Si può riassumere in sole due parole l’inizio del campionato da parte dei giocatori nerazzurri guidati da Luciano Spalletti: Crisi Inter. Un inizio di stagione che ha visto ottenere solo 4 punti nelle prime 4 giornate.

Il problema e le critiche rivolte però dai tifosi e dagli addetti ai lavori non sono per il numero di punti ottenuti, ma bensì dagli avversari contro il quale sono stati ottenuti e per il gioco espresso: l’Inter in queste prime partite ha perso con Sassuolo e Parma, pareggiato col Torino e vinto solo a Bologna .

Un ruolino di marcia per nulla esaltante e che pone parecchie domande sui nerazzurri che erano visti come l’anti Juventus prima dell’inizio del campionato, ma analiziamo le cause di questa clamorosa partenza a rilento.

  • La prima causa senza ombra di dubbio è la mancanza di leadership all’interno della squadra interista: al momento infatti solo Nainggolan sembra essere l’unico in grado di caricarsi la squadra sulle spalle, di rischiare la giocata decisiva e azzardata. Intorno a lui il deserto: giocatori impauriti che si limitano al compitino semplice e che non riescono ad eccellere come dovrebbero. In particolar modo questo si nota durante le partite bloccate, contro le squadre cosidette “piccole”: più il risultato resta inchiodato sullo 0-0, più il tempo avanza e più la paura si insinua nei corpi e nelle teste dei giocatori nerazzurri che subiscono un’involuzione incredibile nel rendimento e nella cosidetta rabbia agonistica che lo scorso anno aveva fatto vincere tante partite negli ultimi minuti e nascosto molte lacune, tra le quali la principale: la mancanza di fosforo e qualità in mezzo al campo.

 

  • Come dicevamo poco sopra all’Inter manca quel giocatore in grado di sbloccare i match, di riuscire a trovare il pertugio giusto quando le difese avversarie soo chiuse e non si riesce a trovare il bandolo della matassa quando le partite si complicano. L’anno scorso c’erano Rafinha e Cancelo, non riscattati da parte del club nerazzurro, che riuscivano a garantire a Brozovic maggiore libertà d’azione per impostare il gioco, attirando su di sè le attenzioni di vari avversari. Quando invece il croato veniva chiuso, c’erano lo spagnolo e il portoghese come soluzioni alternative per far circolare il pallone con intelligenza e qualità. L’Inter ha deciso di puntare più sul fisico che sulla qualità e questa scelta potrebbe essere ideale contro le cosidette “big” ma contro avversarie chiuse e quando ci sono 11 giocatori avversari dietro la linea del pallone non si può vivere di sole “fiammate” dei singoli. Senza dimenticare Icardi, bomber di razza che però è lasciato spesso troppo solo in mezzo all’area e viene poco rifornito: starà a Spalletti trovare una soluzione, ma ne sarà in grado? Ha la giusta leadership per farlo?

 

  • E qui veniamo al nostro terzo ed ultimo punto, a Spalletti: il tecnico nerazzurro lo scorso anno aveva realizzato una mezza impresa centrando un quarto posto che sembrava quasi impossibile a febbraio, con una grande rimonta. I nerazzurri lo scorso anno disponevano in generale di meno qualità e alternative, hanno avuto Rafinha e Cancelo al top solo da marzo in poi, ma avevano un qualcosa che quest’anno mancava: umiltà, voglia di fare e rabbia su ogni pallone per il quale lottavano. Questo faceva la differenza e i tifosi lo notavano: i giocatori nerazzurri venivano applauditi ed incitati anche in caso di sconfitta, come ad esempio contro la Juventus il 28 aprile, poichè si vedeva che in campo davano l’anima: questa è la qualità che più manca all’Inter rispetto alla scorsa stagione, quella voglia di fare e di lottare per obiettivi che sembrano impossibili. Quel non darsi mai per vinti e dare battaglia su ogni pallone disponibile. Quella voglia di mettersi in mostra e di dimostrare di non essere inferiori a nessuno, senza sentirsi già “arrivati” come sembra nell’inizio di questa stagione.

Spalletti dovrà lavorare molto su questo e già domani avrà l’occasione di instillare nella mente dei suoi giocatori il concetto appena citato: l’Inter ritorna in Champions League dopo 6 anni ed arriva il Tottenham a San Siro, quale occasione migliore per tentare di cambiare le carte in tavola e riuscire a svoltare definitivamente per dimenticare questo inizio di stagione?

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.