Da tempo si parla del futuro di Antonio Conte. Fresco vincitore della Premier League al primo anno alla guida del Chelsea, l’allenatore italiano viene accostato da tempo alla panchina dell’Inter. Secondo La Gazzetta dello Sport, Conte ha tempo fino a lunedì per dare una risposta ai nerazzurri che, in caso negativo, hanno già pronto il contratto da far firmare a Luciano Spalletti l’indomani.

Tuttavia, a fare chiarezza sul proprio futuro ci ha pensato lo stesso Antonio Conte, piuttosto convinto a restare a Londra, secondo quanto detto nella sua lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Di seguito le sue parole.

Le proprietà straniere in serie A? Non bisogna avere pregiudizi, ma chi arriva faccia le cose in modo serio. Porto la famiglia a Londra? Con mia moglie abbiamo preferito aspettare i primi sei mesi. A gennaio si sarebbe dovuta trasferire, ma non volevamo far lasciare la scuola a metà anno a mia figlia. L’anno prossimo la famiglia si trasferisce. Sto progettando il futuro col club“.

Quest’anno avevamo una base di 13-14 buoni giocatori, l’anno prossimo con la Champions dobbiamo aumentare la rosa nei numeri e nella qualità. La base ora c’è, bisogna metterci le ciliegine. Ho ancora due anni di contratto, dimostrano di apprezzarmi, condividono le mie idee e il mio progetto. Quando vai di pari passo nella costruzione di alcune cose, sei abbastanza sereno. E non è questione se Abramovich mi accontenta… Nel mio percorso di allenatore non mi hanno mai dato chissà che. Magari uno chiede, ci sono altri che sono bravi non solo a chiedere, ma anche a farsi accontentare. Io chiedo, ma devo imparare la via giusta per farmi accontentare. Sotto questo punto di vista devo crescere molto. A chiedere sono bravi tutti, i fenomeni sono quelli che ottengono. Qui c’è condivisione di un progetto, sanno che la rosa va rinforzata“.

Una cosa è allenare in Italia, un’altra all’estero: non è da tutti.Tutti ricordano sempre i miei tre scudetti con la Juventus. Il mio percorso è stato però sempre lo stesso. Negli ultimi 6 anni, quando ho iniziato la stagione e cioè a Bari, Siena, Juventus e Chelsea, ho sempre vinto. E con la Nazionale siamo usciti ai quarti di finale ai rigori. Eppure c’è sempre stato un sottofondo: “Conte è bravo, però…”. C’è sempre stato un “però…” e non ho mai capito perché. La verità è che per uno che ama fare con la sua testa e non scende a compromessi ci sarà sempre un però. Diventi una persona difficile da gestire. “E’ bravo, però… ha vinto solo in Italia”. Adesso ho vinto in Inghilterra e diranno: “E’ bravo, però… vediamo se si riconferma”. Oppure: “E’ bravo, però… deve dimostrare in Champions”. Io la Champions l’ho fatta con la Juventus che era agli albori. La Champions non deve cancellare nessun però, viene da gente invidiosa che non ha mai vinto nulla e mette un però su un percorso netto“.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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