Dal “pragmatismo” di Allegri al “maniacalismo” di Sarri: un ibrido che non parte.

É un periodo difficile alla Continassa, i bianconeri sembrano aver perso la retta via e i numeri sono in leggero calo. Proviamo a spiegare perché questa squadra non decolla.

Ieri allo stadio Bentegodi la Juventus ha perso la terza partita in campionato e la seconda consecutiva fuori casa. Scarsa motivazione e un’appannata condizione fisica hanno fatto ottenere una meritata vittoria al Verona.

Per carità i bianconeri rimangono ancora i primi in classifica e hanno disputato, fin ora, un eccellente girone di Champions League ma i tifosi sono in protesta.

L’anno scorso #AllegriOut quest’anno #SarriOut è uno dei primi hashtag in tendenza, escludendo Sanremo.

Quando sei il club più tifato in Italia è una cosa del tutto normale avere fra i supporters pareri contrastanti e opinioni quanto mai affrettate.

Per questo motivo noi cercheremo di fare chiarezza e di non lasciare nulla al caso.

Ma la riflessione è molto più profonda di quanto si possa pensare.

Non è che Maurizio Sarri non sia l’allenatore adatto per allenare la Juventus?

Potrebbe anche essere così ma i due concetti di base sono filosofia e dna. Non sono scindibili e devono andare di pari passo ma possono essere cambiati.

La Juventus ha un motto ed è: “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Facciamo la parafrasi di questa frase e capiamo il concetto di base.

Non è importante come vincere e con quale scarto vincere, l’unica cosa che conta è ottenere la vittoria, in qualsiasi modo.

Boniperti fu come un filosofo e piantò le basi per continuare con quest’idea.

La Juventus lo ha nel dna, è il suo carattere.

Ma il carattere ad una certa età può cambiare, si può maturare e decidere di stravolgere la nostra persona. Sono timido? Mi alleno per non esserlo più. Si è vero rimane nella propria indole ma lo si può mascherare.

É un processo lungo fatto di tanto lavoro e di tanto sudore.

Ed è proprio questo che sta cercando di fare la dirigenza bianconera. É arrivato il momento di rivoluzionare il proprio carattere e diventare una squadra diversa.

Però è chiaro che è più difficile ottenere tale risultato ad una certa età rispetto che da bambino. E forse è in questo passaggio che Andrea Agnelli&co hanno sbagliato.

Infatti la mentalità vincente che si respira fra Vinovo e la Continassa viene impressa già dai bambini delle giovanili.

Se tu non provi a cambiare la mentalità dai piccoli e la imprimi da un anno all’altro ai grandi ci può essere un problema di tempistiche che possono diventare più lunghe.

Ad esempio il Barcellona giocherà con qualunque tecnico sempre allo stesso modo perché sin dalla Cantera gli viene insegnato così.

E qua arriviamo ad un altro concetto.

Quindi diamo per assodato che sì, si può cambiare mascherando le prerogative caratteriali presenti nel nostro dna ma se si fa da grandi ci vuole più tempo.

La Juventus ha rivoluzionato da un anno all’altro tutto ma deve avere pazienza prima di ottenere dei risultati.

Parliamo quindi di tipi di allenatori che sono sostanzialmente tre: i gestori, i motivatori e quelli “di campo”.

I primi sono tecnici che di solito allenano grandissimi club che hanno in rosa grandissimi giocatori. Costoro devono fare un lavoro gigantesco che è quello di far andare d’accordo 23 campioni che hanno probabilmente vinto tutto e in più parti del mondo.

Poi si devono impostare dei principi di gioco e motivare il gruppo. Nel 90% dei casi se tutte queste componenti vanno d’accordo la squadra ottiene dei risultati soprattutto grazie alle giocate dei singoli che hanno il potere di poter decidere il match da soli. Esempi: Zidane, Allegri e Ancelotti.

Poi ci sono i motivatori che improntano tutto sul rapporto interpersonale fra giocatore e tecnico, un patto di fiducia insindacabile. L’arte principale è quella della comunicazione.

Loro sono un ibrido fra i rimanenti due tipi, in quanto riescono a gestire uno spogliatoio di grandi campioni e sono bravi a farsi ascoltare. Quando i giocatori scendono in campo sono dei guerrieri pronti a difendere il re. Esempi: Conte, Klopp, Simeone e Mourinho.

Infine gli allenatori di campo che sono dei veri e propri maniacali di numeri prestazioni e schemi. Sono sempre la a seguire l’allenamento e a scrivere le cose che non vanno. Il loro motto è: uno per tutti e tutti per uno. É con questi tecnici che si esalta il concetto di squadra. Esempi: Guardiola, Sarri e Fonseca.

Le ultime due tipologie possono andare d’accordo in quanto ad entrambi piace il rapporto che si viene a creare tra allenatore e giocatore.

Non c’è un metodo che prevale sull’altro ma ci sono squadre che per caratteristiche non riescono ad assimilare dei concetti di certi allenatori.

Il recente esempio è quello di Carlo Ancelotti che fu più volte criticato in quanto al Napoli servisse un allenatore più “da campo”.

Oppure come non ricordare quando Guardiola andò al Bayern Monaco e non riuscì ad ottenere i risultati sperati.

Tutti questi esempi per dire semplicemente che forse Maurizio Sarri non è l’allenatore adatto per la Juventus in questo momento oppure che è l’uomo giusto al momento sbagliato.

A questa squadra per la prima volta in quasi dieci anni mancano le motivazioni. Tutti si chiedevano come questi giocatori dopo anni di dominio avessero ancora voglia e fame di vincere.

Ultimamente questa fame è mancata e contro Napoli e Verona i calciatori hanno passeggiato in campo. Ma non è comunque un episodio che si può relegare a queste due partite.

Sarri, da uomo intelligente qual è, è stato bravo a percepire questa difficoltà e probabilmente ha premuto meno l’acceleratore sul concetto di bel gioco.

La Juventus cerca comunque sempre si stare corta e stretta e di giocare un calcio gradevole andando subito a pressare appena vien perso il pallone ma è indubbio che a volte si ricorre a quel famoso “pragmatismo allegriano”.

Palla a Ronaldo e il fenomeno portoghese segna, più o meno va così ultimamente.

CR7 è in forma smagliante e il resto della squadra lo assiste, è questo lo schema improntato dall’allenatore toscano.

I numeri, in questo momento, sono a favore dell’allenatore livornese.

Alla 23° giornata l’anno scorso i bianconeri avevano conquistato: la vittoria della supercoppa italiana, 63 punti, 49 goal fatti e 15 subiti.

Quest’anno: 54 punti, 44 goal fatti e 23 subiti.

L’abbiamo detto centinaia di volte che l’ex Napoli non ha a disposizione quel tipo di giocatori che l’anno reso un gran maestro di “bel gioco” ai piedi del Vesuvio.

Per caratteristiche i bianconeri dispongono di giocatori più fisici e di difficile collocamento tattico come Ronaldo e Dybala.

Per questo motivo è un processo più difficile di quanto si pensasse poter arrivare ad intravedere quelle trame di calcio moderno che a volte viene definito da “circo”.

La programmazione della squadra nella sessione estiva del calcio mercato è anche sembrata un mezzo disastro.

Anche durante gli anni passati a febbraio c’era un periodo di calco fisico, dettato dai carichi di lavoro fatti per poi essere freschi negli ultimi e cruciali 3 mesi della stagione sportiva.

Sarri era ed è un grande tecnico ma per stare sulla panchina della Juventus bisogna essere anche dei grandi comunicatori e se vieni da 8 scudetti consecutivi, devi essere anche un gran motivatore. Tutte caratteristiche che il buon Maurizio non possiede e che tuttavia stava imparando strada facendo.

La strada è lunga e tortuosa ma i bianconeri hanno tutto il tempo per spiccare il volo.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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