Conte e il calendario di Serie A: dati e valori dietro la polemica

Uno degli argomenti più discussi sia prima che dopo la ripresa del campionato è stato senza dubbio il calendario. Inizialmente sembrava impossibile incastrare tutte le giornate in tempo per finire ad inizio agosto, ma con il tempo ci siamo abituati ad orari atipici (17:15, 19:30, 21:45) e giornate che finiscono lunedì per cominciare la successiva il giorno dopo. Con il passare del tempo non potevano mancare le polemiche su presunti giorni di riposo in meno rispetto alle dirette concorrenti e orari deficitari per la condizione delle squadre.

A parlarne, seppur dichiarando di non voler creare polemiche, è stato Antonio Conte dopo il 2-2 dell’Olimpico tra la Roma e la sua Inter.

Le parole di Conte sul calendario

Il tecnico dei nerazzurri non ha avuto mezzi termini: «Il nostro è un calendario folle, fatto per metterci in difficoltà. Giochiamo sempre alle 21.45, gli altri hanno sempre un giorno in più di riposo. Non voglio creare polemiche o trovare scuse, ma se il calendario lo sceglie la Lega forse allora noi non eravamo presenti. È la terza partita di fila che giochiamo contro una squadra che ha riposato un giorno o un giorno e mezzo più di noi. Ci stiamo allenando a 29 gradi di temperatura, rientriamo dopo le partite in piena notte, in questo periodo il recupero fa la differenza. Alla fine, chi prende uno schiaffo è sempre l’Inter. Strano… Non potete non vedere quello che è accaduto».

Prima di schierarsi a favore o contro alle dichiarazioni del tecnico leccese è doveroso analizzare non solo il calendario dal post Covid al 20 luglio delle prime quattro della classe, ma anche tutte gli argomenti affrontati da Conte.

«Calendario folle» per Conte

Partiamo però dal topic principale vale a dire il calendario. Come detto considereremo il percorso dal 20 giugno al 20 luglio di Juventus, Inter, Atalanta e Lazio tenendo conto delle partite giocate (9 per le due nerazzurre, 8 per bianconeri e biancocelesti) e della media dei minuti e dei giorni che intervallano la fine di una partita e l’inizio di quella successiva. Dunque si parte a contare la distanza tra due gare di una squadra dopo un’ora e quarantacinque (90′ di partita+15′ di intervallo) dall’orario di inizio (23:30 per le partite iniziate alle 21:45, 21:15 per quelle del 19:30 e 19:00 per i match delle 17:15).

Come si può vedere la Juventus ha avuto la media più alta di riposo con 3,9 giorni (5655 minuti) mentre l’Atalanta solo 3,3 giorni, sia tenendo conto del recupero della 25a giornata (4738,1 minuti) sia senza (4793,6 minuti). L’altra squadra che doveva recuperarla è l’Inter di Conte che ha avuto una media di 3,4 giorni con la gara del recupero (4935 minuti) e 3,5 giorni senza contarla (5057,1 minuti). Un po’ più di riposo per la Lazio con una media di 3,6 giorni da un match all’altro (5243,6 minuti).

Altro fattore da considerare sono le gare in casa e in trasferta giocate post Covid: equilibrio per Juve (4 e 4), fattore campo favorevole per inter e Atalanta per via del recupero giocato tra le mura amiche (5 e 4) , sfavorevole per la Lazio (3 e 5). Il discorso naturalmente non è legato al presunto vantaggio nel giocare con i propri tifosi, in quanto le gare si siano tutte disputato a porte chiuse, ma sulla differenze tra dover affrontare un viaggio di ritorno più o meno lungo.

«Giochiamo sempre alle 21:45»

Questa affermazione di Antonio Conte è di per sé vera in quanto l’Inter ha giocato 6 volte su 9 alle 21:45. Fatto sta che è un discorso che non regge in quanto la Juve è addirittura scesa in campo 7 volte a quell’ora giocando una partita in meno in totale. Numero alto anche per la Lazio che per 5 occasioni su 8 hanno disputato la propria gara alle 21:45, le stesse identiche dell’Inter non considerando il recupero. L’Atalanta invece aveva giocato il recupero alle 19:30 e nei restanti 8 match sono state metà le gare disputate alle 21:45.

«Gli altri hanno sempre un giorno in più di riposo»

Conte parla di «terza partita di fila che giochiamo contro una squadra che ha riposato un giorno o un giorno e mezzo più di noi». Anche qui tutto vero in quanto Torino, SPAL e Roma (rispettivamente avversari delle giornate 32, 33 e 34) avevano giocato la loro precedente gara un giorno prima rispetto all’Inter. Tutto sommato l’Inter è comunque riuscita a portare a casa 7 punti su 9, a differenza delle gare contro Bologna (sconfitta) e Hellas Verona (pareggio). Eppure sia contro i felsinei che contro gli scaligeri le squadre arrivavano alla partita con gli stessi giorni di riposo (per la precisione il Verona ha avuto anche due ore in meno rispetto all’Inter).

Un precedente simile si era creato per la Supercoppa Italiana vinta dalla Lazio per 3-1 sulla Juventus del 22 dicembre quando i biancoelesti avevano giocato la loro partita di campionato il 16 dicembre mentre la Juve il 18, due giorni dopo.

«Alla fine chi prendo uno schiaffo è sempre l’Inter»

Chiosa finale abbastanza vittimista di Conte che per quanto possa aver ragioni su alcuni punti, su altri si trova davanti numeri contrari alle sue dichiarazioni. Questa pandemia, senza passare per ipocriti, ha inevitabilmente sfalsato alcune statistiche, dati e proiezioni ben distanti da quelli che sarebbero potuti essere in caso di campionato concluso a giugno. Seppur senza la conferma di una controprova, la Lazio difficilmente avrebbe inanellato solo due vittorie, un pareggio e ben cinque sconfitte nelle ultime otto. Così come era difficile prevedere un Milan imbattuto in otto gare (nove considerando la Coppa Italia) dopo le difficoltà iniziali nonostante partite giocate ravvicinate tra di loro e con meno giorni di riposo rispetto alle avversarie (qui torniamo al discorso di Conte).

Dunque stiamo parlando di un campionato giocato a ritmi infernali in un periodo, anche climatico, non consono al giocare 8/9 partite nel giro di un mese. Questo non vale solo per l’Italia, ma anche in altri paesi. Un esempio lampante è la Real Sociedad passata da essere mina vagante per la Liga (terza alla 26a giornata, a -10 dalla prima) a sesta a -21 dalla capolista.

Infine c’è da sottolineare come il discorso del calendario talvolta a favore o contro una squadra si verificava anche senza stop per Coronavirus: tra impegni europei, diritti televisivi e quant’altro è normale spesso ritrovarsi davanti a questi problemi. A maggior ragione in caso di emergenza bisogna avere pazienza da parte di tutti e proseguire la stagione, in attesa dell’organizzazione ideale per l’annata calcistica 2020/2021.

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