Queste prime settimane senza serie a sono state caratterizzate da un frenetico valzer di panchine. Un valzer che può essere letto in diversi modi ma che fondamentalmente è riconducibili a due grandi “categorie”, vale a dire continuità o cambiamento radicale.

Le conferme delle panchine di Serie A

Attenendoci alle squadre che facevano parte della scorsa serie a sono molte le conferme arrivate. Trattasi di Pioli al Milan, arrivato secondo lo scorso campionato e quindi ben meritevole di conferma, Gasperini all’Atalanta artefice di un gran lavoro all’Atalanta con la terza qualificazione champions consecutiva ed un progetto che si rafforza sempre più. Chissà che in mezzo a tanti cambiamenti non possa rappresentare una sorpresa in ottica vittoria dello scudetto. La terza conferma è quella di Gotti sulla panchina dell’Udinese: da semplice traghettatore a certezza che nel tempo sta diventando solida. Il Bologna parla ancora serbo con Mihajlovic che è rimasto ad allenare sotto la Torre degli Asinelli. Altre conferme importanti sono quelle di Semplici, autore di un vero e proprio miracolo a Cagliari, Italiano allo Spezia autore di una salvezza fantastica e Davide Ballardini al Genoa.

La continuità

Conte se n’è andato sbattendo la porta e in casa Inter è stata fatta una scelta di continuità. Al timone della squadra nerazzurra ci sarà Simone Inzaghi. Stesso modulo preferito, 3-5-2, ma diversa modalità d’interpretazione con Inzaghi che lascia più libertà ai suoi giocatori seppur nel rispetto di alcuni canoni. Il compito più arduo spetta ora ai dirigenti che devono dargli una squadra in grado di difendere il tricolore conquistato.

Il cambiamento

Gli altri scossoni in panchina racchiudono qualche cambiamento seppur non sempre “drastico”. Il più drastico è rappresentato da una sigaretta, ovvero quella di Sarri che si siederà al posto di Simone Inzaghi cambiando canovaccio tattico alla Lazio. Una soluzione quella dell’allenatore toscano che sulla carta è molto interessante: se sarà in grado di inculcare ai giocatori le sue idee ne vedremo delle belle.

Rimanendo nella capitale riabbracciamo una vecchia conoscenza del calcio italiano: Josè Mourinho un po’ in fase calante ma sicuramente volpe dalle mille risorse. Difficile definire bene le differenze rispetto a Fonseca. Probabilmente JM è meno tattico ma più preparato dal punto di vista psicologico. C’è cazzimma e maggior personalità, oltre che differenti idee tattiche dietro le scelte di Fiorentina e Torino, con Gattuso e Juric che son chiamati a sostituire Iachini e Nicola incapaci di risollevare piazze in difficoltà. Ringhio viene dalla stagione più che positiva a Napoli mentre Juric ha ben figurato al timone del Verona. A Napoli si passerà al 4-2-3-1. Torna in pista l’allenatore di Certaldo, Luciano Spalletti che con la squadra che si ritrova, ad oggi, potrà veramente ribaltare il banco vivendo un campionato da protagonista ma si sa che le strade del mercato sono infinite. A Torino, sponda Juve han fatto dietrofront. Accantonato il bel gioco si è deciso di tornare sull’usato assicurato. Torna allo Stadium Massimiliano Allegri. Far meglio significa Champions, far “peggio” o uguale è più facile. Cosa farà l’allenatore toscano? Dopo le ultime esperienze infelici torna in panchina anche Di Francesco, a Verona: scelta interessante e di difficile interpretazione.

Incertezze e neopromosse

Tra le 3 neopromosse ci sono due conferme ovvero Castori alla Salernitana e Zanetti a Venezia e un’incertezza ovvero Dionisi all’Empoli. Lo stesso Dionisi è cercato fortemente dalla Sampdoria di Ferrero motivo per cui il suo futuro rimane incerto, ad oggi. Il capitolo incertezze riguarda, ad oggi, anche il Sassuolo. Dopo la partenza di De Zerbi verso l’Ucraina ancora la panchina è vuota. Il favorito, ad ora, è Giampaolo ma in queste situazioni il condizionale è d’obbligo.

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