiatore romano è pronto ad una nuova sfida.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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