Cosa deve fare la Juventus per riprendersi?

Andrea Pirlo - Conferenza Stampa Presentazione Juventus U23 - Foto Juventus FC

Quando ad agosto la Juventus ha esonerato Maurizio Sarri per affidare il ruolo di allenatore ad Andrea Pirlo era consapevole dei rischi a cui andava incontro e delle difficoltà che si sarebbero incontrare nel corso di questa stagione. Il nuovo tecnico bianconero è stato infatti messo alla guida di una squadra nonostante la mancanza di una gavetta e soprattutto con nessuna esperienza alle spalle in questo ambito.

Tuttavia, erano e sono chiare le idee della società bianconera, la quale ha l’obiettivo di costruire una squadra giovane e con uno sguardo al futuro, progetto che è confermato non solo dalla scelta legata a Pirlo ma anche dell’ultima campagna acquisti che ha visto sbarcare a Torino giocatori giovani come Kulusevski (preso a gennaio e lasciato in prestito al Parma per il resto della passata stagione), Chiesa, Arthur e due estati fa De Ligt. Un progetto del genere è sicuramente affascinante e può portare risultati anche e soprattutto nel medio-lungo periodo, però prima di intraprendere questa strada bisogna fare i conti con i problemi che potranno arrivare.

La Juventus infatti ha capito in fretta che in questa stagione niente sarà regalato e la vittoria dello scudetto sarà più faticosa rispetto agli anni passati, dove comunque ha avuto diverse volte una forte concorrenza come il Napoli nel 2018 o l’Inter anno scorso. In questi due mesi di stagione, iniziata in ritardo rispetto al solito, la Juventus ha evidenziato diversi problemi che le sono costati punti preziosi e che la condannano all’attuale quinto posto in Serie A, quindi fuori dalla zona Champions. C’è il tempo per rimediare e per migliorare i punti deboli in modo da diventare una squadra solida e compatta, ma un club come la Juventus, reduce da 9 scudetti consecutivi, non può permettersi di perdere troppo tempo se questo va a discapito dei risultati.

Aspetti da migliorare

Per prima cosa, quasi banalmente, verrebbe da dire i risultati. 3 vittorie, di cui una a tavolino, in 7 partite sono decisamente poche per una squadra candidata a vincere lo scudetto. I pareggi contro Crotone e Verona sono quelli che hanno creato più malcontento nell’ambiente juventino, mentre il pareggio all’Olimpico contro la Lazio insegna che le partite bisogna chiuderle prima. Poi ci torneremo. L’altro pareggio, sempre all’Olimpico ma contro la Roma, è invece uno stop arrivato alla seconda giornata e che aveva già lanciato un campanello d’allarme a Pirlo e ai giocatori. Quando i risultati negativi iniziano ad accumularsi allora è doveroso comprendere quali sono le ragioni di questi stop troppo frequenti in modo da lavorare su questi aspetti.

Gestione delle partite

E’ uno dei grandi problemi che la Juventus si porta dietro da anni. La scorsa stagione era probabilmente il difetto principale e anche nell’era Conte si è notato spesso questo problema (ad esempio con la famosa “pareggite”). Solo Allegri è riuscito veramente a migliorare questo aspetto risultando infatti un grande gestore sia nello spogliatoio ma soprattutto in campo, con i bianconeri molto bravi a saper interpretare le partite. Ora invece no, anzi, il contrario. La Juve spesso trasmette l’impressione di poter far male e segnare ma a fine partita sono tante le occasioni sprecate. Contro la Lazio ha avuto la lezione definitiva, se ce ne fosse bisogno, che le partite devono essere chiuse in anticipo e arrivare negli ultimi minuti in vantaggio di solo un gol è molto rischioso. Specie se si gioca contro squadre di livello come lo è la Lazio.

La Juve ha avuto diverse occasioni per chiudere la partita senza farlo, nel finale Caicedo non ha perdonato l’eccessiva leggerezza dei bianconeri. Questo è un aspetto che conta specialmente in Champions, ancora di più nella fase ad eliminazione diretta dove è importantissimo non subire gol. Vincere 3-0 all’andata o 3-1 fa una differenza abissale. Anche dal punto di vista mentale.

Fase difensiva

Ecco un altro aspetto importante. La fase difensiva e la sua importanza è stata appena citata ma ora entriamo nel dettaglio con i numeri. In Serie A ad eccezione della vittoria casalinga contro la Sampdoria la Juventus ha sempre subito gol (non consideriamo per ovvi motivi la vittoria a tavolino contro il Napoli). 2 all’Olimpico contro la Roma, e uno da Crotone, Verona, Spezia e Lazio.

In Champions i due gol incassati dal Barcellona con conseguente sconfitta senza segnare potranno essere molto decisivi per le sorti del girone. Primo posto o secondo, in ottica ottavi è un aspetto da considerare. 0 reti subite contro la Dinamo Kiev e un gol preso dal Ferencvaros. Troppi gol subiti in totale, la Juventus non può permettersi di prendere troppi gol, è ormai risaputa l’importanza della difesa nel campionato italiano. Subire gol condiziona inevitabilmente la partita e spesso la indirizza su un binario complicato. Dopo la sosta rientra De Ligt, il suo recupero è fondamentale visto che ancora non è stato utilizzato dopo l’operazione. Serve più attenzione in fase difensiva e Pirlo ha l’obbligo di migliorare i movimenti e tenere alta la concentrazione. Ovviamente la fase difensiva non è manovrata esclusivamente dai difensori di ruolo ma anche i centrocampisti risultano importanti. Cercare di interrompere l’azione avversaria prima che essa possa diventare pericolosa e ancor prima di far intervenire i difensori è già un passo avanti per limitare i gol subiti.

Palle inattive

La Juventus sfrutta poco calci d’angolo e calci di punizione. Una squadra propensa all’attacco potrà beneficiare di molte opportunità simili ma serve saper approfittarne. La Juve ha diversi saltatori pericolosi come Ronaldo, Bonucci, Chiellini, De Ligt, Alex Sandro, Morata. Dai calci d’angolo e dalle punizioni però arrivano pochi gol, specie se rapportati con la possibilità che avrebbero i bianconeri considerate appunto le torri a disposizioni. Potrebbe scoprirsi efficace provare qualche schema da calcio da fermo in modo da sorprendere gli avversari e mettere nelle giuste condizioni i propri giocatori.

Nelle punizioni dirette invece, dove si tira subito in porta, Cristiano Ronaldo dovrebbe cedere spesso la battuta ad altri compagni, in particolar modo a Dybala. E’ vero, non c’è più Pjanic, ma lo stesso Ronaldo vista la scarsa confidenza con le punizioni in maglia juventina dovrebbe lasciare qualche tiro in più a Dybala se l’argentino è in campo. Quantomeno quando la posizione della battuta è ideale per un mancino. In ogni caso, la Juventus potrebbe segnare più gol da queste situazioni ma poche volte le sfrutta.

Formazione titolare

Avere una rosa lunga è importante se non essenziale quando ci sono tre competizioni in palio. Possedere ricambi all’altezza dei titolari è un grande vantaggio per Pirlo ma lo stesso allenatore bianconero per trovare la giusta quadratura dovrebbe focalizzarsi su una formazione titolare definita e sfruttare principalmente i giocatori che ritiene più adatti per il tipo di calcio che vuole proporre. I calciatori hanno bisogno di trovare la sintonia con i propri compagni di reparto, capire i loro movimenti con e senza palla e comportarsi di conseguenza. Ad eccezione della coppia d’attacco Ronaldo-Morata che ha raggiunto subito una buona sintonia gli altri giocatori non hanno ancora trovato la giusta intesa. Sono particolari e dettagli che fanno la differenza, esattamente come quelli citati in precedenza. Quest’anno il gap tra la Juventus e le rivali si è ulteriormente ridotto e sono aumentate le pretendenti per lo scudetto. Dopo la sosta la Juventus affronterà in casa il Cagliari, se non è possibile migliorare l’aspetto tattico e quindi del gioco bisogna far leva su altri aspetti, come appunto la solidità e una maggior attenzione. Poi le altre cose verranno di conseguenza e con più facilità.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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