CoVid19… e poi? Miglioriamo il mondo del calcio

C’è sempre un prima, un mentre ed un poi.

Prima tanta inconsapevolezza, superficialità, un senso di invincibilità dinanzi a fatti e numeri che raccontavano altro. Il motto è sempre e solo quello, “The show must go on“. Perché un’epidemia può bloccare cittadini in casa, ma non il calcio, nazionale ed internazionale. Perché poi quando le recuperi le partite? C’è l’Europeo alle porte, non si può pensare di giocare le partite in poche settimane, i campionati e le coppe. E poi gli incassi, i diritti Tv… Insomma, si giochi piuttosto a porte chiuse!

In scena va così il teatro dell’assurdo. Mentre in Serie A si sceglievano le partite da giocare in base ai numeri di ogni singola regione, in Serie B nessuna restrizione, tutti in campo. Ed in Europa? Tutto apparentemente normale, anche perché il Covid19 riguardava solo l’Italia, pertanto Champions ed Europa League potevano andare tranquillamente avanti. Con un Anfield aperto al pubblico per l’incontro dei Reds contro l’Atletico e tifosi del PSG ammassati fuori dal Parco dei Principi per attendere e festeggiare il passaggio del turno.

Gli stop negli altri sport. L’aspetto più curioso in tutto il contesto è stato il continuo rinviare una decisione dovuta ed obbligatoria da parte della Lega Serie A e della UEFA, quando il Tennis, la Pallavolo, il Basket e tutte le altre leghe sportive avevano decretato lo stop da tempo con tanto di presa di posizione chiara da parte di giocatori e tecnici.

Il mentre racconta di molti i giocatori che raccolgono l‘invito dello stare a casa, ingannando il tempo con allenamenti e le varie challenge (quello dei palleggi con il rotolo di carta igienica il più gettonato), ed alcune società che hanno mostrato grande sensibilità alle tante problematiche alle quali la sanità italiana a dovuto far fronte. Donazioni, iniziative, insomma quanto di più si potesse fare per aiutare ospedali e pazienti.

Sullo sfondo la solita domanda: “Quando ripartirà il campionato?”. Eh già, perché nonostante non vi siano tempi certi sul ritorno alla normalità, per alcuni presidenti il ritorno al calcio giocato sembra rappresentare la priorità assoluta, tanto da fissare gli allenamenti ancora in piena emergenza, solo per essere pronti quanto prima alla ripresa del torneo, fregandosene dell’incolumità dei propri giocatori. Pura follia.

I calciatori hanno violato la quarantena?

E a proposito di giocatori, non sono sfuggiti all’occhio dei tifosi coloro che tampone negativo e volo privato, hanno preferito lasciare l’Italia. “Perché vietarlo se possono permetterselo?”, “Come sono riusciti a fare il tampone?”, “Se avessi avuto i loro soldi lo avrei fatto anche io” sono solo alcune delle riflessioni (fra quelle pubblicabili) che il mondo dei social si è inevitabilmente posto dinanzi a questa scelta. Legittima o no è chiaro che il messaggio di privilegio è emerso in modo forte e si è forse persa una bella occasione, quella di essere portatori di un messaggio di uguaglianza e di vicinanza.

Il poi è una storia tutta da scrivere, Europeo di Calcio a parte che si disputerà nel 2021. Quando e come si ripartirà, non è possibile stabilirlo oggi, considerando soprattutto l’evoluzione del virus ed il modo nel quale i diversi stati sono colpiti. Sarebbe però interessante poter approfittare di questo momento di stop per ragionare, valutare possibili errori commessi in passato per provare a pensare ad un calcio diverso, rinnovato migliore. A tutti i livelli.

A cominciare da quello italiano. Il ritorno ad un campionato a 18 squadre è stato tante volte pensato e mai attuato, un cambiamento che aumenterebbe l’equilibrio competitivo e l’interesse nei confronti di un torneo che necessita poi di studiare nuove modalità per gli anticipi ed i posticipi, a prescindere dall’importanza dei diritti TV e con la garanzia dei corretti tempi di recupero per le squadre impegnate nelle coppe. Infine la Coppa Italia, una manifestazione storica relegata all’ultimo posto fra gli impegni, tra spalti vuoti e squadre che preferiscono mandare in campo le seconde linee.

Sul piano Europeo inevitabile non pensare al Financial Fair Play, alle tante falle di un regolamento che ha punito quando dovuto ma anche consentito troppo spesso scappatoie e modi per aggirarlo. E se la Champions League attira attenzioni, soldi e grande interesse, sarà fondamentale trovare il modo di valorizzare ancora di più l’Europa League piuttosto che introdurre l’ennesima competizione d’Elite, creando i presupposti per una rivoluzione che sminuirebbe il valore dei campionati nazionali, impedendo alle squadre con meno storia e soprattutto meno ricche di poter competere ad alto livello.

Insomma l’invito è chiaro. Si sfrutti al meglio questo momento di stop per ripartire con nuove idee e migliorie. Anche se in fondo l’unica cosa di cui si ha veramente bisogno è tornare a vedere un pallone rotolare su un campo di calcio. Il segnale che tutto è finito. E che finalmente la parentesi CoVid può dirsi definitamente chiusa.

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Cresciuto a pane e Roma. Leggo, ascolto, analizzo e poi decido. Perché è fondamentale sentirmi libero di scegliere.

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