Dal successo europeo ad una difesa da rivedere: primo bilancio della nuova Juventus di Sarri

Maurizio Sarri
Maurizio Sarri, allenatore della Juventus

Il 2019 si avvia verso la conclusione e il mondo della Serie A si interroga su ciò che è stato prodotto di buono nella prima parte di stagione e su quello che invece sarebbe da migliorare. Una squadra italiana che ha subito importanti novità durante l’ultima estate, o meglio, prima dell’inizio della stagione, è la Juventus, con Maurizio Sarri scelto come allenatore per provare a dare una scossa all’ambiente soprattutto in ambito europeo.

Quando si sostituisce un allenatore i cambiamenti non si notano subito, anche se una squadra come la Juve non può permettersi di prendere e perdere troppo tempo. Sarri lo ha capito e i risultati si sono visti, anche se manca qualcosa per rendere la Juve una squadra ancora più forte e poterla inserire tra le favoritissime della Champions League, competizione che ha visto negli anni accrescere la propria competitività e imprevedibilità.

Detto ciò, è opportuno approfondire ciò che abbiamo spiegato, e confrontare gli aspetti positivi e negativi della prima gestione alla Juve di Sarri, allenatore che fin dalla scelta del club bianconero di affidargli la panchina ha diviso il popolo juventino.

ASPETTI POSITIVI

Si sapeva fin da subito che la concorrenza dell’Inter di Antonio Conte avrebbe recato più di qualche problema alla Juventus di Sarri. Il primo posto è condiviso proprio da queste due squadre, entrambe a 42 punti. Sarri non è riuscito a vincere solamente in quattro occasioni (3 pareggi e una sconfitta) e rispetto all’anno scorso, quando la Juve non ha mai avuto una vera e propria rivale, qualche passo falso può essere fatale. Da una parte può essere visto come un vantaggio dal punto di vista motivazionale anche in ottica Champions, Sarri e i giocatori sono consapevoli che non va mai abbassata la tensione.

Oltre ai risultati in campionato, è giusto riconoscere alla Juventus e a Sarri il primato in Champions, con i bianconeri che hanno superato agevolmente il girone qualificandosi agli ottavi con due giornate d’anticipo e raggiungendo la matematica del primato nel gruppo con una partita ancora da giocare. Agli ottavi Sarri sfiderà il Lione, avversario più che alla portata. Aggiungendo dettagli a quanto già detto, la Juventus ha vinto 5 partite su 6 nel girone pareggiandone solamente una e quindi lasciando a “0” la casellina delle sconfitte.

Oltre ai risultati, di positivo della gestione di Sarri c’è da riconoscere qualche merito tattico, specie con il lancio del tridente Ronaldo-Higuain-Dybala, che per mesi è stato al centro dei sogni dei tifosi, nonostante lo stesso Sarri abbia predicato più volte calma e pazienza. Serviva trovare il momento giusto, la prima volta tutti insieme dal primo minuto è arrivata contro l’Udinese, anche se i tre avevano già calpestato il prato contemporaneamente in precedenza ma non da titolari.

Schierare un tridente del genere comporta qualche rischio perché, come sottolineato dallo stesso Sarri, in questo modo si perde un po’ di equilibrio. È stato bravo Sarri a capire quando era giusto poter rischiare e le sue ottime capacità tattiche gli suggeriranno in futuro quando è opportuno proporre il tridente dal primo minuto e quando invece è meglio mantenere un maggior equilibrio.

L’infortunio di Chiellini dopo la prima partita di campionato (contro il Parma, decisa proprio da un suo gol) ha aperto le porte alla titolarità di De Ligt, sebbene il suo rendimento sia stato fin qui sotto le aspettative. Qualche errore di troppo, alcuni decisivi in quanto provocatori di calci di rigore avversari, ma allo stesso tempo Sarri gli ha sempre conferito fiducia per permettergli di crescere e prendere confidenza con un calcio opposto a quello a cui era abituato. Buona la gestione del tecnico con De Ligt, che ora proverà a fare la medesima cosa con Demiral, che per qualche mese sembrava fosse finito nel dimenticatoio per poi essere utilizzato nelle ultime partite tra discrete prestazioni e sbavature.

ASPETTI NEGATIVI

Andiamo ad analizzare ciò che invece ha funzionato meno. In primis, una squadra che ambisce a vincere lo scudetto deve assicurarsi di avere la miglior difesa, non solo come reparto ma anche e soprattutto dal punto di vista delle statistiche. 17 reti subite, di media un gol incassato a partita, sono eccessive. La Juventus ha la terza miglior difesa dietro a Inter (migliore in assoluto con 14) e Lazio (16), i bianconeri sono pari alla Roma. La storia ci insegna come solitamente chi subisce meno gol poi vince lo scudetto, Sarri deve sistemare la fase difensiva, che per certi versi include anche il centrocampo e non si limita ai solo 4 di difesa, per trovare più stabilità e iniziare a dominare le partite.

Esatto, perché ad eccezione di qualche partita, la Juve difficilmente ha chiuso la partita con ampio anticipo come spesso accadeva con Allegri. Sarri deve ancora improntare la sua squadra in modo da essere dominante, e qualche disattenzione di troppo è all’ordine del giorno. Qui ci ricolleghiamo al dibattuto dei gol subiti e al pari sfruttiamo questo discorso per introdurre quello successivo, che riguarda la questione della gestione della partita.

Contro l’Udinese, per esempio, il gol di Pussetto nei minuti di recupero ha macchiato un pomeriggio perfetto ma il dato più preoccupante è che diverse volte la Juve, una volta andata in vantaggio, non riesce a chiudere le partite con conseguente pareggio degli avversari. È accaduto, ad esempio, nell’ultima partita di campionato quando Caprari ha regalato il momentaneo pareggio alla sua Sampdoria. La Juventus ha poi vinto il match grazie alla prodezza di Ronaldo, altre volte è andata peggio come contro il Lecce (da 1-0 Juve a 1-1), a Madrid con l’Atletico (da 0-2 a 2-2) e soprattutto in occasione della sconfitta, l’unica in campionato, all’Olimpico con la Lazio (da 0-1 a 3-1).

A proposito di gestione, anche quando la Juventus conclude la partita con una vittoria non trasmette mai, o quasi mai, la sensazione di aver gestito nel migliore dei modi l’incontro. Se in campionato è apparentemente più facile rimediare, anche se con i ritmi a cui sta gareggiando l’Inter è meglio ridurre a zero questi rischi, in Europa 10 minuti giocati e gestiti male possono far la differenza tra qualificazione ed eliminazione. Inoltre, la prima partita in cui la Juventus e Sarri avrebbero potuto vincere un trofeo non è andata nel modo giusto, la Lazio nella Supercoppa ha meritato di trionfare mentre i bianconeri non sono riusciti mai ad incidere.

Principalmente è questo che Sarri deve migliorare, affrontare le partite con maggior attenzione e senza prendersi rischi inutili. Può essere vista come una concatenazione di eventi, se si gestiscono meglio le partite si subiscono meno reti e le partite potranno essere così chiuse prima del 90°. Nel 2020 Sarri dovrà però non abbandonare tutto quanto fatto di buono, come l’ottima scia di risultati e le scelte tattiche risultate spesso giuste.

Ora per la Juve e per Sarri arriva la parte più difficile della stagione, quella che coincide soprattutto con la fase ad eliminazione diretta della Champions. Migliorando qualche aspetto Sarri scaccerà i dubbi e le critiche riservate da una parte della tifoseria. Se è vero che non è facile cambiare dopo 5 anni con lo stesso allenatore, sei mesi sono sufficienti per comprendere e assimilare nuovi metodi di lavoro e nuovi concetti. Il 2020 sarà l’anno di Sarri, nel bene e nel male, fino a questo momento il primo bilancio è positivo ma se non si dovesse cambiare qualcosa potrebbero sorgere problemi. Sarri è pronto anche a questo, perché il 2020 deve essere il suo anno, che i tifosi si augurano possa coincidere con la vittoria della Champions League.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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