Covid-19 e la polemica dei tamponi: chi ha ragione?

Ha destato molto scalpore la polemica legata a tamponi effettuati a diversi personaggi dell’ambiente calcistico, sollevata negli ultimi giorni da più fronti e sfociata nell’esposto da parte del Codacons.

Chi deve essere sottoposto a controlli?

Una prima risposta possiamo trovarla direttamente nel D.P.C.M. dello scorso 9 aprile, alla voce d) del terzo comma dell’art. 1, nell’ambito delle misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.

  • «Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le societa’ sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano;».

Se da una parte le sedute di allenamento sono state praticamente sospese dopo la scoperta della positività di alcuni giocatori, è pur vero che la prima fase dei controlli – effettuati anche con i tamponi – si sono verificati quando i club professionistici si allenavano ancora. Ed effettuati dal rispettivo personale medico, come confermato in un’intervista a TPI da Michela Persico – fidanzata di Daniele Rugani, primo calciatore di Serie A risultato positivo al Covid-19, nella quale evince che il difensore è stato sottoposto a tampone presso il J-Medical (la struttura sanitaria di cui la Juventus è proprietaria al 50%) dopo aver accusato alcune linee di febbre.

Chiarimenti ufficiali da parte delle Società non sono stati ancora rilasciati, ma possiamo affermare che una conferma indiretta alle parole della Persico l’abbiamo dalla Juventus, la quale si è limitata a rettificare le date dei tamponi indicati da lady-Rugani e non le modalità.
Dalle poche informazioni diffuse si evince quindi che queste stanno provvedendo all’esecuzione dei controlli adatti con il proprio personale medico.

Una quindicina di casi positivi in Serie A

In Serie A sono intorno ad una quindicina i calciatori e dirigenti risultati positivi al Covid-19: oltre alla Juventus, che dalla scoperta di Rugani ha effettuato uno screening generale dal quale è emerso il contagio a Matuidi e Dybala, vi sono tamponi positivi alla Sampdoria, che per evitare allarmismi ha deciso di bloccare la diffusione di notizie dopo le positività di Gabbiadini e altri compagni, al Milan con Daniel Maldini e suo padre Paolo, direttore tecnico dei rossoneri e quindi sottoposto a controllo in quanto rientrante nella voce ‘dirigenti’. Così come Vlahovic, Pezzella e Cutrone (Fiorentina), Zaccagni (Hellas Verona) e Sportiello (Atalanta).

Nonostante allo stato attuale gli allenamenti sono stati sospesi in ragione dell’isolamento (per coloro che hanno riscontrato tamponi positivi) oppure internamente in via cautelativa, tali controlli potrebbero rientrare in un processo di ritorno alla quotidianità con il ritorno agli allenamenti che allo stato dei fatti non sono stati annullati, con la ripresa fissata a data da destinarsi.

Nell’occhio del ciclone

La polemica nata nelle ultime settantadue ore vede inesorabilmente i calciatori nell’occhio del ciclone di milioni di italiani, accusati di avere una corsia preferenziale a scapito di personale medico che opera in prima linea. Lungi da me voler entrare in merito, consapevoli delle difficoltà che il personale sanitario sta affrontando in questi difficili giornate.
Tuttavia, reputo giusto che le Società possano – nei limite di legge – tutelare a proprie spese i rispettivi tesserati, ricordando che questi rappresentano anche degli investimenti plurimilionari e pluriennali. Proprio quelli che infuocano le sessioni di calciomercato e che sono pagati per dare calci ad un pallone, rappresentano un patrimonio per tante società e pertanto rischierebbero di aggravare una situazione economica dei club, i quali potrebbero dover rinunciare a diritti tv ed incassi dei botteghini.
Ricordando che nella gran parte dei casi, l’ambiente calcio ha anche contribuito con iniziative e donazioni: il nemico da combattere è soltanto il Covid-19!

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