Il calcio è uno sport in continuo cambiamento, dalle rivoluzioni tecnico tattiche alle nuove regole introdotte dall’IFAB, che modificano le regole del gioco. Come affermava Charles Darwin: “non è il più forte che sopravvive, ne il più intelligente, ma il più aperto al cambiamento”. Negli ultimi anni siamo passati dal “catenaccio” di Nereo Rocco al Tiki-taka di Pep Guardiola. Il bel calcio, propositivo, offensivo e spregiudicato è la moda che imperversa ultimamente: palla a terra e tanti passaggi. Una totale rivoluzione se pensiamo che solo qualche anno fa questo metodo di gioco veniva snobbato. Ma ormai ci sono i portieri “bravi con i piedi”, i “terzini iper offensivi” e il “falso nueve”. Chissà magari fra qualche anno verrà introdotto il tempo effettivo.

Una disciplina in continuo mutamento, in cui ormai passa anche in secondo piano la gestione sportiva, per mettere al primo posto la gestione economica, il management e il merchandising. Le società sportive si sono evolute in vere e proprie aziende il cui principale scopo è la massimizzazione del profitto, quindi incrementare ricavi e fatturato. Questo comporta a tournée estenuanti in ogni parte del globo durante la preseason, a discapito della preparazione fisica. Questo accade affinché si possa espandere il merchandising non solo nel paese di provenienza ma in tutto il mondo. I calciatori, sono ormai diventati un mezzo per fare business, basti pensare che il solo Cristiano Ronaldo fattura più di molti club di serie A e che un giocatore da solo può portare introiti milionari.

Da quando lo sceicco del PSG, Nasser Al-Khelaïfi, ha deciso di pagare la “modica” cifra di 222 milioni, per pagare la clausola rescissoria di Neymar (eludendo furbamente il Fair play finanziario) il mercato dei trasferimenti è impazzito. Cifre esorbitanti per pagare il cartellino di un giocatore che solo 5 anni fa sarebbe stato pagato meno della metà, facendo registrare record di esborsi da parte delle società.

Da qua nasce l’idea di rivoluzione portata avanti dall’amministratore delegato dell’Inter che vuole cambiare le regole contrattuali dei tesserati in rosa. Marotta vorrebbe azzerare il valore dei cartellini a partire dal 25° anno di età. Un’ idea avanguardista che peserebbe sul calcio come e più della sentenza Bosman. Allora, anno 1995, cominciò l’epoca del parametro zero. 

Spieghiamoci meglio: cosa succederebbe se le società smettessero di essere proprietarie dei cartellini dei calciatori? Ecco, esattamente come avviene oggi a tutti coloro che vanno in scadenza di contratto, sarebbero liberi di trattare il proprio ingaggio con i club, con la differenza che potrebbero farlo in tutte le sessioni di mercato estive. Chi mette sul piatto più soldi, si assicura il giocatore di turno, al netto di progetti convincenti. Cioè chi offre di più, vince. Con la garanzia del limite d’età affinché i piccoli club possano essere premiati per gli sforzi sulla crescita e la valorizzazione dei giovani.

Stop ai giochi sulle plusvalenze, che fanno solo il male del calcio, stop al FFP (solo per il prezzo del cartellino) e stop alle quote di ammortamento. Aumento sostanziale degli ingaggi dei giocatori e commissioni ancora più ricche per gli agenti, felici di firmare stagionalmente un nuovo contratto. Ogni anno i calciatori che supereranno il limite di età saranno “free agents” e non saranno più costretti a rimanere nel club di appartenenza qualora mai volessero cambiare maglia per accasarsi da qualche altra parte. Al contrario se un giocatore è convinto del progetto tecnico e si è trovato bene, potrà tranquillamente proseguire il proprio cammino nella sua squadra.

Quindi giocatori come: Messi, CR7 e van Dijk se questa rivoluzione venisse portata a termine, ad oggi varrebbero zero. Differente la situazione degli astri nascenti del calcio: giocatori come Mbappé o João Félix, pagati rispettivamente 180 e 126 milioni, varrebbero ancora di più perché a questo punto le trattative tra i club riguarderebbero solo i giovani. Più forti e talentuosi sono, più le società che ne detengono il cartellino farebbero di tutto per alzare il prezzo.

La proposta dell’ad nerazzurro è sicuramente intelligente e allettante, proprio lui è stato uno dei portavoce in lega calcio dell’introduzione delle seconde squadre, metodo usatissimo in Spagna e trascurato in Italia, in cui l’unica rappresentante è la Juventus U23, che non ha ancora ottenuto buoni risultati. Un uomo che ha sempre fatto calcio arrivando ad essere uno dei più importanti esperti nell’ambito dirigenziale di una società sportiva, a livello italiano e internazionale. Un’idea di certo interessante, che non farebbe affossare le piccole società, che sopravvivono grazie alle plusvalenze, ma che incentiverebbero esse alla crescita dei giovani e del vivaio. D’altro canto le big d’Europa sarebbero in grado di ingaggiare annualmente diversi campioni.

Chissà verso quali altri cambiamenti andrà incontro il mondo del calcio, che di in anno in anno presenta sempre diverse novità, dall’introduzione della tecnologia, alla nascita della terza competizione Uefa: l’Europa Conference League, notizia di qualche ora fa. Insomma sarebbe tutto diverso. Forse più bello, forse no. Ma il momento della rivoluzione non è ancora arrivato.

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Mi chiamo Edoardo Sergi, sono nato a Catania 21 anni fa e studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. Amo lo sport, specialmente il calcio. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport

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