Cristiano Ronaldo è attualmente il capocannoniere della Serie A con 18 goal in 19 presenze e 1 di vantaggio su Lukaku, con lo stesso numero di rigori (4) ma avendo giocato 3 partite in meno (19 contro 22). Analizzando le statistiche, il portoghese è al primo posto per numero di goal di testa (quattro), al terzo per numero di pali e traverse colpiti (tre legni, due in meno di Calhanoglu che è al timone di questa sfortunata classifica) ed è ampiamente al primo per numero di tiri (91, +12 su Insigne secondo e +20 su Belotti terzo).

Numeri importanti per un giocatore che a trentasei anni appena compiuti risulta essere ancora decisivo in campionato e assolutamente centrale nella Juventus di Pirlo: una squadra che ha provato ad iniziare una rifondazione quest’anno, ma senza rinunciare alla dose di esperienza e mentalità che giocatori come lui, ma anche Chiellini e Bonucci possono portare per iniziare un nuovo corso senza venire meno al vecchio mantra “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.
In questa ottica va interpretato il ruolo di Cristiano Ronaldo, dotato di una mentalità da campione assoluto e ampiamente affermato, fisicamente ancora ad ottimo livello oltre ogni standard per la propria età, ma che già dalla scorsa stagione ha la necessità di gestirsi maggiormente all’interno della partita e non solo.

L’impatto sui big match in Serie A e non solo

Andando ad analizzare le singole marcature nel campionato in corso il dato che più risalta all’occhio è che quelle contro le 6 big del campionato sono soltanto 4 e non equamente distribuite: in 8 partite totali finora disputate, gli unici goal sono la doppietta all’andata e la rete al ritorno contro la Roma ed il gol alla Lazio nella sfida di andata.
Chiaramente su questo dato influisce il fatto che manchino ancora alcuni big match, che saranno fondamentali per migliorare questo score, ma anche per le ambizioni stesse dei bianconeri: solo dopo tutti i match di ritorno rispettivamente con Lazio, Atalanta, Milan e Inter si potrà dare un giudizio completo. 

Un altro fattore importante da evidenziare è che, allargando il campo di ricerca a tutte le competizioni, Ronaldo si è rivelato fondamentale con i suoi goal in altri scontri contro le big: la doppietta nel suo derby personale contro il Barcellona in Champions, primo goal nella vittoria in Supercoppa contro il Napoli e, soprattutto, la doppietta in semifinale di Coppa Italia contro l’Inter
Più di un campanello di allarme per un giocatore di questa importanza, a maggior ragione in vista del fatto che in tutti questi big match ben 4 goal su 9 sono arrivati su calcio di rigore. Di giocate da vero Ronaldo non ce ne sono molte: se il primo goal nel 2-0 contro la Roma indubbiamente lo è, magari lo stesso si può dire anche per quello in Coppa Italia, certamente non difficile da eseguire ma neanche scontato nella realizzazione.
Nulla più.

Metamorfosi del ruolo: tra necessità di gestirsi e capacità finalizzativa

Sembra una metamorfosi a tutti gli effetti quella avvenuta nel suo modo di giocare. Sempre più impegnato ad occupare il centro dell’area come unico riferimento offensivo. Spesso per tentare la giocata decide di abbassarsi di qualche metro, sempre rimanendo centrale: contro squadre molto chiuse ad esempio è solito abbassarsi a centrocampo sul centro-sinistra ma mantenendo il dato sui tiri come costantemente il più alto. In cima alla classifica degli attaccanti bianconeri per tocchi di palla, la maggior parte dei quali, in percentuale, a ridosso dell’area avversaria: non sempre tuttavia questi tocchi risultano produttivi per giocate e tempi di gioco persi. Non è un caso che proprio per questo suo attuale modo di giocare il partner con cui riesce ad essere più produttivo in termini di finalizzazione è Alvaro Morata: spesso disponendosi qualche metro avanti per giocare di sponde e creare spazi, lo spagnolo ha fornito ben 4 dei suoi 10 assist totali al portoghese.

Non perdere punti con le piccole come chiave per contestare lo Scudetto

Nell’ultima partita di campionato Ronaldo è stato ancora decisivo. Il Crotone, per quanto non particolarmente impegnativo come avversario, all’andata era stato capace di strappare un pareggio; dal canto loro i ragazzi di Pirlo non potevano assolutamente perdere altri punti in campionato, per credere ancora nella rincorsa all’Inter. I rossoblù approcciano la partita alla solita maniera, consci del diverbio enorme tra i due organici, ma sempre volti ad aggredire portando molti uomini in area avversaria nei frequenti rovesciamenti di fronte innescati da Ounas e Messias.

La Juventus tiene il dominio del gioco quasi costantemente, pressando molto sull’area avversaria e colpendo anche una traversa dopo due grandi occasioni di De Ligt e CR7: per il primo tratto di partita l’impressione era però che, se la squadra di Stroppa avesse avuto maggiore qualità negli ultimi metri e nell’ultimo passaggio, avrebbe potuto anche segnare. Alla lunga però il divario viene fuori inevitabilmente e la Juventus la sblocca proprio grazie a una doppietta di Ronaldo sul finire del primo tempo: nel primo goal Luperto si perde totalmente la marcatura e il portoghese neanche ha bisogno di saltare, nel secondo si inserisce tra Reca e Golemic e, da unico uomo bianconero nell’area avversaria, riesce comunque a schiacciare di testa senza opposizione a un passo da Cordaz.
In 7 minuti la partita viene indirizzata quindi nel migliore dei mondi per la Juventus che può gestire e allungare ulteriormente nel secondo tempo con la rete di McKennie: 2 goal per Ronaldo, 3 punti per la Juventus che raggiunge il terzo posto in solitaria con una partita da recuperare.

Un dato su cui non sorvolare è che gli scudetti si vincono soprattutto con la costanza in campionato, evitando di perdere punti in partite come questa in cui si ha il favore del pronostico. In questa ottica è evidente quanto sia importante Ronaldo: nelle 3 partite in cui è mancato sono arrivati 3 pareggi rispettivamente contro Crotone, Verona e Benevento

Ambizioni europee nella crisi generale del sistema italiano

Una squadra quindi totalmente incentrata sul proprio numero 7 e quasi dipendente da esso. Un modulo di gioco ormai stabilizzatosi su un ibrido tra 4-4-2 e 3-5-2 in cui Ronaldo resta, indipendentemente dal partner, il riferimento offensivo e lo sfogo principale di tutte le azioni di attacco. Anche in Champions ha dimostrato di essere ancora il campione dei 5 palloni d’oro, soprattutto nella partita contro il Barca del rivale di sempre Messi: nonostante questo nella sconfitta contro il Porto è stato, al netto di un probabile rigore conquistato sul finale, uno dei peggiori in campo, inoffensivo e fuori dal gioco.
È chiaro che in un momento come questo, in cui il calcio italiano si interroga sul proprio ruolo a livello europeo, questo calo di Ronaldo non fa ben sperare: il portoghese, però, ha già dimostrato di essere il migliore al mondo quando si tratta di imprese internazionali. 

Dire che Cristiano Ronaldo sia decisivo ormai solo con le piccole, in conclusione, è sbagliato e non suffragato dai numeri; è innegabile, però, che stia vivendo una fase di flessione, come probabilmente è fisiologico che sia.
Il palcoscenico della Champions su tutti potrà esaltarlo. La qualificazione è alla portata, basterà una buona partita che sarebbe, a tutti gli effetti, ossigeno per il nostro calcio: tutti ci aspettiamo una notte da vero CR7.

CONDIVIDI
Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008