Considerazioni sparse su una partita di serie D

Serie D: punto di intersezione di più generazioni

Il calcio di serie D è da veri uomini e da vere donne. I giocatori in campo sono generalmente vecchi lupi di categorie superiori che hanno raggiunto una certa età ma non vogliono appendere le scarpette al chiodo. Non solo loro, però: sono tanti anche i ragazzini che, per la prima volta, si confrontano con calciatori di grande esperienza. In sostanza la serie D è quella lega in cui un classe 78′ può confrontarsi con un 2002. Generazioni a confronto.

Dire il tifoso è il 12 uomo non è retorica

Quest’oggi a Torre Annunziata è andata in scena Sorrento-Francavilla, manifesto di ciò che rappresenta questo torneo. Molti sono stati i sorrentini che hanno raggiunto il Giroud nonostante i chilometri che separano le due città. “Vogliamo gente che lotta“, è il coro che viene recitato sugli spalti e che spinge i “padroni di casa” in campo. I tifosi sono separati dal rettangolo di gioco da un piccolo solco e dalla pista atletica. In generale, però, la distanza tra i giocatori e gli spettatori non è eccessiva. L’impatto che i tifosi hanno sui propri calciatori e sugli avversari, ma anche sull’arbitro, risulta, per questo, amplificato, rendendo addirittura difficile sentire le direttive del proprio mister.

Il fattore chiave che distingue un professionista da un giocatore dilettantistico

La qualità dei calciatori, come è possibile immaginare, non è elevata. Chi ha una marcia in più si mette in mostra tra tutti, spesso esagerando. Herrera, attaccante rossonero, ne è l’esempio emblematico. Il calciatore ha colpi da giocatore di livello, ma mostra i suoi limiti quando tocca incidere. In serie D si corre, si suda, si scalcia: ciò che manca è la mente, la lucidità e la calma nel costruire l’azione. Il goal subito dal Sorrento nasce dalla frenesia dei padroni di casa di vincere la partita: su calcio d’angolo a loro favore, i rossoneri hanno subito una ripartenza in contropiede che li ha puniti. Al 91′ è arrivata meritatamente la rete del pareggio con De Rosa sugli sviluppi di un calcio di punizione.

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