Arrivo della legge n.586/1996. Si introduce in Italia lo scopo di lucro per le società sportive, con conseguente quotazione sul mercato azionario: un modello che era già presente oltremanica da ben tredici anni. Ciò ha permesso ai club professionistici di ampliare gli orizzonti, accedendo al sistema business oriented, con la generazione di ricavi, senza tuttavia tralasciare il lato sportivo che, insieme alla linea manageriale, al calciomercato e alla stipulazione di contratti di sponsorizzazione, ricopre uno dei ruoli cardine: il valore delle azioni, infatti, viene solitamente influenzato dai risultati sportivi.

Quali sono le società di Serie A quotate in borsa?

Non è un caso che in Italia sono quotate nel mercato azionario soltanto tre squadre di Serie A: Juventus, Roma e Lazio. Viene subito da pensare a due grandi assenti, l’Inter ed il Milan: due club che ad inizio millennio hanno fatto la storia. Anche in ambito europeo, ma attualmente si trovano fuori dai parametri stringenti per poter investire in borsa a causa della loro situazione finanziaria negli ultimi anni (che ha comportato ad entrambe l’imposizione da parte dell’UEFA di alcuni vincoli sul mercato, oltre all’esclusione volontaria dei rossoneri dall’Europa League).

Uno dei primi vantaggi del quotarsi in borsa per una Società di calcio è rappresentato anche dal modo più semplice ed immediato per ottenere liquidità tramite un grande frazionamento del capitale sociale. Ciò comporta avere – nella maggior parte dei casi – soci con piccole quote azionarie che auspicano soltanto il raggiungimento degli utili anziché essere interessati ad avere potere decisionale all’interno della società.

Come stanno reagendo le tre italiane in tempo di Coronavirus?

Non bene, con valori che in alcuni casi sono vicini ai minimi storici. Riavvolgiamo il nastro e facciamo un salto indietro al 21 febbraio, analizzando la situazione quando il Coronavirus era soltanto apparentemente un problema extra nazionale…

Juventus: dall’uscita dalla Ftse Mib alle perdite enormi

Iniziamo dalla Juventus: complice le ultime prestazioni non convincenti e l’approvazione nello stesso giorno della relazione finanziaria del primo semestre 2019-2020 che aveva evidenziato una perdita di 50 milioni di euro, la quotazione della Juventus al 21 febbraio era di 1,1410 per azione (in lieve calo rispetto a 1,2430 di sette giorni prima). Elemento da non sottovalutare, tuttavia, è quello che vede i piemontesi in corsa per tutte e tre le maggiori competizioni.

Lo scorso 5 marzo, con un prezzo delle azioni pari a 0,89 euro (-20% rispetto al mese precedente), il Ftse Italia Index Series Technical Committee ha annunciato l’uscita della Juventus dal Ftse Mib a partire dal 23 marzo, con le azioni retrocesse nell’indice secondario Mid Cap.
Picco negativo di 0,5450 raggiunto lo scorso 12 marzo: giorno in cui vi è stato il rinvio di Juventus-Lione di Champions League, nonché quello successivo alla scoperta della positività di Daniele Rugani.
Ad oggi, venerdì 3 aprile, un’azione bianconera ha un prezzo di 0,7358: prima di quest’emergenza sanitaria, non accadeva dal 5 luglio 2018, vale a dire dai giorni antecedenti all’arrivo di Cristiano Ronaldo.
Rispetto allo scorso anno, si è registrata una performance del -46,13%.

Quanto valgono le azioni Lazio in borsa?

Momento d’oro per la Lazio, con il sogno del terzo scudetto dei capitolini alimentato dalle prestazioni degli uomini di Inzaghi, trascinati da un super Ciro Immobile e dal fatto di essere in corsa soltanto per un’unica competizione.
Con tutte le ripercussioni del caso (in senso positivo) anche sul mercato azionario, con il valore al 21 febbraio pari a 1,9580 e vicinissimo al picco di 2,00 raggiunto all’inizio della stessa settimana all’indomani della vittoria sull’Inter.
In questa strana partita a poker, tuttavia, si è aggiunto un avversario in corsa che ha fatto saltare il banco…

Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno tardato a manifestarsi in casa Lazio, in quanto gli aquilotti sono stati tra i pochi club fortunati a disputare come da calendario entrambe le gare dei week-end, senza essere interessate dai rinvii. Il terremoto Covid-19 ha iniziato ad abbattersi in maniera netta a partire dallo scorso 3 marzo (1,76) sino a raggiungere il pedice di 0,7720 del 19 marzo. Attualmente, il prezzo delle azioni è in rialzo fino a sfiorare l’unità (0,95), seppur registrando una performance negativa del -44,51% rispetto allo scorso mese, possiamo affermare che rispetto al 21 febbraio il valore delle azioni è più che dimezzato (da 1,9580 a 0,9500).

Il crollo della Roma in borsa

Se c’è una metà di Roma che può essere soddisfatta, altrettanto non si può dire dell’altra metà: quella giallorossa. Gli uomini di Fonseca stanno vivendo una stagione altalenante dal punto di vista sportivo: dal 22 gennaio al 15 febbraio eliminazione dalla Coppa Italia ed appena un punto in quattro gare. Segnali di ripresa giungono nella seconda quindicinale con la qualificazione agli Ottavi di Europa League e con le vittorie ai danni di Lecce e Cagliari.

Come i cugini della Lazio, anche i lupacchiotti rientrano nel piccolo paniere di club ad aver disputato entrambe le gare come da calendario ed anche in questo caso la parabola discendente inizia il 6 marzo (a differenza della già citata Juventus che in questa data si trovava nel pieno del vortice): picco negativo raggiunto il 18 marzo 2020 con un prezzo azionario di 0,3395 euro. Tanto da far arenare per diversi giorni la trattativa della cessione a Friedkin. In fase di chiusura, oggi la Roma ha chiuso con un valore azionario di 0,414.
Un valore mai raggiunto negli ultimi cinque anni, neanche in occasione dei periodi storici più bui degli ultimi anni: dall’esonero di Rudi Garcia (0,4485), il successivo febbraio dei dissidi di Spalletti con Manolas e Totti (sino a raggiungere 0,3591), e gli addii di due bandiere storiche come il Pupone (0,4481) e Capitan Futuro De Rossi (0,5177, con ripercussioni per 30 giorni successivi fino con un crollo fino a 0,4340 in seguito anche alle dimissioni di Totti dalla carica dirigenziale).
A margine, evidenziamo il dato negativo del -31,12% della performance rispetto all’ultimo mese.

Un vero e proprio terremoto finanziario per l’economia dei club e degli shareholder

Era lecito aspettarsi delle ripercussioni dal punto di vista finanziario per i club: ne avevamo parlato lo scorso 26 marzo. Ed il mercato azionario è soltanto il primo importante campanello di allarme che riflette il momento di emergenza sanitaria.
Un problema non soltanto per i club, ma anche per chi ha investito in essi. Semplificando questi numeri, possiamo facilmente dedurre che un soggetto che abbia investito 1000 euro in azioni alla data del 21 febbraio (a quella data era possibile acquistarne 877 della Juventus, 511 della Lazio e 1631 della Roma), si troverebbe con un patrimonio azionario ad oggi – venerdì 3 aprile – di 645,30 euro (nel caso della Juventus), 485,45 euro (Lazio) e 675,23 (Roma).

Segnali di ripresa incoraggianti?

Per quanto concerne i segnali di ripresa, possiamo monitorare che, dal raggiungimento del picco negativo, la Juventus ha realizzato in 22 giorni un incremento di 0,1908 (+35%) del proprio valore azionario, la Lazio in 15 giorni ha avuto una forbice di 0,178 (+23,05%) e la Roma in 16 giorni ha registrato un divario positivo di 0,0655 (+19,29%).
Si è ancora lontani dal ritorno ai numeri incoraggianti dello scorso 21 febbraio, ma il fatto che ci si trovi sulla metà destra di una parabola concava è sicuramente un segnale per il momento incoraggiante…

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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