Damiano Tommasi tuona: “La Figc non è credibile, Tavecchio deve dimettersi”

Damiano Tommasi è stato l’unico ad aver abbandonato la riunione dopo aver capito le intenzioni di Tavecchio di non dimettersi dal proprio incarico.

Tutto nasce dalla notte di martedì dove al San Siro l’Italia non ha centrato la qualificazione al mondiale del 2018. Tale sconfitta per il calcio italiano ha scatenato una serie di conseguenze, tra cui l’esonero del Ct Gian Piero Ventura.

L’ex centrocampista della Roma ed attuale presidente dell’AIC ha analizzato le proprie idee durante un’intervista ai microfoni de La Gazzetta Dello Sport: “Sei anni fa, quando scioperammo in Serie A, avevamo tutti contro. In questi giorni ricevo numerosi messaggi da parte dei tifosi che mi chiedono di fermare il campionato finché Tavecchio e gli altri non si dimettono. Di solito l’unico modo per fare valere le nostre ragioni è non giocare, ma in questo caso non so nemmeno se ci siano le coperture sindacali. Comunque mi auguro che lunedì ci sia una presa di coscienza e che Tavecchio non abbia la maggioranza per andare avanti. Noi ci saremo e chiederemo le dimissioni del consiglio“.

PRIMA LE DIMISSIONI – Bisogna azzerare il consiglio federale e convocare nuove elezioni. Questo è il primo passo per qualsiasi discussione. L’ho detto chiaramente in riunione, ma le altre componenti vogliono sentire le proposte di Tavecchio, cioè a loro va bene ripartire con le stesse persone e le stesse logiche. A noi no. Cosa succederà nel Consiglio federale di lunedì? Ho la quasi certezza che si cercherà di avere il consenso attraverso una redistribuzione delle risorse e degli incarichi, anche grazie alla nuova legge Melandri che consente alla Figc di distribuire i fondi. La conta dei voti è la cosa che lascia più sgomenti. Pensare di andare avanti con questa governance, dopo quello che è successo, vuol dire non avere senso delle istituzioni. Il contesto è eccezionale. È vero che la Federazione è un ente privato. Ma, a parte il fatto che se lo fosse davvero avrebbe altre dinamiche, bisogna rendersi conto che la Figc e la Nazionale sono fatti pubblici e, come tali, vanno vissuti con responsabilità. Il limite di tutto lo sport italiano, non solo del calcio, è che il consenso è dato da chi è destinatario delle risorse. Ma così facendo ci sarà sempre maggiore disaffezione della gente rispetto ai ruoli di rappresentanza”.

ACCORDO POSSIBILE – Noi siamo disponibili a sederci attorno a un tavolo, affrontare tutte le criticità del sistema, con l’auspicio che ogni componente faccia un passo indietro e senza aver paura di copiare le buone pratiche dall’estero. Magari riusciremo anche a trovare un candidato unico sulla base di un programma condiviso. Ma prima è necessario un segno di discontinuità. Altrimenti il rischio è di ripetere gli errori del passato: promettere le riforme, accontentare questo e quello, tirare a campare. Voglio parlare di calcio quando sarà l’ora, solo davanti a un atto di responsabilità da parte di Tavecchio e del consiglio. Se siamo fuori dal Mondiale è perché da troppi anni non si pensa a un progetto sportivo, né in Figc né nei club. Le seconde squadre? Non ne voglio parlare. Lunedì le tireranno fuori giusto per dare un contentino ma è follia pura pretendere di andare avanti a colpi di maggioranza. Hanno mandato via Ventura ma non sono credibili. Tutti si chiedono: Tavecchio esonera il ct e lui non se ne va? Questa nostra posizione è unanime. Visti i messaggi che ricevo in queste ore, mi conforta il fatto di aver interpretato bene il sentimento dei calciatori, che è lo stesso degli appassionati. Cerco da tempo di coinvolgere i grandi ex ma avverto in loro un senso di scoramento perché le cose non cambiano mai. Speriamo che dopo lunedì i giornali continuino la loro battaglia, senza accontentarsi dell’annuncio di un ct di grido”.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.