Crisi Milan: i motivi del disastro collettivo

Milan
Fonte: Ac Milan

Il 2019 sta per volgere al termine e come spesso accade questo è il periodo dell’anno in cui si tirano le somme e si fanno i bilanci dell’anno che è appena trascorso. Il Milan ha concluso l’ultima giornata di Campionato perdendo per 0-5 sul campo dell’Atalanta di Gasperini, una squadra che dimostra di meritarsi sempre di più le posizioni di vertice che occupa ormai stabilmente da diverso tempo. A Milanello la situazione si complica ulteriormente perché una sconfitta così non si vedeva dal lontano 3 Maggio 1998, giorno in cui i rossoneri persero con lo stesso risultato contro la Roma nella cornice dell’Olimpico. In casa Milan adesso sono tutti sul banco degli imputati: dalla proprietà ai giocatori, passando dalla dirigenza e all’allenatore.

Fonte: Ac Milan

Segnali dal passato

Il periodo nero del Milan ha avuto inizio nella stagione 2011-2012, anno in cui la Juve vinse il primo di una lunga serie di Scudetti che l’avrebbero portata a diventare la squadra più forte d’Italia per i successivi 8 anni. Da quel momento una serie di decisioni sbagliate nel mercato in entrata e in uscita (su tutte il mancato arrivo di Tevez e le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva al PSG), un mercato sempre meno efficace volto alla ricerca di parametri zero piuttosto che di giocatori funzionali, e i conti sempre più in rosso con la UEFA che stringeva sempre di più la morsa grazie alle norme imposte dal FairPlay Finanziario, e il susseguirsi di 8 allenatori (da Allegri a Giampaolo) hanno portato il Club di Via Aldo Rossi ad entrare in un tunnel buio di cui ancora non si vede l’uscita. Tutta questa serie di “manovre” avevano da subito dato i primi segnali d’allarme che sono stati ignorati dalla Dirigenza “capitanata” da Galliani durante la Presidenza Berlusconi fino al 2017, anno in cui l’ex storico Presidente cedette il Milan nelle mani di Yonghong Li e anche successivamente con l’avvento di Mirabelli e Fassone che, al netto dell’enorme cifra spesa, non sono riusciti ad assemblare una squadra in grado di affermarsi concretamente. Parliamo infatti dei piazzamenti in classifica, del valore della rosa che anno dopo anno scendeva in campo, dei trofei che non sono più arrivati (eccezion fatta per la Supercoppa Italiana del 2016), e dell’assenza di un piano concreto per ripartire.

Fonte: Panorama

Una colpa da dividere

Considerando gli ultimi mesi e continuando a parlare dei giocatori c’è da dire che chi si aspettava un netto cambio di rotta a seguito dell’allontanamento di Marco Giampaolo forse non è riuscito a vedere il reale problema legato agli interpreti che scendono in campo da diverso tempo. La guida tecnica che negli ultimi anni ha avuto miglior sorte arrivati a fine stagione è stata quella di Rino Gattuso, l’allenatore che ha deciso di rescindere il proprio contratto alla fine di una stagione in cui ha portato il Milan a 1 punto dalla Champions League. Secondo molti la chiave del lavoro stava nell’atteggiamento dettato in primis dall’allenatore stesso che ha portato con se tutto ciò che lo ha aiutato a vincere durante gli anni da calciatore, facendo giocare la squadra con compattezza, grinta e voglia di vincere attraverso dei meccanismi tattici semplici ma efficaci. La rosa a disposizione non era molto diversa da quella che ha avuto Giampaolo e da quella che sta guidando Pioli, una squadra fatta da qualche buon giocatore e di troppi giovani forse non del tutto pronti per vestire una maglia così prestigiosa in un momento in cui bisogna riportarla ad alti livelli. Possono sembrare fattori scontati, ma 10 mesi fa queste convinzioni hanno permesso al Milan di pareggiare inizialmente sul campo dell’Atalanta e di andare poi a vincere per 1-3 nel campo dei nerazzurri. La squadra presenta ad oggi alcune mancanze a livello tecnico e tattico, con evidenti segni di “smarrimento” specialmente nell’ultimo periodo. Sono problemi che ci sono già da diverso tempo ma che al giorni d’oggi appaiono molto più evidenti, soprattutto dal punto di vista della mancanza d’esperienza, data da un undici di base molto giovane che è stato spesso incapace di reagire e rimontare quando la squadra andava in svantaggio a causa anche di una media goal veramente bassa. Basti pensare a Theo Hernandez, che di mestiere farebbe il terzino sinistro, attuale capocannoniere del Milan con soli 4 goal e indicato da tutti come il giocatore più propositivo in fase offensiva. A centrocampo manca la qualità che deve contraddistinguere il reparto in mezzo al campo fatto di giocatori che spesso non riescono a dare equilibrio al resto della squadra e garantire lo strappo necessario a scuotere la squadra nei momenti di bisogno. Altri dubbi che riguardano l’attacco (non solo in riferimento ai goal all’attivo) si concentrano su alcuni interpreti come Suso e Piatek, con il primo messo spesso al centro delle polemiche che lo vedono come un giocatore che ha aiutato in diverse occasioni il Milan ma che da due anni non riesce a dare la continuità alle sue prestazioni. È mancato il salto di qualità in cui tutti speravano da parte da colui il quale dovrebbe essere il fantasista della squadra, troppe volte prevedibile e poco pericoloso. Il centravanti polacco continua il suo periodo no in cui non riesce ad andare a segno con la stessa facilità della scorsa stagione. I più scaramantici danno la colpa alla maglia numero 9, altri vedono la scarsa qualità tattica del Milan che non riesce a mettere il proprio attaccante nelle condizioni di segnare.

Gattuso col Milan
Fonte: calciomercato.com

“Il Milan ai Milanisti”

È stato il “motto” dei tifosi Milanisti all’annuncio dell’ingresso di Paolo Maldini in Dirigenza Rossonera al fianco di Zvonimir Boban. La speranza era che con l’ex Capitano e bandiera si potesse finalmente uscire dalla lunga crisi grazie al lavoro che avrebbe affiancato una figura esperta come quella di Ivan Gazidis. Quest’ultimo è l’uomo designato da Elliott per risanare i bilanci del Milan e garantirne il ritorno ad alti livelli attraverso l’acquisizione di giocatori giovani e la crescita del settore giovanile. In questo senso hanno pesato anche le volontà della Proprietà stessa che ha sempre ribadito di voler puntare su giocatori Under 23 e che ha speso a Gennaio scorso 60 Milioni di Euro per Piatek e 35 Milioni per Paquetà, dei talenti che fino ad ora non hanno ripagato le aspettative. Ed è proprio qui che si muovono le critiche al progetto tecnico: Pioli ha ereditato una squadra fondata su un’idea tanto suggestiva quanto rischiosa e di cui sono stati chiari sin da subito gli evidenti limiti. Elliott continua a ripete che il Milan non è in vendita e che il suo è un progetto a lungo termine, ma siamo sicuri che sia proprio questa la strada giusta da percorrere? A distanza di un anno questa Proprietà non ha ancora invertito la tendenza negativa del Bilancio, e anche sul piano sportivo non sono ancora arrivati i primi risultati sperati. Storicamente la squadre che riescono ad andare avanti, e che poi vincono grazie a un progetto forte e con i giusti interpreti, schierano un mix di giovani talenti promettenti e giocatori più esperti che sappiano guidare “le nuove leve” nei momenti difficili che arrivano durante le stagioni. Una Proprietà solida, con idee chiare ed efficaci, affiancata dalla Dirigenza, può dare inizio a un percorso di crescita concreto simile a quello di Juventus e Inter che oggi si contendono il primo posto in classifica.

Fonte: Fantamagazine

Nel post partita di Atalanta-Milan Boban ha fatto presente la necessità di dover intervenire diversamente sul mercato, e qualcuno ipotizza dei cambi nella Dirigenza già a Giugno. Nel frattempo il Milan ha annunciato il ritorno di Zlatan Ibrahimovic con la speranza che il gigante svedese possa dare una scossa a tutta la squadra, prendendo per mano i Rossoneri nei momenti di difficoltà. Un solo giocatore, seppur di indiscusso valore, non è sicuramente sufficiente per risolvere i numerosi problemi del Club di Via Aldo Rossi, noi staremo qui ad osservare l’evolversi della stagione e a raccontarvi i prossimi movimenti di mercato. Saranno mesi decisivi per il Milan e per Maldini, Boban e Gazidis che dovranno dimostrare di avere le capacità per riportare il Milan ai livelli che gli competono.

Fonte: Ac Milan
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