Daniele De Rossi, ora è davvero finita. Un addio lungo 7 mesi

De rossi

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…”

Daniele de Rossi, cresce ad Ostia, sa benissimo sin da piccolo che il proprio futuro è il calcio, passione che viene coltivata anche dal padre Alberto, attuale tecnico della primavera giallorossa.

All’inizio si tratta solo di una passione mentre dal 2001 si è trasformata in una vera professione consacrandolo come uno dei centrocampisti più forti al mondo e bandiera della Roma.

“HO SOLO UN RIMPIANTO, QUELLO DI POTER DONARE ALLA ROMA UNA SOLA CARRIERA”

Il titolo è emblematico quasi suggestivo per gli amanti del calcio e dei colori giallorossi. Daniele De Rossi, meglio conosciuto come capitan futuro, ha simboleggiato per anni, quasi decenni, il tifoso in campo tanto da essere identificato come il massimo esponente del “Romanismo”.

616 presenze, 63 reti, due Coppa Italia ed una Supercoppa italiana, bottino piuttosto scarno per un giocatore che ha dedicato la propria carriera a rappresentare la Roma in Italia e nel mondo ma questo non importava a se stesso. Il numero 16 giallorosso, infatti, ha sin da sempre mostrato il carattere passionale e grintoso nei momenti bui delle diverse stagioni prendendo per mano la squadra soprattutto nel rapporto con i tifosi.

Anche nel privato, infatti, De Rossi ha dovuto affrontare diverse crisi senza mai trascurare la propria professione e l’amore per ciò che faceva neanche quando la dirigenza della sua Roma, in un momento di piena crisi per la squadra giallorossa, gli comunica di non voler rinnovare il proprio contratto.

“L’IMPORTANTE E’ REALIZZARE I PROPRI SOGNI”

Finito anche lui nella lista dei parametri zero De Rossi poteva mettere in atto diverse scelte, dalle più classiche a quelle più improbabili. Lui aveva solo un obiettivo: mantenere viva la propria passione per uno sport che lo ha reso campione del Mondo nel 2006 e obiettivo di diversi grandi club.

La scelta, infatti, è ricaduta sul Boca Juniors lontano da Roma e dalla sua famiglia ma in un luogo, come Buenos Aires, dove il calcio viene vissuto attimo per attimo nella cornice fornita dalla Bombonera.

Lì, senza neanche farlo apposta, diviene subito un idolo per la folla che lo invoca con il soprannome più semplice possibile “Tano“, ovvero l’italiano. A 36 anni, però, la distanza e le partite così ravvicinate possono ostacolare le proprie volontà ed i propri obiettivi fino ad arrivare alla conferenza stampa del 6 gennaio che decreta ufficialmente il ritiro dal calcio giocato.

“ARRIVERA’ LA FINE MA NON SARA’ LA FINE”

Il ritiro dell’ormai ex calciatore della Nazionale Italiana si può tradurre nella volontà di intraprendere nuove avventure nel mondo del calcio. In serbo, infatti, potrebbe evincersi diverse soluzioni: in primi c’è l’obiettivo sin da sempre professato di diventare allenatore di calcio, proprio come suo padre. Sullo sfondo, però non bisogna escludere la possibilità di vederlo nuovamente nella Roma con l’arrivo della nuova proprietà capitana da Dan Friedkin.

Vuole rimettersi in gioco, questo è certo e non potrebbe essere il contrario per un giocatore che ha sin da sempre improntato il proprio stile di gioco sulla difesa, sull’impostare il gioco senza mai aver paura dell’avversario, rispettandolo ma sfidandolo in ogni duello (celebre è il suo tatuaggio sul polpaccio destro che rappresenta il suo marchio di fabbrica: la scivolata).

Daniele De Rossi, fresca leggenda del calcio italiano, è diventato di tutti pur restando se stesso. Solo Baggio riuscì ad unire così tanti tifosi, di diverse squadre, per il proprio addio: sui social,. infatti, l’Hashtag #DeRossi non è più di tendenza ma sotto ogni tipo di foto e video si possono evincere commenti positivi relativi al proprio vissuto da calciatore come box-to-box player.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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