Antonio Conte ha davvero migliorato l’Inter?

L’impatto di Antonio Conte con una nuova realtà non è mai soft. Lo dimostrano le sue passate esperienze sulla panchina della Juventus e del Chelsea, ma per coloro che per la prima volta si sono affacciati sull’universo del tecnico salentino, non sono comunque mancate dimostrazioni nel suo approccio con il mondo interista.

Chiarezza dal principio

E’ il 7 Luglio 2019 il giorno della presentazione di Antonio come nuovo coach nerazzurro. Richieste e pretese chiarite sin dal principio, sia a livello di campo che di mercato. L’ex ct della Nazionale è chiamato a far compiere alla Beneamata il decisivo passo in avanti nel processo di crescita, lanciando il guanto di sfida all’egemonia della Juventus e al Napoli, da anni principale antagonista dei bianconeri.

Inoltre, in casa nerazzurra lamentano ormai da tempo un inspiegabile crollo in corrispondenza dei mesi invernali (Dicembre, Gennaio), durante i quali il club meneghino pare letteralmente smarrire la bussola, perdendo terreno nei confronti delle rivali e gettando al vento, di fatto, quanto di buono costruito sino a quel momento. Questo il principale capo d’accusa imputato a mister Spalletti, congedato dalla società nonostante un doppio piazzamento-Champions che ha sancito il ritorno interista nell’élite del calcio europeo. E a tal proposito: perché non tentare perlomeno di qualificarsi agli ottavi di finale?

Partenza sprint, poi gli infortuni: l’Inter inizia a perder colpi

Carica e galvanizzata dagli importanti investimenti effettuati da Suning per rinforzare la rosa, l’Inter non tradisce le aspettative in Campionato. Complici l’improvvisa crisi partenopea e l’iniziale discontinuità di Lazio, Roma e Milan, la banda Conte giunge alla soglia di Dicembre addirittura a pari punti con i campioni d’Italia, tra sorpassi e controsorpassi. Nel mentre però, un’incredibile serie di infortuni di entità più o meno grave si abbatte sul cammino del biscione: Sensi e Sanchez finiscono ai box da ottobre a gennaio, Barella li segue rimandando l’appuntamento con il campo al nuovo anno. Gagliardini e Vecino danno forfait a tempi alterni e lo staff tecnico è costretto a dover richiamare all’ordine persino il mai utilizzato Borja Valero, in scadenza di contratto e sicuro partente al termine della stagione.

Una situazione che ha sicuramente influito negativamente sul momento attraversato dai protagonisti in campo, ma non sufficiente a spiegare quanto accaduto di lì a poco. Conte si scaglia infatti apertamente contro la società, “colpevole” di aver effettuato valutazioni errate ad inizio stagione. I vertici infatti, avrebbero sottovalutato le possibili conseguenze legate agli infortuni, costruendo una rosa dalla coperta corta. Infine, si lamenta la mancanza di esperienza dovuta all’avvento in nerazzurro di giocatori che, solo fino a qualche mese prima, avevano militato nel Cagliari o al Sassuolo. In quest’ultimo caso, la chiave di lettura potrebbe essere anche quella di un tentativo di protezione nei confronti degli stessi, ma per il resto la sostanza non cambia: il messaggio è chiarissimo, diretto e preciso. Il tutto però si ripete in più occasioni, specie quando i tre punti non arrivano.

Out dalla Champions e frenata in campionato: Conte ha davvero migliorato l’Inter?

Nel contempo, i nerazzurri escono di scena (ancora) agli ottavi di Champions League. Risulta però quantomeno stucchevole inneggiare alla sfortuna quando getti al vento due punti a San Siro contro lo Slavia Praga (con tutto il rispetto per i cechi) e vieni rimontato a Dortmund dopo aver dominato la prima frazione ed averla chiusa in doppio vantaggio. Ponendo in un primo confronto Conte e Spalletti, per quanto concerne il campo europeo, considerando gli investimenti fatti, il salto di qualità è da considerarsi rimandato.

In campionato le assenze iniziano a pesare, causando qualche stop di troppo: la Roma strappa un punto al Meazza senza aver praticamente mai impegnato Handanovic, la Fiorentina agguanta l’1-1 finale in pieno recupero su prodezza di Vlahovic. L’Inter riesce momentaneamente a reagire, centrando due vittorie consecutive con Genoa e Napoli, ma il tutto è da considerarsi rimandato all’alba del nuovo anno. Il primo pari matura contro un’Atalanta incontenibile, al quale però seguono identici risultati contro Lecce e Cagliari.

Nel corso delle tre gare la squadra mostra una netta involuzione, nonostante il rientro di Sensi e Barella. L’atteggiamento è riprovevole (per usare un eufemismo): non ci sono idee, cattiveria agonistica, orgoglio. Tutti marchi ben riconoscibili in ogni club allenato da Conte, ora letteralmente scomparsi dalle parti della Pinetina. La speranza è quella di raggiungere i tre punti in un modo o nell’altro, senza mai incidere, rendersi realmente protagonisti di quanto si va cercando. La beneamata torna così ad accusare il periodo nero invernale, facendo registrare l’ennesimo mancato passo avanti della nuova gestione rispetto a quella precedente. Conte era stato fortemente voluto dalla società nerazzurra proprio per compiere quello step in più che finora, per motivi più o meno validi, non è stato compiuto.

L’Inter continua ad accusare i medesimi problemi, pur cambiando interpreti. E con la Lazio che potrà effettuare il sorpasso recuperando la gara contro il Verona, il solo crollo – peraltro inspiegabile – del Napoli contribuisce a mascherare l’apparente ancor ottimo momento nerazzurro. La sfortuna, se così possiamo chiamarla, non è certo mancata, va detto. Ma senza concreti passi avanti è giusto farsi, in primis, un onesto esame di coscienza prima di passare alle accuse. Specie se l’accusato contribuisce alla tua ricca remunerazione ed ha fatto salti mortali pur di venire incontro alle tue richieste.

Tre motivi ancora validi per il salto sperato: Conte non può fallire

Analizzato ciò, all’ex coach del Chelsea non resta che compiere progressi nelle competizioni in cui i meneghini restano ancora in gioco: in questo senso, la Coppa Italia potrebbe rappresentare un obiettivo alla portata, mentre l’Europa League rimane comunque un ottima vetrina in ambito internazionale. Inoltre, nonostante 5 pari in 7 partite, la capolista Juventus resta a tiro, a sole tre lunghezze dal biscione. Un campionato anomalo ed apertissimo, con un intero girone di ritorno a disposizione per giocarsi la conquista del titolo fino in fondo.

Le opportunità per raggiungere l’obiettivo ed allontanare definitivamente ogni paragone con l’ottima gestione Spalletti non mancano di certo. Antonio è sempre stato uno specialista nel far parlare i fatti: lo faccia anche all’Inter e, solo all’ora, avrà realmente il diritto di lamentarsi. Non tralasciando però mai l’umiltà: l’Inter viene sempre prima di tutto.

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Vice Direttore Radio Frequenza Rossonerazzurra, Redattore Novantesimo.Com, Ex Direttore "L' Inter Siamo Noi"

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