Da morti annunciate a miracoli inaspettati: finalmente finita l’epoca delle “Cenerentole” in Serie A?

Il Chievo che ferma la Roma all’Olimpico e arriva a un soffio dallo stoppare anche la prima Juventus di Cristiano Ronaldo; Il Parma che si comporta egregiamente sempre contro la neo-squadra dell’asso portoghese perdendo solo di misura, e addirittura sbanca San Siro battendo l’Inter. E ancora troviamo un ottimo Empoli che ha raccolto 4 punti disputando delle ottime gare. 

E’ questa inversione di tendenza, con le piccole che con le unghie e con i denti provano a vincere contro le big, la vera novità rispetto alle annate passate. Troppo spesso siamo stati spettatori troppo spesso di neo-promosse arrendevoli fin dall’inizio, frutto magari di piani societari e tecnici sbagliati, che alla fine sono scese nuovamente all’inferno della cadetteria dopo solo una stagione.

IL DISASTROSO BENEVENTO DI BRIGNOLI

E’ decisamente il caso del Benevento dello scorso anno, squadra che ha trovato il primo punto in Serie A solo alla 15° giornata, con il clamoroso gol di testa del portiere Brignoli nel recupero contro il Milan che regalò il 2-2 ai giallorossi. E’ da dire che nel girone di ritorno c’è stata la reazione da parte degli uomini allenati allora da Roberto De Zerbi, subentrante a Marco Baroni in autunno; l’attuale tecnico del Sassuolo ha tentato di portare interessanti idee e forte identità, riuscendo a mostrare negli ultimi mesi di campionato un gran carattere unito a un buon gioco, cosa inusuale per una squadra che lotta per non retrocedere. Molto prezioso anche il mercato invernale, che ha portato in rosa soprattutto gli esperti Sagna e Sandro, e il centravanti Diabaté, con quest’ultimo che ha terminato la stagione con 8 reti in 10 presenze. Alla fine saranno 21 i punti del Benevento, di cui 17 nel girone di ritorno, vale a dire una media da salvezza che lascia non pochi rammarichi.

IL VERONA E LA SCIAGURATA GESTIONE PECCHIA

A fare compagnia ai campani nella medesima stagione ci ha pensato il Verona, altra squadra neo-promossa, che dopo quattro giornate ha collezionato un misero punto, dimostrando fin da subito una totale inadeguatezza alla categoria con un attacco capace di inanellare solo 30 reti totali, avendo in Kean e Pazzini a 4 gol i capocannonieri della squadra. A proposito del “Pazzo”, sciagurata la sua gestione, con il tecnico Fabio Pecchia che decide di remargli contro e andare allo scontro escludendolo dai titolari fin dalla 1a giornata, poi persa contro il Napoli per 3-1 con l’unico gol scaligero siglato proprio dal subentrante Pazzini. La sfortuna poi ferma il millenial Kean negli ultimi due mesi di campionato, proprio nel momento in cui sembrava stesse per sbocciare. Non ci mettiamo la mano sul fuoco, ma forse era il caso di fermare Pecchia prima che fosse troppo tardi; eppure, come mai accade, la società ha deciso di concedergli fiducia fino alla fine, fino al fallimento più totale.

LA CONFUSIONE DEL PESCARA TARGATO ODDO-ZEMAN

Altro giro, altra neo-promossa che ha vissuto la promozione in Serie A con la leggerezza di una gita di piacere: stavolta parliamo del Pescara della stagione 2016-17, squadra che ha terminato l’anno collezionando la miseria di 18 punti. Qui l’inizio fu promettente, con un incredibile 2-2 al debutto contro il Napoli, match in cui gli uomini allenati allora da Massimo Oddo mostrarono un gioco fluido, veloce e convincente. Tuttavia, di lì in poi, la vittoria sul campo mancherà fino al 19 febbraio, data che coincide con il ritorno sulla panchina del Delfino di Zdenek Zeman, che guida i suoi al trionfo per 5-0 contro il Genoa. Exploit solo illusorio, perché dopo di allora ci sarà un nuovo lungo digiuno, che culminerà alla penultima giornata. 
Anche in questo caso il gol era un problema, ma in generale l’intera rosa era inadatta, con tutta probabilità anche più debole rispetto al Benevento degli 0 punti in 14 giornate; l’inesperienza e l’insofferenza alle pressioni del tecnico Oddo non ha poi aiutato le cose. Inutile poi riesumare Zeman, il quale, come poi si è verificato, difficilmente avrebbe potuto dare un grosso apporto alla causa.

LA RIBELLIONE DI CHIEVO E PARMA

Quest’anno ci ha pensato prima il Chievo a stupire, squadra che al debutto ha perso contro la Juventus per 3-2 solo al 93′, dopo un’egregia partita di tutta la squadra, che ha limitato di molto la squadra bianconera. Inoltre, solo la scorsa domenica ha strappato il pareggio per 2-2 contro la Roma all’Olimpico, mostrando un carattere da leone rimontando il doppio svantaggio iniziale grazie alle reti di Birsa e Stepinski; decisivo inoltre il forte pressing adottato, che ha mostrato tutti i limiti fisici dei giallorossi.

Anche il Parma ha provato a fermare CR7, arrivando solo alla sconfitta di misura. I ducali sono riusciti più volte a mettere nei guai i bianconeri, sprecando diverse nitide palle gol, grazie soprattutto ad un Inglese come attaccante totale in grado di circumnavigare l’area e far salire la squadra, un Gervinho più in forma che mai e il costante aiuto delle mezzali in fase d’attacco. Missione riuscita per gli uomini di D’Aversa contro l’Inter, con i nerazzurri battuti a San Siro per 1-0 a causa dell’eurogol dell’ex di turno Dimarco. In questo caso, ad emergere è la grinta e la solidità difensiva, sempre coadiuvata da un buon palleggio in mediana e un Inglese che si conferma ancora su ottimi livelli.

LA SPAL COME ATTUALE “ANTI-JUVE”

Chiosa finale con la sorprendente SPAL, squadra che dopo il successo ottenuto lunedì scorso contro l’Atalanta per 2-0 è balzata al 2° posto a 9 punti alle spalle della Juventus, seppur in coabitazione. A sorprendere qui è soprattutto l’incredibile solidità difensiva, con il solo gol di N’Koulou alla seconda giornata subito finora. Qui la forza della squadra è data soprattutto dall’unione e dalla coesione del gruppo, che in partita sovente si sacrifica in una disperata difesa della propria porta. Importante l’innesto di Petagna, attaccante che va a completare con Antenucci un duo completo, con forza, esperienza e tecnica.

Dai risultati sorprendenti di quest’inizio di stagione nasce la netta contrapposizione con la storica scuola di pensiero italiana, fautrice dell’ideologia secondo cui la mentalità difensiva sia l’ideale per le squadre di basso rango per fronteggiare le cosiddette big, tattica che spesso ha palesato piccole arrendevoli che quasi sembrano partire già sconfitte; chiudersi a riccio per poi provare a ripartire con l’ariete di turno che fa salire gli esterni tentando la fortuna.

Una verità assoluta non esiste e mai esisterà, ma questa internazionalizzazione del nostro calcio di sicuro gioverà agli occhi degli spettatori, che magari finalmente non vedranno i soliti catenacci che rallentano ai minimi termini i ritmi delle gare.

 

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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