Ieri sera una notizia ha profondamente scosso le fondamenta del calcio europeo. Dodici club hanno scelto di dare vita ad una competizione esclusiva, che prenderà il nome di Superlega Europea. Tra questi fondatori abbiamo 3 squadre di Serie A, quali Milan, Inter e Juventus, 3 di Liga, Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona, 6 di Premier League, Arsenal, Manchester City, Manchester United, Chelsea, Liverpool e Tottenham. Il sito della competizione è già online.

Il format della Superlega europea

Cosa sappiamo però – ad oggi – di questa competizione? Proviamo a fare un po’ di ordine, traendo i punti più salenti su questa competizione dal mare magnum di notizie che vi si è scatenato intorno. Si tratterebbe di una competizione infrasettimanale tra i club più blasonati d’Europa dove i fondatori avrebbero un posto fisso, eliminando ogni sorta di criterio meritocratico per l’accesso delle suddette. Non è comunque escluso che si possano aggiungere altre squadre. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, vi sarebbero anche altri 8 partecipanti, di cui 3 fissi, ma attualmente sconosciuti e 5 variabili, che potranno accedere alla competizione in base ai risultati della stagione precedente. Il mese di inizio sarà agosto 2021. Spicca certamente tra i 12 l’assenza di Paris Saint Germain, Bayern Monaco e Borussia Dortmund, che avrebbero rifiutato l’invito. I francesi ed i tedeschi, infatti, appoggerebbero la UEFA e sarebbero tra i principali sostenitori della riforma della champions League (che dovrebbe partire dal 2024).

La formula della competizione sarebbe la seguente: due gironi da 10 squadre con successiva fase ad eliminazione diretta. Le partite sarebbe infrasettimanali e – da regolamento – non è previsto che i partecipanti abbandonino le proprie competizioni nazionali. I quarti di finali sarebbero ad incrocio tra le varie vincitrici dei gironi; la finale si giocherebbe in gara unica nel fine settimana. Ciò vale a dire che ci sarebbero almeno 18 partite garantite su 23 totali potenziali.

Promotori e finanziatori della Superlega Europea

In base a quanto si apprende da TheSuperLeague.it, circa 10 miliardi di euro saranno divisi tra i club coinvolti nel progetto. Il tutto sarà gestito da una società partecipata da ciascun club in egual misura, costituita ad hoc. L’accordo prevede l’impegno di ciascun club a sottoscrivere una quota del capitale sociale della società. Secondo Sky Sport, il presidente della nuova lega sarebbe Florentino Perez (presidente del Real Madrid), al suo fianco avrebbe Andrea Agnelli (presidente della Juventus) e Joel Glazer (co-presidente dello United). Non a caso, infatti, tutte le squadre partecipanti sarebbero uscite dall’European Association Football (di cui Andrea Agnelli era presidente, “era” perchè si è da poco dimesso). Secondo quanto riportato da Reuters, peraltro, dietro a questo progetto ci sarebbero nomi di importanti fondi di investimento pronti a fare da finanziatori: tra questi, spiccherebbe quello di JP Morgan Chase, una delle principali 4 banche americane. Secondo quanto riportato dalla Stampa, infine, un marchio della superlega europea (ESL) sarebbe stato depositato presso l’ufficio marchi il 10/01/2021.

Il comunicato ufficiale della nuova competizione chiarisce, poi, perfettamente cosa ha spinto – a detta dei fondatori stessi – a dare vita a questo nuovo progetto: “la creazione della Super League arriva in un momento in cui la pandemia globale ha accelerato l’instabilità dell’attuale modello economico del calcio europeo. Inoltre, già da diversi anni, i Club Fondatori si sono posti l’obiettivo di migliorare la qualità e l’intensità delle attuali competizioni europee nel corso di ogni stagione, e di creare un formato che consenta ai top club e ai loro giocatori di affrontarsi regolarmente. La pandemia ha evidenziato la necessità di una visione strategica e di un approccio sostenibile dal punto di vista commerciale per accrescere valore e sostegno a beneficio dell’intera piramide calcistica europea. In questi ultimi mesi ha avuto luogo un ampio dialogo con gli stakeholders del calcio riguardo al futuro formato delle competizioni europee […]”.

La risposta della UEFA alla Superlega Europea

La UEFA, com’era prevedibile, non è rimasta in silenzio a guardare. Sono state minacciate infatti dal massimo organismo europeo sanzioni durissime, come – ad esempio – l’esclusione dalla Champions League per chiunque scegliesse di aderire alla sopra citata lega. I club partecipanti rischierebbero anche di essere esclusi dai rispettivi campionati, dunque – laddove dovessero successivamente tornare sui propri passi – ripartirebbero dalla Serie D. Naturalmente la UEFA non ha potere decisionale sulle singole leghe nazionali, ma le rispettive federazioni – facendo fronte comune – potrebbero rappresentare per la suddetta dei preziosi alleati. “Ci teniamo a ribadire che noi – UEFA, FA inglese, RFEF, FIGC, Premier League, LaLiga, Lega Serie A, ma anche FIFA e tutte le nostre federazioni affiliate – resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto, un progetto che si fonda sull’interesse personale di pochi club in un momento in cui la società ha più che mai bisogno di solidarietà“, riporta il comunicato ufficiale UEFA in tema.

“Ringraziamo quei club di altri paesi, in particolare i club francesi e tedeschi, che si sono rifiutati di iscriversi. Chiediamo a tutti gli amanti del calcio, tifosi e politici, di unirsi a noi nella lotta contro un progetto del genere se dovesse essere annunciato. Questo persistente interesse personale di pochi va avanti da troppo tempo. Quando è troppo è troppo” chiude poi. L’appello ha avuto i suoi effetti. Sul web tantissimi tifosi, infatti, si sono dichiarati contrari ad un format simile, che svilisce la passione per gli amanti del calcio e ne valorizza semplicemente l’aspetto economico. Non a caso “L’Equipe” ha titolato “La guerra dei ricchi“. Ad ogni modo, anche i principali leader politici europei hanno fatto sentire la loro voce. Boris Johnson ed Emmanuel Macron avrebbero sposato una linea comune, basata sulla contrarietà a questa nuova riforma del calcio. Anche l’Unione Europea si sarebbe dichiarata non favorevole a questo progetto, evidenziando come esso sia in forte contrasto con i valori solidaristici dell’Unione.

Il ruolo della FIFA

Si è avanzata anche la proposta sanzionatoria di vietare ai giocatori che prenderanno parte alla competizione in questione di poter rappresentare le proprie nazionali. Ciò, naturalmente, dovrebbe accadere d’intesa con la FIFA che, dal canto suo, ha invitato le parti al dialogo, dichiarandosi comunque contraria al progetto. “La Fifa è a favore della solidarietà del calcio e di un modello equo di ridistribuzione della ricchezza che possa aiutare la crescita del calcio come sport, particolarmente a livello globale: la crescita del calcio a livello mondiale è la missione primaria della Fifa.

Nella nostra visione, secondo i nostri statuti, ogni competizione – nazionale, regionale o globale – deve sempre riflettere i principi chiave di solidarietà, inclusività, integrità e equa ridistribuzione finanziaria. […] La Fifa sostiene l’unità del mondo del calcio e richiama tutte le parti coinvolte in questa accesa discussione ad un dialogo calmo, costruttivo ed equilibrato per il bene del gioco, nello spirito della solidarietà e del fair play. La Fifa farà ovviamente tutto il necessario per contribuire ad andare avanti con armonia, nell’interesse generale del calcio”.

Conclusioni sulla Superlega europea

Un progetto simile avrebbe ripercussione su tantissimi campi, in primis quello dei diritti televisivi. Chi si aggiudicherebbe l’appalto in questione? Che sorte toccherebbe a chi ha già acquisito quelli della Champions League che, senza le fondatrici, ne risulterebbe inevitabilmente depotenziata a livello attrattivo? Queste sono domande a cui ancora è troppo presto per rispondere.

Si potrebbe comunque ipotizzare che questo braccio di ferro iniziale possa risolversi in una immediata riforma della Champions con annessa abrogazione del meccanismo del Fair Play Finanziario, nato per ridurre le disuguaglianze nel calcio e difatti poi fallito nel suo intento. Società vessate oltremodo per non aver rispettato le regole di bilancio, altre su cui è stato chiuso un occhio. Figli e figliastri hanno creato un generico malcontento ai vertici del calcio europeo.

Possiamo però riflettere su quanto segue: il calcio è cambiato. Ad oggi è un business a tutti gli effetti e i suoi protagonisti sono S.p.A. d’importanza mondiale. E’ innegabile che figure simili ad un certo punto optino per la valorizzazione dei propri interessi. E’ anche vero che trasformare uno sport inclusivo in una competizione oligarchica priverebbe il calcio di ciò che nel tempo lo ha portato nell’Olimpo degli sport, la passione dei tifosi. Tuttavia, un monito dev’essere rivolto a quest’ultimi: bisogna imparare a non temere eccessivamente il cambiamento, perché vivendo nel passato non si guarda mai avanti.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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