Crisi Inter ed il virus del brocchismo – Sarà per l’anno prossimo, di nuovo

Inter

“Inter, ma non ti vergogni?”. Così titolava un noto giornale dai fogli rosa in un settembre del 2016, eppure, sono passati due anni, 3 allenatori e tante crisi di metà stagione. Però odio parlare del passato, come quelli che mi chiedono del tanto famoso ed ormai inutile Triplete e puntualmente rispondo che avrei barattato un doble per poter continuare ad avere una rosa competitiva, ma allora qual è il vero problema di questa Inter che puntualmente ingrana e viene pizzicata da una zanzara prendendo il virus “brocchismo”?. Visto che sono masochista e non parlo del passato, mi faccio male e andiamo a ritroso(ma non troppo).

Inizio stagione 2018/2019, ritorniamo in Champions League dopo 10 anni di Europa League e divano di metà settimana, carichi e pimpanti come non mai e con un mercato sulla carta che potrebbe essere anche buono ma non eccezionale. Arrivano: Nainggolan, Vrsaljko, Keita Balde, Politano, De Vrij e Asamoah nomi di “spessore” dopo i vari Kuzmanovic e soci ma c’è da segnalare anche la NON cessione di Ivan Perisic vicino, come al solito tra i vincoli del FPF, al Manchester United. Le prime due gare, sulla carta semplici, generano un solo punto e direi anche a botta di C… Il comandante Spalletti, prende le redini e comincia la scalata verso una rimonta contro il Tottenham a San Siro ed altri 3 punti in trasferta contro il PSV mentre in campionato si macinano risultati, punti e si allunga sigillando quello che è il vero obiettivo stagionale, il terzo posto.

All’improvviso il solito crack. Un solo punto nel doppio incontro col Barcellona, sconfitta col Tottenham ma la zanzara, non contenta, riesce a dare un’altra puntura con un virus 2.0. San Siro, sconfitta devastante contro un PSV ormai fuori dai giochi ma si nota che il primo ad essere contagiato è Asamoah il quale “grazie” ad un retropassaggio scellerato regala il gol del vantaggio agli olandesi. Secondo studi medici possiamo confermare che è proprio lì che siamo tornati ad essere brocchi.

Parliamoci chiaro, nessuno si aspettava un avvio di 2 su 2 in Champions in un girone di ferro ma i numeri erano della nostra e, visto che siamo l’Inter, ci “imbrocchiamo” all’improvviso dovendoci vergognare ed arrivederci all’Europa. Qui possiamo assistere alla prima fase di “Crisi Inter”. Ok che siamo in Europa League ma siete un pubblico intelligente e non devo spiegarvi nient’altro. In campionato gli anticorpi sembrano funzionare per un certo periodo e, tolta la sconfitta contro l’Atalanta, l’Inter riesce a gestire bene il proprio cammino verso il terzo posto. La vittoria col Napoli poteva farci passare un sereno anno nuovo in vista della sosta ma “Hey, perchè non fischiamo Koulibaly? Giusto per divertici, tanto che potrà mai succedere?”. Multa, stadio chiuso e clamore mediatico per due settimane a causa di cori razzisti che si sentono una domenica si e l’altra pure in altri stadi d’Italia ma noi siamo l’Inter e quindi adesso siamo anche nordici razzisti.

Intanto, in sede, un certo Beppe Marotta, firma un contratto con i nerazzurri e qui siamo tutti felici visto l’ottimo lavoro con la Juventus durante la rinascita bianconera che ha portato 7 scudetti ed un Cristiano Ronaldo. Si dice che tanto va la gatta al lardo che Wanda Nara ci lascia lo zampino dicendo una delle cose più intelligenti che potesse dire durante un periodo non molto felice… “Mauro doveva andare alla Juve, era già tutto fatto”. Grazie lady Icardi, veramente con tutto il cuore. Il tutto coronato con una multa(giusta) a causa di un ritardo per il rientro dalle vacanze ma è subito “CRISI ICARDI: LA MULTA E’ STATA L’ULTIMA GOCCIA”. Mauro, fortunatamente, zitto zitto si fa i fatti suoi e smentisce le voci di un addio prossimo, insomma un vero signore in mezzo ad una tribù indigena.

Ivan Perisic, no, lui la pensa diversamente dichiarando la sua volontà di giocare in Premier League in futuro a poche settimane dalla chiusura del calciomercato. Perisic, quel croato che doveva ripetere l’ottima stagione dello scorso anno ma che non ha mai smaltito il virus brocco dell’ultimo campionato. Ovviamente la dirigenza nerazzurra, col pugno di ferro, dice no ad Ivan facendo infuriare l’agente e costringendolo alla panchina forzata. Ed anche qui, molti “colleghi” titolano : “Crisi Inter 3.0”.

E Radja? Non c’è molto da dire, il solito Nainggolan. Doveva essere il salvatore della patria vicino al suo amato Luciano ed invece infortuni su infortuni e multa per continui ritardi sul campo d’allenamento. Le testate nazionali, anche qui, si ricordano che lui veste nerazzurro e che è stato scambiato per Zaniolo, giovane prospetto dal futuro roseo che sta incantando una Roma a pezzi e senza crisi di risultati da inizio stagione. Putroppo non si parla di un Radja che ha aiutato il centrocampo nerazzurro regalando una serie di vittorie consecutive.

Per chiudere in bellezza, visto che siamo ritornati ai tempi nostri, lo spettro agghiacciande di Antonio Conte che aleggia sulla Pinetina e che siede di fianco a Spalletti. Sembra che abbia fatto anche un’apparizione per le vie di Milano dove stranamente c’è l’ufficio dell’Inter. Che caso fortuito della vita, vero? Luciano perde contro la Lazio ai rigori e con esso il secondo obiettivo stagionale. Immagino già i titoli: “Conte è pronto. L’uomo anti-crisi”. Molti colleghi di Luciano, però, dormono sonni tranquilli anche con squadre di più alta caratura societaria.

Forse mi arrabbio per nulla o forse faccio troppo il tifoso quando scrivo. Forse dovrei chiedere scusa ai miei colleghi che effettivamente guardano una Serie A ad una squadra. Forse fanno solo il loro lavoro mentre io scrivo ancora da casa in attesa di un miracolo. Forse quel quotidiano dai fogli rosa o proprio quel titolista aveva ragione. D’altronde come potremmo dargli torto? C’è chi al momento nega tutto questo, chi ci crede e chi forse ci crede anche troppo ma sono due le certezze della vita, l’infinità dell’universo e la solita crisi dell’Inter, ma sulla prima a volte ho ancora i miei dubbi.

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.

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